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Il cruscotto

 

L’IMPATTO SULLE AZIENDE AGRICOLE DEL CCII

“Cosa devono fare gli imprenditori agricoli alla luce del D. Lgs 14/19 - CCII (codice della crisi e dell’insolvenza)?

Angelo2
                                           

La risposta è assai articolata e tenterò di sintetizzare.

Dalla data di pubblicazione in G. U. R. I. (14/2/19) solo alcuni articoli sono entrati in vigore, mentre tutta la normativa entrerà a regime il 16 agosto 2020 -

Nel frattempo bisogna prepararsi.

In primis gli imprenditori agricoli devono rispettare l’art. 3, come tutti gli altri imprenditori:

 

Art. 3 - Obblighi del debitore

1 - L’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte.

2 - L’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.

In secundis, come dispone il comma 7 dell’art. 12

gli strumenti di allerta si applicano anche alle imprese agricole, compatibilmente con la loro struttura organizzativa……..”

Cosa sono gli strumenti di allerta c’è lo dice il comma 1 dello stesso art. 12:

…………., unitamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore dal codice civile , alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi dell’impresa ed alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione.”.

A chiarire gli “indicatori della crisi” interviene l’art. 13:

“Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, …….omissis, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i 6 mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale …….omissis. A questi fini, sono indicatori significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli dei terzi.

COSTITUISCONO, altresì, INDICATORI DI CRISI RITARDI NEI PAGAMENTI REITERATI E SIGNIFICATIVI”.

Dall’intreccio di queste norme capisco che gli imprenditori agricoli, individuali o collettivi, devono essere in condizione di prevedere l’insorgere di una potenziale crisi e porvi rimedio.

Come lo debbano fare non è dato comprendere, perché, la legge fa riferimento a “compatibilmente con la loro struttura organizzativa……..”

COSA VUOL DIRE?

Apparentemente sembrerebbe che il legislatore abbia voluto emanare una disposizione animata dal buon senso, però, io diffido sempre delle situazioni basate esclusivamente sul buon senso di chi è chiamato a decidere (un imprenditore oppure un professionista o meglio un giudice – costoro avranno lo stesso metro di giudizio su cosa voglia significare “compatibilmente con la loro struttura organizzativa”.

Io sono fermamente convinto “di no”!!!

Buon senso a parte, proviamo ad esaminare insieme i passi da fare.

Obiettivo -  bisogna intercettare la potenziale crisi e porvi rimedio:

  1. Misure idonee /assetto organizzativo
  2. Applicazione degli indici/indicatori di crisi
  3. Soluzioni consequenziali.

Operativamente (contabile e amministrativo) cosa bisogna fare?

A mio avviso la strada è unica (a parte i piccolissimi imprenditori agricoli) e cioè adottare “una contabilità sistematica” al fine di ottenere un bilancio di esercizio da poter riclassificare e sul quale applicare gli indici, nonché elaborare il rendiconto finanziario per poter sviluppare la procedura dei flussi di cassa; inoltre monitorare costantemente l’azienda per la continuità aziendale ed infine calcolare il costo di produzione.

Molti avranno da ridire su questa mia conclusione, ma se esaminate per bene le disposizioni, giungerete alla mia stessa conclusione, se si vuole rispettare il CCII.

Se non si vuole incorrere in “responsabilità” bisognerà ottemperare, altrimenti rivolgersi alle associazioni di categoria che facciano pressioni per una semplificazione e chiarezza della norma.

Interpellato l’imprenditore agricolo Sig. Angelo Raffaello da Francavilla Fontana – olivicultore, ha evidenziato:

“Sarebbe opportuno che le istituzioni mettessero in atto una campagnata informativa sull’argomento in quanto questa norma è poco conosciuta nel settore. Ho mio figlio Rocco, prossimo agronomo, che mi informa di queste novità, altrimenti sarei all’oscuro di tutto.

Sono consapevole che dovrò cambiare l’organizzazione della mia amministrazione.

Fino ad oggi la contabilità adottata è stata molto alla buona, anche perché il legislatore fiscale è perfettamente a conoscenza della nostra condizione e ci esonera da particolari adempimenti, nonchè il codice civile non ci paragona agli imprenditori commerciali.

Questi nuovi obblighi avranno un costo gravoso e i risultati economici sono già ridotti al lumicino.

Ben vengano tutte le riforme per intercettare la crisi, però nel contempo occorre che il legislatore elabori un piano per questo settore dimenticato che ne risollevi le sorti.”

Lo stesso concetto lo ribadisce il p. a. Cosimo della Porta, responsabile dell’azienda agricola individuale Leogrande Gianfranca – in agro di Francavilla Fontana, con un uliveto superiore a 12.000 piante che aggiunge:

Gli obblighi previsi dal CCIl sicuramente sono utili alle aziende e faranno da “cruscotto aziendale”.

La mia azienda ha fatto ricorso alla legge 3 del 2012 il cui piano è stato omologato.

Questa esperienza mi ha fatto comprendere che se l’azienda avesse avuto delle scritture contabili sistematiche mi sarei accorto prima della crisi.

Ciò che invece lamento e la mancanza assoluta della presenza delle istituzioni che non sono in grado di elaborare un piano industriale per questo settore martoriato e soggetto all’assalto di tutta la concorrenza straniera.

Inoltre, la mancanza di puntualità nella erogazione degli aiuti comunitari e statali, compromettono la stabilità dell’azienda stessa.

articolo 9
 

Il perdurare della crisi ha fatto sì che le risorse economiche finanziarie di molti agricoltori si sono esaurite e gli stessi non possono nemmeno partecipare a programmi di sviluppo (colture alternative per gli impianti colpiti dalla xilella) in quanto gli aiuti di legge coprono al massimo il 50% e per essere ammessi al bando bisogna dimostrare di possedere l’altro 50% oltre l’iva su tutto. In alternativa si può depositare una “asseverazione bancaria”.

La mancanza di fondi non ha permesso una partecipazione di massa.”

Da questa dichiarazione sembra di capire che sia più facile che un obeso entri nella cruna di un ago che le banche rilascino l’asseverazione.

Altra importante testimonianza è data dal Sig. Roberto Carani, in qualità di delegato tecnico della Azienda Agricola Carani Fabrizio in agro di Ostuni – allevamento e riproduzione animali selvatici e domestici anche in via di estinzione, rarità tutta italiana, che conferma la utilità di un monitoraggio continuo per intercettare potenziali crisi.

Aggiunge, altresì: “ciò è possibile se tutti i soggetti che partecipano direttamente o indirettamente alla vita aziendale si comportano correttamente e principalmente le istituzioni, che innanzitutto devono emanare leggi fruibili.

Inoltre, lo stato deve pagare puntualmente i propri debiti, perché, se da un lato considera il ritardo sistematico dei pagamenti come indicatore di crisi, dall’altro non deve essere proprio lui la causa dei ritardi in questione.

Lamento, anche, che nelle campagnate di ripopolamento si preferisce importare animali indigeni senza certezza che non siano portatori di patologie latenti, mentre quelli cresciuti in questo allevamento, oltre a documenti probatori di assenza di malattie, sono anche acclimatati e quindi sicuramente più idonei alla riuscita del progetto stesso.”

Potete inviare i Vostri quesiti a: angelo@andriuloweb.it

Oppure all’Associazione culturale “Per saperne di più”: info@persapernedipiu.it

 

 

 

 

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