La vittoria travolgente di Syriza alle elezioni politiche è un segnale che il popolo greco ha voluto mandare alla sua classe dirigente e al mondo intero: i conti in ordine non possono venire prima delle persone. Syriza ha dilagato perché ha promesso di dire addio alle politiche di austerity e di rinegoziare con la Troika il suo debito da 175 punti di Pil.
Paradossalmente il fatto che Alexis Tsipras non sia riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento è una buona notizia, per tutti. Di sicuro, con un governo di coalizione, le trattative con i partner internazionali si fanno più facili.
La retorica di Tsipras, in certi tratti populista (come ha ricordato su questo giornale il professor Alberto Martinelli), conteneva due promesse principali: stop alle sofferenze per le classi povere e stop alle ingerenze della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale negli affari ellenici. Tsipras, pur promettendo di voler mantenere Atene nell’Unione europea e nell’euro, ha chiesto che l’Europa abboni una parte del suo debito, come fu fatto per la Germania post bellica.
Le posizioni di Tsipras sono, a parole, piuttosto intransigenti. Ma anche la Commissione europea, come la Bce e l’Fmi, non può concedere troppo a Syriza, non solo per non perdere la faccia, ma anche per non creare un effetto domino in tutta Europa. Se sconti possono essere fatti per la Grecia, che direbbero allora Francia e Italia? O chi l’austerity l’ha pagata tutta sulla propria pelle, come il Portogallo, la Spagna o l’Irlanda?
Ecco che allora un governo di coalizione, magari con la presenza di To Potami, partito riformista e fortemente europeista, potrebbe mitigare le posizioni di Tsipras. E darebbe al leader di Syriza, volendo, anche l’alibi per retrocedere di quel tanto che basta per arrivare ad una mediaizone con la Troika.
Magari non un taglio netto del debito, ma piuttosto una rinegoziazione, con scadenze più lunghe e limiti più laschi per quanto riguarda il surplus di bilancio, pur mantenendo l’impegno sulle riforme strutturali. Insomma, un po’ meno rigore e un po’ più di spesa pubblica. Con un governo di coalizione per Tsipras sarà più semplice far mandar giù al suo elettorato e all’ala massimalista del suo partito un accordo con la Troika.
Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

