Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » La grande tentazione extraprofitti, tra banche e petrolieri d’oro

La grande tentazione extraprofitti, tra banche e petrolieri d’oro

L’aver fallito per pochi decimali l’uscita dalla procedura di infrazione costringe il governo a cercare i soldi nei forzieri più ricchi del Paese, tra credito col turbo e caro-carburanti

La grande tentazione extraprofitti, tra banche e petrolieri d’oro
petrolio

Ricetta per una legge di Bilancio in tempi di magra: tritare profitti, meglio se extra, tassare a piacere e puntare a (ri)vincere le elezioni. La pietanza va di moda nel ristorante di Palazzo Chigi. L’aver fallito per pochi decimali l’uscita dalla procedura di infrazione costringe il governo a uno slalom tra i paletti del deficit. Giocoforza deve cercare i soldi là dove ci sono. La caccia ai cento forzieri d’Italia è aperta. Il faro si è acceso, come da qualche anno puntualmente accade, sulle banche.

Nei soli primi sei mesi dell’anno i cinque istituti bancari più importanti del Paese – vale a dire Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper – hanno realizzato più di 15 miliardi di profitti, in rialzo del 3,7% rispetto al medesimo periodo di un anno fa. Dopo il periodo buio dei tassi a zero, con cui la Bce aveva costretto il mondo del credito. Confrontarsi, il ritorno a uno scenario più normale ha riportato il sereno sui conti delle banche. Complice anche una scelta ben precisa: quella di non remunerare più, come invece veniva fatto in passato, i conti correnti. Dunque le banche guadagnano dagli interessi passivi, grazie a mutui e finanziamenti, e risparmiano su quelli attivi. Una scelta ben precisa di business, aiutata da altri motori che nel tempo si sono aggiunti, quali le commissioni e la crescita impetuosa del peso della (remunerativa assai) attività assicurativa.

L’azzeramento degli interessi ha alimentato a lungo la teoria degli extraprofitti, utili che senza questa piccola manovra sui conti (costano poco ma remunerano zero) e l’incentivo al risparmio gestito e assicurativo, sarebbero stati bene inferiori. Perciò anche quest’anno Palazzo Chigi sta guardando alle banche per avere risorse per la Finanziaria, mandando su tutte le furie banchieri e il banchiere dei banchieri, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli che grida allo scandalo: “Pacta sunt servanda”, i patti vanno rispettati, dice. Giancarlo Giorgetti, invece, conta di ricavare 5 miliardi.

Ma la rivolta dei banchieri in grisaglia costringe il governo a guardarsi intorno in cerca di altre prede da tassare. Ci sono le società elettriche, per esempio. Sul banco degli imputati c’è l’aumento del gas, impetuoso quanto il petrolio visto che negli ultimi sei mesi è raddoppiato da 44 fin oltre 84 euro al MWh a causa delle crisi, energicamente sensibilissime, in Ucraina e in Iran. C’è però un tema di cui a Roma si stanno rendendo conto. Le società elettriche comprano il gas come chiunque altro. Le energie rinnovabili, che potrebbero trarre beneficio dal prezzo di mercato determinato dalla fonte più costosa necessaria in un dato momento, cioè il gas, spesso vengono vendute separatamente e in anticipo, con contratti a lungo termine. Morale: negli ultimi due anni in Italia le società registrano utili in calo. Ci sono profitti, ma tutt’altro che extra. E tassarli sarebbe un surplus di accanimento, come si sgola il presidente di Elettricità Futura, Salvatore Pinto.

Non resta che un altro target: i petrolieri. I governi di mezza Europa da tempo si sono accorti che qualcosa da queste parti non va. In questo complesso 2026 il Brent, prezzo di riferimento del greggio del Mare del Nord, è passato da 60 a 130 dollari. E il lavoro del petroliere è tutto sommato lineare: scoprire i giacimenti, sfruttarli e surfare sull’onda dei prezzi impazziti e acuiti dalla scarsità di raffinerie, raddoppiando facilmente i profitti, come puntualmente i colossi del settore stanno registrando in questi giorni. Così, mentre i camionisti bloccano tutto per un gasolio divenuto insostenibile nei prezzi, lasciando il Sud con scaffali desolatamente vuoti, ci sono azionisti che festeggiano tra dividendi straordinari e buyback rinforzati. Per gli economisti, parlare di extraprofitti è un’aberrazione, un peccato mortale: il libero mercato ha come limite il cielo, vi diranno. Ma convincere di questo un governo alle prese con ristrettezze e piazze coi nervi a fior di pelle è tutto un altro discorso.

Affari Alert

Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.

0,99€ fino al 31 Dicembre 2026

Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno