Dal jazz alla commedia all’italiana, da Rugantino a Ettore Scola: Armando Trovajoli ha raccontato Roma senza trasformarla in cartolina. E le ha regalato una canzone diventata quasi un secondo inno cittadino.
Trovajoli, un romano con il jazz nelle dita
Roma, 2 settembre 1917. Nasce Armando Trovajoli e, senza saperlo, la città mette al mondo uno dei musicisti che meglio riusciranno a tradurne in note vizi, malinconie, ironia e irresistibile capacità di arrangiarsi.
Il padre suona il violino nelle orchestre che accompagnano i film muti e Armando entra prestissimo nella musica. Passa al pianoforte, scopre il jazz, ascolta Duke Ellington e Teddy Wilson e ancora adolescente comincia a suonare nei locali romani. Dopo la guerra arriveranno il diploma al Conservatorio di Santa Cecilia e una carriera che lo porterà, nel 1949, persino a rappresentare il jazz italiano al festival di Parigi.
Ma Trovajoli possiede soprattutto una caratteristica rarissima: sa essere raffinato senza diventare professorale. Può frequentare il jazz internazionale e, un minuto dopo, trovare la melodia capace di entrare nelle case di tutti.
“Roma nun fa’ la stupida stasera”, una dichiarazione d’amore
Il matrimonio definitivo con la città arriva con Rugantino, la commedia musicale di Garinei e Giovannini del 1962. Trovajoli prende la Roma papalina, il saltarello, la tradizione popolare e li mescola con il musical americano. Da quell’impasto nasce un capolavoro senza tempo come Roma nun fa’ la stupida stasera. Sulla carta è un uomo che chiede complicità alla città per conquistare una donna. Nella realtà diventa qualcosa di più: una delle dichiarazioni d’amore più celebri mai rivolte alla Capitale.
Poi arriveranno Ciao, Rudy, Aggiungi un posto a tavola e centinaia di colonne sonore. Trovajoli accompagnerà il cinema di Vittorio De Sica, Dino Risi, Luigi Magni ed Ettore Scola, diventando il suono discreto di un’intera stagione della commedia italiana. Morirà a Roma il 1° marzo 2013. Ma certe sere basta ancora sentire poche note al pianoforte per capire che non se n’è mai andato davvero.


