Cancro al seno, svolta: ecco come prevenire la recidiva che causa la morte

Le donne che si ammalano di cancro al seno e si curano possono avere delle cellule dormienti che si riattivano a distanza di anni ma si è scoperto...

di Antonio Amorosi
Medicina

Una ricerca pubblica su Nature Cancer rivela come prevenire la recidiva di cancro al seno. La speranza

Una scoperta davvero importante per le donne. Le pazienti con il tipo più comune di cancro al seno sono sottoposte per molti anni al rischio continuo di recidiva ma ai polmoni (si chiama anche cancro al seno secondario o metastatico). Accade con l’avanzare degli anni e può presentarsi anche a distanza di decenni.

Gli scienziati dell’Institute of Cancer Research di Londra hanno scoperto perché questo accada e come fermare la degenerazione che causa la morte.

Secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, il cancro al seno nel 2020 si sarebbe attestato intorno a 1.979.022 di casi, con 620.676 decessi.

Il Globocan, il database online che fornisce statistiche globali sul cancro, stima che 5,8 milioni di donne moriranno di tumore del seno entro il 2025. Ogni anno spuntano 2,3 milioni di casi nel mondo e quasi l’80% dei decessi è nei Paesi a basso e medio reddito. Nel 95% dei Paesi il cancro al seno è la prima o la seconda causa di morte per cancro femminile. Con 4,4 milioni di donne che muoiono di cancro nel 2020, quasi un milione di bambini sono rimasti orfani, il 25% di queste morti era causato proprio dal cancro al seno.

La ricerca, finanziata da Breast Cancer Now, è stata pubblicata sulla rivista Nature Cancer e rivela il meccanismo che fa scattare la recidiva: i cambiamenti molecolari all'interno del polmone che si verificano durante l'invecchiamento delle donne.

L'Institute of Cancer Research di Londra ha scoperto che è la proteina denominata PDGF-C, presente nel polmone, a “risvegliare” le cellule dormienti che poi provocano il cancro al seno. Il livello di questa proteina aumenta in un polmone che invecchia, quando il tessuto cellulare è danneggiato o colpito, con l’effetto di poter far crescere il tumore secondario.

Le cellule tumorali possono sopravvivere in organi anche distanti e per decenni, restando in uno stato dormiente.

I ricercatori quindi hanno bloccato, nei topi sottoposti ad esperimento, l'attività della proteina PDGF-C con un farmaco denominato Imatinib, attualmente utilizzato per trattare i pazienti con leucemia mieloide cronica e trattato i topi prima e dopo lo sviluppo dei tumori. La riduzione del cancro nei topi è risultata davvero molto significativa da aprire uno scenario completamente nuovo nella cura farmacologica.

La professoressa Clare Isacke, professoressa di biologia cellulare molecolare presso l'ICR, ha dichiarato alle riviste specializzate: “Questo è un entusiasmante passo avanti nella nostra comprensione del carcinoma mammario avanzato e di come e perché le cellule del carcinoma mammario formano tumori secondari nei polmoni. Successivamente, dobbiamo individuare quando si verificano questi cambiamenti legati all'età e come variano tra le persone, in modo da poter creare strategie individuali di trattamento che prevengano il 'risveglio' delle cellule tumorali".

La prevenzione resta comunque fondamentale così come le visite dagli specialisti e le mammografie con l’avanzare dell’età.

Secondo l’Airc è evidente la presenza di fattori di rischio per questo tipo tumore, alcuni modificabili dagli stili di vita, altri invece no, come l'età e i fattori genetici che però si accentuano o si limitano sempre con alcuni stili id vita. Tra gli stili di vita dannosi ci sono sicuramente un'alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, il fumo e una vita eccessivamente sedentaria. Si calcola che circa il 5-7% circa dei tumori della mammella è ereditario, legato cioè alla presenza di mutazioni nel DNA.

La nuova scoperta può dare però una speranza a chi è stato colpito una volta e di fatto, anche se molte volte non ne é consapevole, vive con una spada di Damocle sulla testa.

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