la lettera di Patrizia Toia, europarlamentare Pd
Care e cari tutti,
lasciatemi dire innanzitutto che è un piacere per me riprendere il filo della comunicazione con voi scrivendo questa prima completa newsletter e permettetemi anche di ringraziare, ancora una volta, quanti mi hanno sostenuto e spronato anche con pensieri critici, per me sempre utili a riflettere e reagire.
È cominciata una legislatura europea che sembra segnare “un’altra storia” rispetto al passato per l’importanza che all’Europa si attribuisce.
Si è capito finalmente che molto (o quasi tutto) dipende da lì: da lì la crescita, l’innovazione, le risorse e la coesione sociale, ma si è capito anche che ciò non ci esime dal “fare la nostra parte”, cioè riuscire a realizzare riforme e politiche sul piano nazionale che si colleghino all’Europa e permettano positive sinergie e complementarietà di azione per riuscire a cogliere le opportunità che il livello comunitario offre.
Renzi, anche nel discorso di presentazione del semestre italiano di presidenza europea a Strasburgo, l’ha detto chiaramente: l’Europa non è altro da noi e noi non siamo altro dall’Europa!
Quindi ciò che l’Europa fa o non fa, ciò che dice e realizza è il frutto dei comportamenti dei Paesi, dei leader e dei partiti nazionali e locali, cioè in sostanza ANCORA NOI!
Vorrei ripercorrere con voi le prime tappe di questa NUOVA storia dell’EUROPA.
1 – LE “FAMOSE” NOMINE
Il primo impegno è stato (ed è ancora) la ridefinizione di tutte le posizioni apicali delle principali istituzioni e la loro composizione (Parlamento, Commissione e Consiglio).
Un autentico rompicapo che deve mettere insieme le volontà e le aspettative di 28 stati, deve comporre le differenze politiche, il genere, gli interessi nazionali e gli equilibri tra le divergenti istanze anche geopolitiche del nostro continente.
Renzi fin dall’inizio si è differenziato e ha posto un problema di merito e politico, chiedendo un chiarimento programmatico, una strategia di lavoro e di percorso futuro per l’Europa in modo che il futuro guidatore sappia la rotta da seguire.
Il Consiglio europeo ha dunque varato un documento di priorità dal titolo “Agenda strategica per l’Unione in una fase di cambiamento” (che trovate qui tra gli allegati http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ec/143494.pdf), anche sulla base delle proposte avanzate dal governo italiano. A questo documento ha attivamente collaborato il gruppo S&D e in particolare la nostra delegazione italiana, formata da 31 deputati di valore, che rappresenta la più numerosa delegazione e dunque quella più forte politicamente nel gruppo parlamentare dei Socialisti e Democratici.
Il nostro documento “Europe – a call for change (lo trovate qui in italiano http://www.socialistsanddemocrats.eu/it/publications/europa-una-domanda-di-cambiamento) è l’insieme delle proposte cui noi daremmo corso se governassimo l’Europa e comunque sono la base di ogni trattativa e accordo.
Richiamo questi documenti, di cui vi ho già dato notizie e riferimenti sulla mia pagina facebook (consultabile da chiunque semplicemente cliccando www.facebook.com/ToiaPatrizia) perché segnano dal punto di vista programmatico e politico il nostro sforzo di tradurre gli impegni elettorali in realtà di politiche nuove in Europa.
Nel documento del gruppo si trovano, espressi con chiarezza, la richiesta di un superamento delle politiche di rigore attraverso una nuova flessibilità per consentire investimenti e spese per i progetti europei, una politica di sviluppo con investimenti pubblici e privati in infrastrutture digitali energetiche e di mobilità, in innovazione e ricerca per le PMI, un piano per l’occupazione, un rilancio dell’Europa sociale per combattere la crescente povertà e affermare i diritti sociali e civili e una ORGANICA politica dell’immigrazione e dell’asilo.
Nel documento del Consiglio vi sono riferimenti oggettivamente più blandi su questi temi, ma VI SONO, e questo e già un risultato per che nel Consiglio vi è tutt’ora una maggioranza conservatrice.
