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Starbucks, l’Ue indaga sul sistema di pagamento delle tasse

Starbucks, l’Ue indaga sul sistema di pagamento delle tasse
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Il colosso del caffè Starbucks di nuovo nel mirino delle istituzioni Ue per il sistema di pagamento delle tasse. L’azienda sposterebbe gli utili in Paesi con la tassazione bassa risultando in perdita nei grandi mercati, nonostante guadagni milionari

Cappuccino amaro per Starbucks. Il colosso del caffè si è risvegliato con la notizia di un nuovo interessamento delle istituzioni europee sul proprio sistema di pagamento delle tasse nel territorio dell’Unione. Secondo il Wall Street Journal, infatti, l’attenzione dei regolatori europei su Starbucks è molto alta. 

In particolare, a destare i sospetti delle istituzioni europee sono la segnalazione di perdite di Starbucks nei maggiori mercati europei a fronte però di guadagni di centinaia di milioni di dollari nelle vendite ogni anno. Secondo l’Ue, Starbucks avrebbe messo in atto un sistema per il quale gli utili ottenuti nei grossi mercati come per esempio quello inglese vengano trasferiti in paesi dove la tassazione è molto più favorevole, come l’Olanda.

Già lo scorso giugno era uscita la notizia di un’indagine dell’Ue su un presunto accordo tra Starbucks e l’Olanda. Un accordo che permetterebbe al colosso del caffè di usare la filiale olandese per spostare le entrate provenienti da paesi ad alta fiscalità sulle entrate dei paesi con minore fiscalità. In tutto ciò le tasse pagate in altri paesi, come appunto il Regno Unito, sono irrisorie a fronte però di guadagni milionari. 

La polemica sulle tasse pagate in Regno Unito torna fuori ciclicamente. Nel 2012, infatti, era stato sottolineato che la Starbucks aveva pagato zero tasse in Gran Bretagna, pur avendo un fatturato complessivo di 1 miliardo e 200 milioni di sterline e ben 735 caffetterie sul territorio. Proprio in quell’anno la Starbucks aveva dichiarato un fatturato di 390 milioni di sterline nei 12 mesi precedenti a fronte però di una perdita di 33 milioni, e non dovendo dunque nulla al Fisco inglese. La catena si è sempre difesa sostenendo di essere un buon contribuente e che il proprio sistema di pagamento delle tasse ha sempre risposto a pratiche del tutto legali.