Mette le mani avanti David Cameron: “Uscire dall’Europa a seguito del referendum del 2017 non avrà effetti negativi sull’economia inglese”. L’occasione per il discorso del premier è la conferenza annuale della Confindustria britannica (Cbi) a Londra. “Rimanere fermi e dire, ‘rimarrò in Europa’ non è una strategia, non può funzionare” ha sottolineato il primo ministro britannico che per combattere l’ascesa dell’euroscettico Farage ha promesso un referendum tra tre anni. L’uomo forte di Downing Street però non ha trovato nella platea un uditorio favorevole.
Il presidente della Cbi, Michael Rake, ha bocciato l’ipotesi del referendum sottolineando come uscendo dall’Europa il Regno Unito si troverebbe isolato rispetto a un “mondo sempre più connesso”. Il direttore generale, John Cridland, ha invece dichiarato che gli industriali vogliono rimanere in una Europa riformata “che faccia di più le cose utili e meno quelle inutili”.
Per gli uomini d’affari inglesi sono due i temi da affrontare. Primo, il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, che darebbe una ulteriore spinta all’economia britannica. Secondo, rivedere alcune norme europee, come quella sull’immigrazione.
