Mps, il titolo vola in Borsa in attesa dei risultati: ecco perché

Il consensus degli analisti è positivo, ma a Siena in molti scommettono che la polvere sotto il tappeto sia ancora tanta

Economia

Mps, ecco perché il titolo vola


 

Chiude in volata il titolo di Mps, che – in una giornata tutto sommato modesta per la Borsa di Milano – termina le contrattazioni guadagnando il 5,8% a Piazza Affari. Perché? L’attesa è tanta per i risultati del primo trimestre 2023, quelli che per Matteo Salvini sono il motivo per cui vendere prima sarebbe stato una follia “perché ora la banca fa il pieno di utili”. Il consensus degli analisti concorda che i ricavi saranno in calo così come la raccolta netta, poiché molta parte degli investitori ha scelto di puntare sui titoli di stato che rientrano nella categoria della raccolta amministrata. Fonti vicine all’istituto e al governo parlano soprattutto di un utile “a tre cifre”.

Sarebbe un bel risultato per la banca più antica del mondo. Ci sono però delle voci discordanti. Secondo fonti di altissimo livello contattate da Affaritaliani.it, infatti, ci sarebbe qualche ombra in più su questo bilancio tornato finalmente positivo. Sugli esuberi, ad esempio, qualcuno mugugna e dice che il risparmio per la banca è tutto sommato contenuto, perché il fondo è finanziato per l’80% dall’istituto stesso. Ma nel frattempo si riduce il numero di addetti nelle filiali. Fonti vicine ai lavoratori di Mps spiegano che alcuni impiegati “premium”, cioè quelli che hanno relazioni con i clienti che devono investire, iniziano a temere di dover tornare in cassa e c’è qualche mal di pancia. Ci sarebbe stata anche qualche uscita di troppo dei gestori che tra gennaio e febbraio hanno lasciato Mps per andare verso istituti più blasonati.

Un altro tema importante è quello del ruolo del Mef. Si è diffusa la notizia che il Ministero dell’Economia sarebbe pronto a vendere quote di Mps (di cui detiene oltre il 60% del capitale). Ma se così fosse si rischierebbe di azzerare il valore del titolo, visto quanto successo con Axa nei mesi scorsi. Di più: Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario Federico Freni hanno detto di non avere troppa fretta di uscire: si parla di un orizzonte temporale di altri 12 mesi. 

Inoltre, il credit default swap, cioè il prodotto a garanzia contro il fallimento, vale 342, il doppio di alcuni concorrenti. Perché? Evidentemente qualcuno teme che l’udienza preliminare del 12 maggio prossimo, a Milano, potrebbe sancire l’apertura di un nuovo fronte dal punto di vista dei risarcimenti. Sarà quella, infatti, l’unica data per costituirsi parte civile contro l’istituto e i quattro imputati (Alessandro Profumo, Fabrizio Viola, Massimo Tononi e Arturo Betunio).

Nel nuovo processo possono richiedere il risarcimento tutti coloro hanno acquistato azioni e/o obbligazioni emesse da Banca MPS e che possono dimostrare il possesso delle azioni nel periodo che va da giugno 2014 (anche se acquistate prima del 2014), e sino a luglio 2016 (anche se vendute prima del luglio 2016 o se detenute oltre il predetto mese). La banca non ha proceduto ad accantonamenti, ma per la normativa Iaas, se il 12 maggio dovesse registrarsi una richiesta significativa, potrebbe rendersi necessario mettere da parte dei soldi.

Mps si sta giocando il futuro. La cura Lovaglio ha funzionato fino ad ora, ma i problemi sono tutt’altro che archiviati. Tant’è che il mercato sta cercando di capire che cosa succederà. Domattina alle 7.30 si leverà il velo sui risultati di Mps: e la Borsa sarà pronta a festeggiare o a castigare.

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