Di Tommaso Cinquemani
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La decisione di Casini di tornare a guardare al Centrodestra non avrà delle ripercussioni immediate per i Popolari Italiani per l’Europa, la formazione eterogenea di cui fanno parte molti onorevoli Udc o ex tali, più qualche fuoriuscito di Lega e Pdl. “Quella di Casini è una scelta personale e rinunciataria”, spiega ad Affaritaliani.it Giuseppe Gargani, eurodeputato eletto tra le file dell’Udc e animatore della nuova alleanza. “Casini rinuncia alla sua storia e a quello che ha fatto fino ad oggi”.
A meno di scossoni dell’ultimo minuto il progetto è quello di presentarsi alle elezioni insieme ai Popolari di Mario Mauro, la componente di Scelta Civica ‘non montiana’ che si è separata l’autunno scorso. L’obiettivo è il superamento del 4%, la soglia di sbarramento per entrare a Strasburgo. Qualcuno vorrebbe una alleanza con il Ncd, che però vuole andare da solo. Mentre “non c’è spazio per un avvicinamento a Forza Italia”, spiega Gargani.
Il problema è che al momento le forze a disposizione di questa nuova formazione sono esigue e divise al loro interno. Non esiste un coordinamento unico e le varie anime fanno fatica a parlarsi. Secondo quanto può rivelare Affaritaliani.it l’organizzazione del partito stenta a decollare. Il problema è lo stesso che ha avuto Mario Monti alle elezioni politiche del 2013: troppi galli nel pollaio. I popolari di Mauro, che temevano l’intraprendenza dell’Udc, vogliono avere un ruolo di primo piano. Olivero, l’ex presidente delle Acli, non vuole mettere a disposizione la sua struttura per le iniziative dell’alleanza. Mentre i Popolari europei temono di scomparire, oscurati dai big romani. E in questo marasma molti onorevoli stanno trattando per passare in partiti ‘maggiori’.
