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Cameron si fa dettare l’agenda dall’Ukip. “Via dall’Europa e stop all’immigrazione”

Cameron si fa dettare l’agenda dall’Ukip. “Via dall’Europa e stop all’immigrazione”
Nigel Farage (7)
Cameron si fa dettare l’agenda dall’Ukip. “Via dall’Europa e stop all’immigrazione”
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Cameron si fa dettare l’agenda dall’Ukip. “Via dall’Europa e stop all’immigrazione”

Di Giulia Dessì

Nel 2006, prima di diventare primo ministro, David  Cameron li aveva definiti “bizzarri, fuori di testa, e segretamente razzisti.” Oggi, a distanza di sette anni, l’Ukip, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, è una forza politica che Cameron non può permettersi di liquidare facilmente.

Dopo due decenni ai margini, i nazionalisti guidati da Nigel Farage sono diventati il terzo partito britannico, preceduti solo da laburisti e tories. L’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto, condotto da YouGov ai primi di gennaio, ha infatti rivelato che l’Ukip è al 13 percento – in vantaggio di quattro punti sui Lib-Dem, ora al governo con i conservatori.

I dati oggi non sorprendono. Il partito si era confermato forte e radicato sin dalle elezioni locali di maggio 2013, quando aveva sfiorato il 26 percento dei consensi. Conservatori e laburisti videro nel favore elettorale dell’Ukip un messaggio di protesta da parte dei cittadini. Ma una ricerca YouGov ha mostrato che a essere determinanti, prima ancora dell’insoddisfazione verso i due partiti maggiori, sono state le promesse del partito: riduzione dell’immigrazione e uscita dall’UE.

Il partito nasce nel 1993, come reazione alla nascita dell’Unione Europea come la conosciamo oggi. Non condividendo la scelta del conservatore John Major, allora primo ministro, di firmare il trattato di Maastricht, Alan Sked, professore alla London School of Economics, fonda, insieme ad alcuni conservatori ribelli, una nuova formazione politica.  L’obiettivo? Portare la Gran Bretagna fuori l’Unione Europea.

Nonostante le dure critiche all’UE, l’UK Independence Party è una presenza stabile nelle istituzioni europee sin dal 1999. A Bruxelles siedono al momento 9 eurodeputati Ukip (dei tredici eletti, sei sono stati espulsi o hanno lasciato il partito, e uno si è aggiunto). Ma il numero è destinato a salire a maggio, con le nuove elezioni europee. A chi li rimprovera di incoerenza, ovvero di criticare le istituzioni europee e di farne attivamente parte, i militanti rispondono che i cambiamenti sono possibili solo se si opera da dentro. E guai a chiamarli anti-europeisti. Gli indipendentisti dicono di amare l’Europa – semplicemente non vogliono fare parte dell’UE. “Mia moglie è tedesca,” risponde di frequente Farage per rafforzare la sua tesi.

L’Unione Europea è per loro la ragione per cui la Gran Bretagna non è ancora uscita dalla crisi. “L’UE controlla settori come l’immigrazione, industria e lavoro, finanza, pesca, agricoltura, energia, e commercio,” si legge nel loro manifesto. “Soltanto fuori dall’UE potremo iniziare a risolvere i problemi che affliggono il nostro paese.” Se il potere decisionale fosse riportato a Westminster, continua il loro sito web, il Regno Unito potrebbe rafforzare i controlli ai confini, limitando drasticamente l’immigrazione, vista come causa di disoccupazione e alto tasso di criminalità.

E se Farage ha recentemente rifiutato un’alleanza europea di partiti euroscettici di destra, rimproverandoli di xenofobia, in patria è il suo partito a ricevere le stesse critiche. Alan Sked, cinque anni dopo avere fondato l’Ukip, si ritirò perché il partito “era diventato troppo razzista.”

Nonostante le accuse, la lotta all’immigrazione ha fatto breccia nelle scelte elettorali dei britannici conservatori, ma non ancora abbastanza per assicurare all’UK Independence Party un posto in parlamento. Secondo il sistema elettorale britannico, l’uninominale maggioritario, i partiti si contendono 650 collegi in tutto il Regno Unito. In ognuno di essi a vincere – e a conquistare un seggio in parlamento – è il candidato che prende più voti. Una missione impossibile per l’Ukip.

Eppure, il carismatico e stravagante Nigel Farage, è una delle facce politiche più riconoscibili della Gran Bretagna. Per descriverlo con le parole del Financial Times, Farage è “un accanito fumatore e gran bevitore di birra, un’anticonformista visto dalla gente come un allegro ribelle che dispensa saggezza da bar con umorismo spietato.” Le sue invettive provocatorie contro i burocrati dell’Unione Europea o i nuovi immigrati europei sono spesso su tutti i giornali. Tra tutte, le più famose restano quelle rivolte al presidente del Consiglio europeo Van Rompuy, accusato di essere “l’assassino silenzioso delle democrazie nazionali” e di possedere “il carisma di uno straccio umido e la presenza scenica di un impiegato di banca di basso livello.”

Il successo dell’Ukip erode consensi ai conservatori, avvantaggiando di conseguenza il Labour, già in testa nei sondaggi. Per assecondare gli umori degli elettori, Cameron ha promesso un referendum sull’uscita dall’UE nel caso in cui venisse rieletto nel 2015. Per lo stesso motivo, il premier britannico ha dato una stretta all’immigrazione, accorciando la durata del visto per studenti internazionali e varando misure per limitare l’accesso ai sussidi economici per stranieri. Pur non avendo nessun deputato in parlamento, a segnare l’agenda politica dei tories è sempre più spesso l’UK Independence Party.