Si riconosce l’obiettivo della CRESCITA e soprattutto si arriva alla scelta della
FLESSIBILITÀ, pur circoscritta alle regole attuali, e anche QUESTO SPIRAGLIO è un innegabile successo del governo italiano e di quello francese.
Senza il pressing di Renzi al Consiglio e il sostegno di Hollande sarebbe stato difficile questo passaggio che invece ora è lì, nero su bianco, e ci consente di lavorare per attuarlo e magari ALLARGARLO.
Queste le prime mosse italiane cui sono seguite due importanti elezioni: Martin SCHULZ rieletto alla presidenza del Parlamento Europeo (è la prima volta che un presidente fa due mandati) e la votazione di un italiano, Gianni PITTELLA, alla guida del gruppo S&D!
Questa elezione sancisce anche visivamente il nostro grande peso e ruolo nel gruppo e anche la nostra grande responsabilità di essere un motore, un vero driver, del processo di cambiamento anche “a nord delle Alpi”!
2- LE ELEZIONI DEL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO E DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
L’altra importantissima scelta è stata quella del presidente della Commissione Europea.
Ricorderete che nelle elezioni ogni partito aveva proposto un candidato unico per la Presidenza, in base al gruppo europeo di appartenenza,in modo che fossero i cittadini, sia pure indirettamente,a scegliere il loro presidente.
Se avessimo vinto noi avremmo proposto Schulz ma, avendo avuto più seggi in Parlamento (sia pure solo 29 in più) il PPE era giusto che il Consiglio Europeo, cui spetta il compito di indicare la persona che deve poi ricevere il voto del Parlamento, indicasse Jean Claude Juncker.
Sembra facile a dirsi, ma per il Consiglio questa riforma di democrazia sul piano europeo è stato un “rospo” difficile da digerire e infatti vi sono stati vari tentativi di cercare altre soluzioni.
Il Parlamento è stato invece inflessibile e ha dichiarato più volte, tramite i suoi esponenti più rilevanti, che non avrebbe accettato altri nomi.
Insisto sul punto perché voglio sottolineare la portata di questa novità, voluta dal precedente Parlamento e in particolare dal nostro gruppo.
In passato il nome del Presidente, e così è stato per Barroso, nasceva nel chiuso di poche stanze tra i capi di stato più potenti e rispondeva ad alchimie che nulla avevano a che fare con l’indicazione dei cittadini.
Stavolta si è svolto tutto alla luce del sole e nel rispetto del mandato popolare.
Naturalmente sostenere la correttezza dell’indicazione di Juncker non significava automaticamente votarlo: il voto dipendeva dalle sue proposte e dal suo programma e dunque si è svolta, prima del voto del Parlamento del 18 luglio, una lunga e complicata trattativa programmatica con il presidente indicato.
Innanzitutto abbiamo avuto una audizione con Juncker al gruppo S&D e molti dibattiti e anche votazioni tra noi, fino al giorno in cui Juncker ha inviato un suo programma.
Con questo programma ( “Un nuovo inizio per l’Europa. Il mio programma per l’occupazione, la crescita, l’equita’ e il cambiamento democratico” che trovate qui http://ec.europa.eu/about/juncker-commission/docs/pg_it.pdf) si è presentato in Parlamento, ci ha convinto e ha ottenuto anche il nostro voto positivo.
Per arrivare a questo risultato il gruppo S&D ha fatto un gran lavoro politico, come rileva anche l’articolo di Quadrio Curzio sul Sole 24 Ore della domenica precedente al voto: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-13/la-vera-sfida-piano-ue-crescere-081053.shtml?uuid=ABkbiHaB&p=2
Se vi devo dire la mia franca opinione, all’inizio ho provato una certa delusione per il primo programma del Presidente: da un lato ne ho subito riconosciuto ed apprezzato il taglio europeista (no all’Europa intergovernativa e sì ad uno slancio di maggiore integrazione), ne ho apprezzato il profilo sociale ( Juncker è uno di quei popolari che credono alla politica sociale e di ciò può stupirsi solo chi non conosce la storia di certi democristiani europei) ma, dall’altro lato, mancava in lui la convinzione della centralità della questione del lavoro, l’impellenza di una spinta eccezionale per la crescita e una chiarezza sull’applicazione di “utilizzare al meglio” la flessibilità già definita dal Consiglio.
