Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Mazzoni: ‘Per battere i populismi di FI e M5S servono rigore e crescita’

Mazzoni: ‘Per battere i populismi di FI e M5S servono rigore e crescita’

“I movimenti populisti, come FI e il M5S, intercettando la sofferenze della gente senza però proporre soluzioni”. Erminia Mazzoni, eurodeputata di Ncd, con una intervista ad Affaritaliani.it plaude al discorso di Napolitano a Strasburgo e chiede al premier Letta più coraggio: “Durante il semestre italiano negozi condizioni che coniughino il rigore e la crescita”

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Onorevole Mazzoni, quanto l’incapacità dell’Europa di dare risposte alla crisi economica ha rafforzato questa ondata di euroscetticismo in Italia e all’estero?
“La crisi economica e finanziaria ha inciso sull’aumento del tasso di sfiducia verso tutte le istituzioni e in particolare verso l’Unione europea, che è sentita distante dai cittadini. Sono d’accordo con Napolitano quando dice che  i movimenti euroscettici o populisti hanno lucrato da questa situazione in maniera perversa. L’Unione europea è percepita come inefficiente se non addirittura artefice della situazione di difficoltà che si vive a livello nazionale. Su questo si gioca anche la consuetudine di scaricare sulle spalle dell’Ue le inadempienze nazionali”.

La famosa frase ‘ce lo chiede l’Europa’?
“Esattamente. Dove ci sono responsabilità da individuare si ha la tendenza a puntare il dito contro le prescrizioni dell’Unione. Là dove c’è da imporre dei sacrifici ai cittadini italiani si dice che è l’Ue a chiederli. Io invece credo che l’Italia e il nostro governo, che in questi ultimi anni ha avuto una guida un po’ schizofrenica, dovrebbero essere più attivi in Europa”.

In che modo?
“Non si può pianificare un rilancio economico lavorando sulle conseguenze di decisioni prese da altri. Tali decisioni sono prese nell’ambito delle istituzioni europee alle quali l’Italia partecipa con una grossa rappresentanza, ma senza riuscire a far sentire la propria voce”.

Il primo luglio inizia il semestre di presidenza italiano del Consiglio dell’Unione europea. E’ una buona opportunità per Letta di cambiare rotta all’Unione oppure, visto che durante il semestre si rinnoverà la Commissione, si rischia di avere un semestre vuoto?
“Credo che una buona guida, fatta di idee chiare e con strategie adottate per tempo, potrebbe avere l’effetto contrario. L’Italia potrà incidere di più sui processi visto che è l’elemento stabile nel quadro di un cambiamento generale delle istituzioni europee”.

Quali sono le priorità che l’Europa deve affrontare nel prossimo anno?
“Bruxelles deve lavorare molto sulla partecipazione dei cittadini alla vita dell’Europa. Dobbiamo creare una Europa politica se vogliamo raggiungere gli altri risultati. In secondo modo l’Ue dovrebbe mettere in agenda, al primo posto, l’occupazione e la lotta alla disoccupazione giovanile. Accanto a questo si dovrebbe promuovere l’implementazione del piano industriale e spostare l’asse geopolitico  verso l’area mediterranea, che negli anni ’90 ha rappresentato la linea guida della politica europea”.

Napolitano ha detto che non bisogna produrre un deficit eccessivo e che bisogna stare attenti ad avere i conti in ordine. Come si riesce a coniugare la crescita con delle politiche di austerità?
“Sicuramente le regole troppo stringenti che abbiamo accettato con il Fiscal Compact non sono adeguate a mettere insieme rigore e crescita , ma creano solo austerità. Noi dobbiamo negoziare delle condizioni che promuovano il rigore, ma anche la crescita. Non si può pensare di lavorare sull’aumento del carico fiscale, bensì su una logica di riduzione della spesa pubblica”.

Durante il discorso di Napolitano lei ha definito, in un tweet, FI un partito populista. Come mai?
“C’è una orgogliosa autodefinizione di chi milita in FI e del suo leader. Io ho replicato a quello che il presidente Schulz ha detto nel suo discorso, quando ha citato Grillo e Berlusconi come movimenti populisti che non fanno bene ad una politica europeista. Sono movimenti che agitano le proprie bandiere intercettando le insofferenze dei cittadini, ma ne fanno un elenco e non abbozzano assolutamente alcun tipo di soluzione”.