Il grande successo elettorale del Pd in Italia ha sconfitto il populismo, ma ha anche chiesto all’Europa di cambiare, e questo cambiamento è ora una priorità più importante delle nomine che l’Ue deve fare, innazitutto per decidere la guida della prossima Commissione europea. Questo, sostanzialemente, è il messaggio che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha portato ieri sera agli altri leader dell’Ue, alla cenda informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue, convocata per analizzare il risultato delle elezioni europee. E a Bruxelles la Merkel accoglie Renzi entusiasta: “Ecco il matador”
“Per salvare l’Europa bisogna cambiare l’Europa”, aveva detto il premier al suo arrivo alla riunione. E, lasciando il Consiglio, ha ribadito il concetto: “l’Europa – ha osservato – ha parlato con un linguaggio molto duro rispetto anche alle aspettative di tanti. In Italia – ha sottolineato – abbiamo qualche responsabilità in più: abbiamo avuto la più alta affluenza al voto e il nostro, il mio, partito, ha ottenuto il maggior numero di voti in termini assoluti: 11 milioni di voti sono un risultato significativo, hanno sconfitto il populismo ma hanno chiesto di cambiare l’Europa”.
In che senso cambiarla, l’Europa, il premier lo aveva detto al suo arrivo: “C’è bisogno che sia più attenta agli investimenti sulla scuola, sulle infrastrutture tecnologiche, più attenta alle condizioni di vita quotidiana delle famiglie”.
Quanto alla questione del presidente della prossima Commissione europea, che i capi di Stato e di governo devono designare “tenendo conto del risultato delle elezioni”, come prevede il Trattato Ue di Lisbona, la riunione informale di ieri non ha preso decisioni, dando mandato al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, di consultare i gruppi politici del nuovo Europarlamento, non appena si saranno ricostituiti nelle prossime settimane, per verificare l’esistenza di un maggioranza a sostegno di un candidato. Che tuttavia potrebbe anche non essere Jean-Claude Juncker, il candidato già indicato ieri dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi politici uscenti per una sorta di “mandato esplorativo”. Van Rompuy non ha riconosciuto in Juncker un interlocutore privilegiato – come avrebbe voluto il Parlamento – limitandosi a dire che parlerà con tutti i gruppi, e poi riferirà ai capi di governo, in modo che possano decidere chi designare nel loro vertice del 26 e 27 giugno. Per Renzi va bene così. “La discussione sui nomi – ha detto – viene dopo la discussione dell’agenda, e delle cose da fare. Nomina sunt consequentia rerum, dicevano gli antichi: prima mettiamoci d’accordo su cosa fare e poi decidiamo chi le fa”.
Il rischio, tutavia, è quello di aprire un conflitto istituzionale con l’Europarlamento, che non ha nessuna intenzione di accettare un presidente designato della Commissione diverso dai candidati che avevano presentato i cinque maggiori partiti europei, e che comunque avrà l’ultima parola con il suo voto a maggioranza assoluta.
Per il Parlamento europeo, se anche l’incarico esplorativo affidato a Juncker non riuscisse a produrre i frutti sperati (nel caso, ad esempio, che il Pse non accettasse il programma con le priorità politiche presentato dal candidato del Ppe), un secondo tentativo dovrebbe essere affidato a Martin Schulz, candidato dei socialisti. Ma il Consiglio europeo non sembra affatto disposto ad accettare questo meccanismo, e soprattutto non intende designare il prossimo presidente della Commissione senza il consenso di tutti i capi di Stato e di governo, anche se la decisione potrebbe essere presa a maggioranza qualificata.
In questo senso va preso l’avvertimento della cancelliera tedesca Angela Merkel alla termine della riunione di ieri sera. “Io sostengo Juncker – ha detto Merkel -, ma la decisione finale deve essere presa dalla maggioranza del Consiglio, come prevede il Trattato, e ci sono fra noi altri capi di governo con posizioni diverse”. E poi, ha concluso, “Juncker è adatto a svolgere quel mandato, ma ci anche altre persone che possono farlo”.