Per questo fin dall’inizio del negoziato con lui mi sono schierata con coloro che volevano di più dal presidente per votarlo: più crescita, più flessibilità, più interventi per il lavoro e anche più certezza di una politica europea per l’immigrazione, tema sul quale la nostra delegazione si è molto esposta (dalla Kyenge a Soru alla Chinnici)
Il risultato finale ha premiato il nostro sforzo ben valorizzato da Gianni Pittella e alla fine il documento e il discorso in aula di Juncker hanno portato molte novità veramente positive, tra cui il piano straordinario per gli investimenti per rilanciare la crescita.
In questo modo il voto per Juncker è stato molto largo e gli ha dato il via per formare la Commissione che dovrà essere poi votata dal Parlamento. Questo voto va inteso, naturalmente, come un’apertura di fiducia cui seguirà, come abbiamo detto esplicitamente, una continua verifica e un continuo sprone alla sua azione.
3- LE NOMINE ANCORA DA FARE
Restano ancora le nomine per la formazione dell’intera Commissione, composta da 28 commissari (uno per Stato membro, ciascuno con un portafoglio), il Presidente dell’Eurogruppo e il Presidente del Consiglio Europeo che dura in carica 2 anni (oggi è Van Rompuy che è in scadenza).
Tra i vari Commissari particolare importanza c’è il Cosiddetto Mister o Miss PESC, che ha la responsabilità della politica estera, che è anche vicepresidente della Commissione e fa da raccordo tra Commissione e Consiglio.
L’Italia, di concerto con la Francia e con il consenso di tutto il Partito Socialista europeo, ha proposto per questa posizione strategica l’attuale ministro Federica Mogherini, ma ad oggi si sono manifestate varie resistenze e perplessità assai strumentali, tese soprattutto a frenare la presenza italiana.
Vedremo come si chiuderà questa partita: se il nostro governo terrà ferma questa posizione o se passerà ad un ipotetico piano B, quello che però deve essere chiaro è che nessuno può porre immotivati veti all’Italia e ridurre il suo peso.
4- ALTRI PASSAGGI DI FINE ESTATE
A conclusione del nostro lavoro parlamentare vorrei informarvi di alcuni altri successi italiani: abbiamo ottenuto la vicepresidenza del Parlamento nella persona di David Sassoli (che va ringraziato per aver guidato la nostra delegazione in questi anni in cui abbiamo sperimentato per la prima volta la presenza del PD nel gruppo S&D), la presidenza della Commissione Cultura con Silvia Costa e la presidenza della Commissione Economica con Roberto Gualtieri.
Infine, e lascio la notizia per ultima perché riguarda me, sono stata eletta capo delegazione, cioè alla guida della delegazione italiana del PD nel Parlamento europeo. E’ un onore e un onere perche è una delegazione forte numericamente, per qualità delle componenti e dei componenti, per peso politico perché siamo il partito che è cresciuto di più in una competizione così difficile per gli europeisti e per l’Europa.
È stata una prova di fiducia da parte dei colleghi e ne sono fiera, anche se qualche polemica strumentale con attacchi di “omofobia”, che non ritengo proprio di meritare, mi ha un po’ amareggiato. Ma non ho inteso rispondere per non partecipare a un’infondata querelle. Certo ringrazio chi ha solidarizzato con me, conoscendomi, e mi riprometto un intenso lavoro.
Cercherò di comporre una gestione allargata e rispettosa di tutte le sensibilità e storie del PD perché in Europa, come altrove, abbiamo bisogno di unità per esprimere la nostra forza di cambiamento: ciò che gli elettori si aspettano da noi dopo averci votato.
Adesso seguiamo il percorso italiano delle riforme e il lavoro anche agostano di Camera e Senato.
