Renzi sul Quirinale: "Draghi? Hanno sbagliato i Draghi's Boys"

"Era d'accordo anche Salvini, ma Giavazzi e Funiciello non l'hanno capito. Il politico a Palazzo Chigi è proprio il Premier"

Matteo Renzi - Mario Draghi (Lapresse)
Politica
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Corsa al Quirinale, Renzi spara su Giavazzi e Funiciello

Come mai Draghi non è diventato Presidente della Repubblica? Cosa ha fatto fallire un progetto che sembrava in avanzata fase di costruzione? Un'interessante analisi di quei giorni convulsi può essere letta nell'ultimo libro di Matteo Renzi, il quale avrebbe visto molto bene il trasloco di Supermario da Palazzo Chigi al Quirinale. Nelle pagine de "Il mostro", il leader di Italia Viva addossa il fallimento dell'operazione ai collaboratori più stretti del Premier, in particolare a Francesco Giavazzi e Antonio Funiciello.

Sarebbero stati loro, secondo Renzi, a costruire una strategia sbagliata. "L’errore dei Draghi’s Boys è stato quello di pensare di arrivare al Quirinale contro la politica, come reazione alla difficoltà della politica. Pensavano di essere chiamati al Quirinale come una sorta di naturale soluzione se si fosse continuata a indebolire la componente politica. Io avevo spiegato invece che la strada maestra era l’altra: provare a offrire ai partiti un patto di legislatura, comprensivo dell’accordo di un nuovo governo, magari più marcatamente politico".

"E su questo anche Salvini aveva – bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare – aperto ufficialmente a inizio gennaio. Non tanto Draghi, ma i suoi hanno insistito per caratterizzare il premier come la soluzione da presentare contro l’inconcludenza dei partiti. È la dimostrazione che si può essere bravi professori all’università, ma che il Parlamento è un’altra cosa. In Italia se vai contro ai partiti puoi arrivare ovunque tranne che al Colle: per come è fatto questo sistema istituzionale, con l’assemblea dei grandi elettori, non si diventa presidente della Repubblica contro i partiti".

"Mi è parso che Draghi lo avesse molto chiaro nei nostri incontri di gennaio tra Città della Pieve e Roma" - aggiunge Renzi, disvelando appunto l'esistenza di questi faccia a faccia, "ma che i suoi due principali collaboratori non lo abbiano capito per niente. Segno evidente che a Palazzo Chigi, oggi, il più politico di tutti è proprio il premier. Peccato perché questa incapacità di leggere la politica dei tecnici draghiani ha impedito una soluzione che poteva essere difficile da costruire, ma molto utile per il Paese".

 

 

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