Niente più pellicce in bella mostra nelle vetrine e negli esercizi commerciali del territorio. È questo il chiaro segnale politico lanciato dal Consiglio del Municipio III di Roma, che ha approvato all’unanimità un ordine del giorno volto a vietare l’esposizione al pubblico di capi e articoli di pellicceria derivati da animali.
Una decisione trasversale che punta a eliminare la visibilità commerciale di tali prodotti sul territorio municipale, proponendo al contempo un modello da estendere a tutto il regolamento del commercio di Roma Capitale.
Oltre la sensibilità: scienza, salute e Costituzione
A fondamento dell’atto politico non c’è soltanto la crescente attenzione dei cittadini verso il benessere animale, ma un articolato impianto giuridico e scientifico. Il documento richiama in primo luogo la tutela degli animali inserita negli articoli 9 e 41 della Costituzione e il divieto di allevamento da pelliccia già sancito dalla legislazione nazionale.
A rafforzare la delibera contribuiscono tuttavia anche precise evidenze scientifiche ed epidemiologiche. Nel testo si citano le analisi dell’Efsa ( l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) sull’impossibilità di garantire condizioni etiche negli allevamenti intensivi in gabbia, unite agli allarmi lanciati dalla Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (Fnovi) sui rischi zoonotici e sulla diffusione di potenziali focolai infettivi. Sullo sfondo c’è infine la forte spinta dell’iniziativa dei cittadini europei “Fur Free Europe” (Basta Pellicce), che ha raccolto oltre 1,5 milioni di firme certificate per chiedere lo stop definitivo al settore nell’Unione Europea.
La richiesta al Campidoglio: transizione etica e campagne di sensibilizzazione
Poiché la disciplina dei locali commerciali e delle vetrine rientra nelle competenze dell’amministrazione centrale, il Municipio III si rivolge direttamente al sindaco e alla giunta capitolina con una serie di richieste operative.
Si chiede innanzitutto di modificare il regolamento edilizio e del commercio per introdurre formalmente il divieto di esposizione in vetrina di capi e finiture in pelliccia animale. Per tutelare la categoria dei negozianti, la proposta prevede una fase di transizione congrua che permetta di smaltire le giacenze e favorisca la conversione verso materiali ecologici e filati etici di alta qualità. Il pacchetto comprende, infine, il lancio di campagne di informazione sul valore delle scelte fur-free e l’istituzione di un tavolo permanente tra associazioni di categoria ed enti di tutela animale per accompagnare l’adeguamento del tessuto commerciale romano.

