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Inchiesta Ops, arrestati Di Meglio e Carleo, ex dirigente lombardo di Futuro Nazionale

Custodia cautelare in carcere per i due ex vertici del gruppo Ops nell’indagine della Procura di Milano su una presunta frode da oltre 30 milioni di euro. La gip: “Società usate come pedine”

Inchiesta Ops, arrestati Di Meglio e Carleo, ex dirigente lombardo di Futuro Nazionale

Custodia cautelare in carcere per Ciro Di Meglio e Luca Carleo, rispettivamente ex amministratore delegato ed ex direttore generale del gruppo Ops. L’ordinanza è stata eseguita dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza su delega della Procura di Milano. Le accuse, formulate a vario titolo, comprendono manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazione di erogazioni pubbliche.

Carleo, in passato dirigente di Futuro Nazionale in Lombardia, si era dimesso dall’incarico dopo l’emersione del suo coinvolgimento nell’inchiesta.

La presunta frode da oltre 30 milioni

Secondo l’impostazione accusatoria del pm Nicola Rossato, Di Meglio e Carleo avrebbero sottoscritto aumenti di capitale ritenuti fittizi con l’obiettivo di drenare liquidità dalle società quotate del gruppo. Tra i punti contestati c’è anche l’ottenimento di finanziamenti garantiti dallo Stato che sarebbero poi stati utilizzati per finalità diverse da quelle indicate nei contratti. Al centro dell’indagine figura inoltre il presunto utilizzo distorto dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard, per un valore superiore ai 30 milioni di euro, nell’ambito di quella che gli inquirenti ritengono una frode ai danni del mercato finanziario.

La gip: “Spregiudicati e senza scrupoli”

Nell’ordinanza, la gip di Milano Giulia D’Antoni usa toni molto duri nei confronti dei due indagati, descrivendo una condotta caratterizzata da “spregiudicatezza” e assenza di “scrupoli”. Secondo la giudice, le società sarebbero state trasformate in “mero strumento” nelle mani dei due imprenditori, a danno di investitori e mercato, per perseguire vantaggi personali. La gip richiama anche un’intercettazione ritenuta “emblematica”, nella quale Di Meglio e Carleo discutono dell’acquisizione di nuove società nei settori della logistica e dei trasporti e del loro possibile utilizzo all’interno delle quotate del gruppo.

Le società trattate come “pedine”

Nella ricostruzione del giudice, le nuove acquisizioni sarebbero state considerate come vere e proprie “pedine” da collocare dentro o fuori il perimetro delle società quotate a seconda della convenienza. In un passaggio intercettato, Di Meglio parla di una società da “mettere sotto” Ops Retail, mentre Carleo fa riferimento all’arrivo di un’altra società di Piacenza e alla volontà di fermarsi, almeno temporaneamente, sul fronte dei trasporti. La giudice sottolinea inoltre che la loro “ingegnosità” si sarebbe spinta fino alla creazione di due società formalmente intestate ad altri soggetti, una delle quali all’estero, ma che sarebbero state in realtà gestite dal gruppo riconducibile ai due.

Secondo la gip, gli arresti domiciliari non sarebbero stati sufficienti. Di Meglio e Carleo avrebbero continuato infatti a esercitare poteri gestori su diverse società e avrebbero potuto proseguire nell’attività “da dietro le quinte”, attraverso persone di fiducia. Nell’ordinanza viene citato anche il gruppo D-Media e si fa riferimento alla disponibilità di ingenti somme di denaro, considerate difficili da quantificare. Nell’inchiesta risultano indagate anche le mogli dei due imprenditori. Oltre alle due custodie cautelari in carcere, il provvedimento dispone anche otto misure interdittive nei confronti di altri soggetti coinvolti.