Bruxelles trema. Le elezioni in Spagna dimostrano che cresce il voto di protesta e scatta l’allarme di una deriva populista. L’Ue tifa per Rajoy ma teme una possibile alleanza Psoe-Podemos. A quel punto, secondo molti, sarebbe a rischio la stessa coesione europea.
IL RISCHIO ALLEANZA PSOE-PODEMOS – In Spagna si profila un asse anti-Rajoy tra socialisti e Podemos all’indomani delle elezioni politiche che hanno visto il Partito popolare del premier uscente, pur primo, fermarsi al 28,7% con soli 123 deputati, ben lontano dalla maggioranza assoluta di 176. Sia gli ex Indignados (20,6% e ben 69 seggi) che il Psoe (22% e 90 seggi) hanno fatto sapere che non sosteranno un nuovo esecutivo a guida Pp. E’ stato soprattutto il numero uno di Podemos, Pablo Iglesias, a dominare il ‘day after’, annunciando a gran voce che Podemos “non permettera’ ne’ attivamente né passivamente un governo del Pp” e sollecitando una “transizione” che porti “a un compromesso storico”. Iglesias ha poi significativamente annunciato un giro di consultazioni con le altre forze politiche. Sulla stessa linea, apparentemente, anche i socialisti: “La Spagna ha votato per il cambiamento. Ora sta al Pp cercare di formare un governo ma i socialisti voteranno ‘no’ a Rajoy e al Pp”, ha chiarito Cesar Luena, uno dei big del Psoe. Tuttavia per il Psoe la manovra potrebbe essere tutt’altro che facile, anche perche’ Podemos ha gia’ imposto una serie di condizioni per un suo eventuale appoggio, fra cui fine delle ‘porte girevoli’ tra politica e grandi imprese e un referendum sull’indipendenza della Catalogna.
L’ALLARME IN UE – In attesa a Bruxelles non dormono certo sonni tranquilli. “Come ho già fatto dopo lo scampato pericolo in Francia”, ha dichiarato Gianni Pittella, “anche adesso rilancio l’allarme sul fenomeno in atto: esiste un’ampia area di sfiducia e reazione allo sfascio sociale causato dall’austerità. A questo bisogna rispondere rilanciando l’azione avviata con il Piano Juncker per gli investimenti e con lo sfruttamento di tutti i margini di flessibilità (sui conti pubblici), che non può essere applicata a giorni alterni in base agli umori di Bruxelles”. Preoccupazione anche per Anna Maria Corazza Blindt, europarlamentare svedese: “Spesso si dimentica che gli Stati membri, vedi il caso dei migranti, non mettono in atto gli accordi e gli impegni presi in sede Ue. Salvo poi scaricare sull’Unione le responsabilità di ciò che non funziona. E questo è fonte di preoccupazione per la tenuta della coesione europea. Mancano leader coraggiosi ed molto più facile fare i populisti con 140 caratteri. Un conto è criticare, un conto è governare”. La Spagna è solo l’ultimo caso di una serie di risultati elettorali che hanno visto prevalere i movimenti di protesta e comunque anti Ue. Secondo qualcuno è a rischio la stessa coesione europea. Bruxelles fa gli scongiuri e cerca di capire come evitare la deriva populista anche negli Stati chiave dopo quanto già accaduto in Ungheria, Polonia, Danimarca e non solo.

