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Salini: “Ci serve un esercito europeo. L’Ue sia pronta a difendere i cristiani”

Salini: “Ci serve un esercito europeo. L’Ue sia pronta a difendere i cristiani”
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“La pace è un valore che va difeso, anche con l’uso delle armi. All’Europa serve un esercito unico che sappia proteggere i confini Ue e i cristiani in Libia e nel resto del mondo”. L’intervista di Affaritaliani.it a Massimiliano Salini, eurodeputato del Nuovo centrodestra

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Salini, secondo lei un intervento militare italiano in Libia è da prendere in considerazione?
“Prima di tutto bisogna aspettare ciò che dirà il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non è però possibile trattare il tema della pace dando per scontato che il ricorso alla forza sia la sconfitta della politica. L’Unione europea deve porsi il problema di come reagire alla minaccia dell’Isis”.

Nessuna iniziativa unilaterale, dunque?
“L’azione militare deve essere il frutto di una decisione condivisa. Ci vuole un voto del Consiglio di sicurezza e una condivisione della strategia in ambito europeo”.

L’Europa si sta muovendo in maniera compatta?
“Da un lato abbiamo un intensificarsi delle relazioni bilaterali tra Egitto e Francia, con Parigi che ha fornito armi per cinque miliardi di euro al Cairo. Dall’altro la portavoce della Mogherini ha fatto sapere che l’Ue non prevede un intervento militare. Ci sono messaggi discordanti tra di loro, ma come Europa dobbiamo essere pronti a difendere la pace in Libia”.

Intende tutti i 28 Stati membri o solo lo zoccolo centrale fatto da Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna?
“Quando si parla di guerra oltre all’Onu c’è anche la Nato. La situazione è complessa, ma è l’Unione europea che deve avere una posizione unitaria, di tutti gli Stati. La pace non è frutto di un automatismo, va difesa anche con l’estremo strumento, che sono le armi. Sotto attacco c’è una cultura. Lo abbiamo visto con le decapitazioni dei cristiani in Libia”.
 
L’Europa deve proteggere i cristiani in Medio Oriente?

“Non c’è dubbio. L’Ue non può pensare di tenere un profilo ambiguo su questo tema. Il presupposto però è che l’Europa decida cosa vuole essere. Se non si afferma l’importanza delle radici giudaico-cristiane del popolo europeo è ovvio che in Libia si avrà un atteggiamento tentennante”.

Non si rischia una guerra di religione?
“La questione della difesa dei cristiani non è figlia di un principio confessionale. Il cristianesimo nel mondo ha portato benessere, civiltà, capacità di generare valore e di mettere la persona al centro”.

Alcuni analisti dicono che anche volendo l’Europa non è militarmente nelle condizioni di intervenire in Libia. Spendiamo troppo poco per la Difesa?
“In Italia si spende poco e male. I nostri militari hanno dei mezzi totalmente inadeguati, a parte alcune eccezioni. Se dovessimo rispondere ad una aggressione, noi europei non avremmo neppure il numero di carri armati necessario per tentare di difenderci”.

Servono nuove spese militari?
“C’è sì un problema di budget, ma anche di organizzazione. Serve un esercito europeo pronto ad intervenire per difendere il continente che ha costituito la culla della cultura occidentale. Anche perché le economie di scala sono enormi, è chiaro che avere 28 eserciti costa di più che averne uno”.