Sanità Emilia-Romagna, buco da 400 mln. Bonaccini rischia il commissariamento

Altro che efficienza e qualità, “il buco dell’Emilia è nel bilancio”, spiega ad Affari il capogruppo di FdI, l'avvocato Marta Evangelisti

di Antonio Amorosi
Stefano Bonaccini
Politica

Incarichi dirigenziali d’oro, convenzioni con cooperative di medici, appalti, acquisti fuori controllo. Come si è creato il buco dell’Emilia. I medici stanno abbandonando la nave. La Regione taglia a destra e manca e cerca di privatizzare la Sanità da anni ma usa lo storytelling del “pubblico prima di tutto”. Per la stessa situazione Campania, Calabria e Lazio sono state commissariate

Avvocato, lei conosce bene la materia: è reale questo buco nella Sanità emiliana da 400 milioni di euro?

“E’ reale, è stato trasferito già in sede di bilancio nel mese di dicembre dall’assessorato alla Sanità”

Il buco da 400 milioni di euro è proprio indicato nel bilancio della Regione?


L'avvocato Marta Evangelisti (FdI)

"Sì, è nel bilancio della Regione. Questo buco è nel bilancio sanitario e come sappiamo la Sanità pesa per l'80% sul bilancio generale della Regione, quindi è un buco importante, esistente, perché dichiarato appunto da chi ci governa”

Cosa implica? Un possibile commissariamento? Come è stato fatto per le Regioni Campania, Calabria o per il Lazio?

"Implica necessariamente l'esigenza di un rientro. Ma l'assessorato ribalta la situazione sul piano nazionale, dicendo che il buco deriva esclusivamente dal mancato rimborso delle spese Covid e dall'aumento dei costi dell’energia. Quindi si aspettano la copertura totale dal governo nazionale. Ma è impossibile sostenere sia addebitabile al governo per cinque mesi di Meloni. Le spese Covid e il caro energia ci sono state per tutte le Regioni. La Regione Emilia-Romagna ha speso per l'emergenza Covid in modo incontrollato, senza concordare, senza sincerarsi ci fosse almeno un budget minimo di rimborso da parte dello Stato, quindi ha fatto questo come ha fatto altre scelte che non tornano in ambito sanitario”

Il governo cosa farà?

“Il governo in parte le ha rimborsate, come ha fatto con tutte le Regioni. Ma il bilancio era già gravato dagli anni precedenti e da scelte sbagliate. Quindi vorremmo un esame dettagliato di questo bilancio, cioè vorremmo capire. E’ evidente che nel bilancio così come lo impostano loro tutto torna e c'è soltanto questo buco ma a noi interessa capire come sono stati spesi questi soldi”

E quali sono queste scelte sbagliate?

“C'è proprio una gestione politica sbagliata. Ad esempio i tagli all'emergenza-urgenza, al 118, all’assistenza territoriale nella Romagna ma al contempo si dà un incarico all'ex dirigente Aifa Magrini all’interno dell'azienda Asl Romagna per 730.000 euro in 5 anni. Da una parte mi tagli i servizi e dall'altra mi nomini dei dirigenti con queste cifre? C'è qualcosa che non torna"

Certamente il vostro è un esempio calzante ma la Regione potrebbe rispondere: questa è una piccola cosa rispetto all’insieme, 400 milioni...

“Abbiamo tante situazioni di cui la Regione non dà contezza. Abbiamo incarichi a cooperative mediche, affidamenti esterni a società di servizi, assunzioni. Non si può dire in modo anche arrogante, come disse il nostro assessore alla Sanità (Raffaele Donini ndr), che il Covid non è stato democratico è stato però demografico, noi siamo i più colpiti e quindi abbiamo speso bene, il governo deve rinfondere quanto abbiamo speso. Chiediamo una verifica puntuale dei conti e come sono state spese le somme. Se ci sono parametri sforati, in cui appunto contrattualmente si sono creati dei danni erariali, chiediamo venga riconosciuto e chi deve pagare paghi”

Ma risulta che il servizio sia anche peggiorato. I medici stanno abbondonando la nave. In Regione c’è anche un fuggi fuggi generale dei medici che vengono pagati 21 € per 12 ore di pronta disponibilità…

“Il servizio è peggiorato perché veniamo da 10 anni di tagli e questo noi non lo possiamo addebitare all’assessore Donini ma agli assessori precedenti. Sappiamo dai dati che la Regione Emilia-Romagna è la seconda in Italia dopo il Lazio, in cui negli ultimi 10 anni sono stati tagliati il maggior numero di posti letto. Quindi non è accaduto in Lombardia, come dicono, ma in Emilia-Romagna. Ad esempio se vede i medici dell'emergenza e urgenza non ci sono le coperture dappertutto. Questo perché anche i bandi non sono stati fatti per anni e quindi c'è un ritardo nelle assunzioni. C'è un sistema in realtà disincentivante e che porta i professionisti a spostarsi nel privato ma che porta anche i cittadini a rivolgersi al privato. Le liste d’attesa vengono smaltite con l'aiuto del privato oppure convenzionandosi con Regioni come il Veneto e quindi anche volgendo un sacco di prestazioni all'esterno e secondo noi non è casuale. Quindi l'accusa “voi volete privatizzare la sanità” è falsa. Noi vogliamo l'esatto contrario. E’ la Regione Emilia-Romagna da anni a muoversi verso la privatizzazione, solo che adesso è più semplice scaricare la colpa sul governo e quindi dire: sono questi 400 milioni di euro di mancati rimborsi che creano la situazione di commissariamento della Regione, ma non è vero”

È possibile che il governo possa commissariare la Sanità regionale oppure è un'ipotesi secondo lei che resta sulla carta?

“Le dico sinceramente, il controllo dei conti è una richiesta che facciamo da dicembre. Vorremmo che il ministro Schillaci chiedesse una rendicontazione puntuale per verificarli, dando una scadenza temporale, dopodiché se non c'è un piano di rientro rispettato, un taglio degli sprechi e non dei servizi si arriva al commissariamento. Ma non ci interessa, come dire, la testa dell'assessore, come ho spiegato a lui martedì scorso in Consiglio. Noi guardiamo la macchina nel complesso al servizio dei cittadini”

Se ho capito bene lei dice: con i soldi che ci sono si potrebbero assumere medici e personale, fare più e meglio ma ci troviamo nella situazione in cui si è tagliato di tutto per anni e per giunta si è creato un buco nel bilancio...

“Si sono tagliati i servizi e si è speso senza contenersi. Sappiamo dove: in incarichi dirigenziali, in convenzioni con cooperative di medici, in appalti, in acquisti di macchinari. Ed è stato fatto non in modo da migliorare le prestazioni ma peggiorandole”

 

 

 

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