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Imprese e Professioni
DeFi, la finanza decentralizzata, invade anche il mercato italiano

La decentralized finance (finanza decentralizzata - DeFi) è una tendenza in rapida crescita nella finanza: si basa su aspetti della finanza tradizionale e li trasforma in protocolli affidabili e trasparenti tramite algoritmi intelligenti e tokenizzazione delle transazioni. Secondo i dati diffusi da Forbes, nel dicembre 2019 l'ecosistema DeFi aveva 700 milioni di dollari di risorse digitali investite nei suoi prodotti finanziari, ma pare che di recente, grazie soprattutto al periodo di lockdown, questo mercato abbia superato ampiamente i 3 miliardi di dollari (forse 4 miliardi a fine 2020 ???).  Infatti durante il lockdown le piattaforme di trading hanno visto in tutto il mondo l’assalto di migliaia di persone, bloccate a casa propria e con un mucchio di tempo a disposizione, che hanno creato così un affollamento inaspettato in termini di trading online.

I servizi finanziari innovativi

Ma la DeFi non si limita a questo, ne fanno parte tutti i servizi finanziari innovativi che stanno decollando in tutto il mondo: conti correnti, polizze assicurative, prestiti al consumo, trading su criptovalute, ecc. Le cosiddette "dApp" (app decentralizzate) operano tramite blockchain ed eliminano la necessità di un'autorità centrale come nella finanza tradizionale. Come ormai tutti sanno, record identici e immodificabili vengono conservati su migliaia di computer tramite una rete peer-to-peer.

Intervista a Emanuele Salamone

Emanuele Salamone10Emanuele Salamone

Emanuele Salamone, CEO e founder di Salamone and Partners, è un esperto di gestione aziendale e finanza a livello internazionale. Le attività di “advocacy” e “lobby” meglio descrivono la sua specializzazione. Infatti si occupa prevalentemente di public & government affairs, relazioni istituzionali, marketing politico. 

Dottor Salamone, che cosa pensa dell’evoluzione delle risorse digitali?

“Negli USA la Fidelity Digital Assets ha recentemente rilevato che l'80% delle istituzioni intervistate è interessato a investire in risorse digitali. Si tratta di un notevole cambiamento rispetto a pochi anni fa e un segno che sia la sua portata che l'impatto stanno crescendo. A questo proposito ricordiamo che una divisione fintech del colosso americano Fidelity Investments ha debuttato in Europa a inizio anno e farà da custode alle criptovalute del partner britannico Nickel Digital Asset Management. Inoltre la Chicago DeFi Alliance - che comprende alcune delle migliori società di trading, intermediazione e investimento a Chicago - è stata creata per aiutare a sostenere la crescita delle promettenti startup DeFi”.

Mi è sembrato però che Fidelity Digital Asset abbia anche rilevato qualche difficoltà iniziale fra i potenziali utenti di questi servizi.

“In effetti, nonostante la tendenza all’aumento del numero di istituzioni che adottano risorse digitali, permane una certa reticenza fra i soggetti intervistati da Fidelity Digital Asset. Tra gli ostacoli all'adozione degli asset digitali c'erano la volatilità dei prezzi (53%), le preoccupazioni sulla manipolazione del mercato (47%) e la mancanza di fondamentali per valutare un valore appropriato (45%). Comunque, tra gli intervistati statunitensi, le preoccupazioni sono diminuite notevolmente rispetto allo scorso anno. La preoccupazione per la volatilità dei prezzi è scesa di 13 punti, le preoccupazioni per la manipolazione del mercato sono diminuite di 6 punti e la mancanza di fondamentali è scesa di 8 punti”.

Quindi lei vede un certo potenziale anche in Europa per il DeFi?

“Al di là di palesi inefficienze nel nostro sistema attuale che l’innovazione portata da DeFi potrebbe migliorare sensibilmente (inclusione finanziaria, aumento della liquidità, riduzione dei costi) c'è un crescente interesse per la DeFi e il suo potenziale per migliorare i sistemi esistenti. Sono pienamente d'accordo che si debba prendere atto dei cambiamenti che, in settori in parte obsoleti come quello finanziario, possono essere visti come vere e proprie rivoluzioni. C'è da dire che oggi i sistemi alternativi che, pur avendo grande appeal, si trovano però a fare i conti con lacune di interesse socio-economico di grande portata.

Il sistema della blockchain è certamente tra i più discussi e controversi; resta però inteso che diversi settori stanno applicando questa non più nuovissima tecnologia a fronte di una tracciabilità verificata e verificabile ad ogni blocco (volendone citare il lessico) garantendone una salvaguardia del processo del trasferimento dei dati.”

Significa che lei vede dei vantaggi per i risparmiatori?

“I sistemi di investimento alternativo sono certamente una fonte molto interessante delle nuove modalità d'investimento, creando scenari diversificati alternativi accessibili ad una platea estesa e senza confini, altresì è pur vero che il processo delle informazioni essendo dinamico e quindi estremamente mutevole e volatile, espone il risparmiatore ad un rischio di gioco imprevedibile e molto liquido. Diversamente un sistema organizzato con un processo di informazioni chiare e aggiornate sarebbe auspicabile per la salvaguardia dei risparmi e la durabilità delle stesse piattaforme che inevitabilmente risultano essere più performanti delle tradizionali, fosse anche per la riduzione drastica delle commissioni e dei processi di accesso”.

E che cosa pensa del fenomeno delle cryptovalute?

“Investire oggi sulle cryptovalute è un tema molto caldo che ha subito un forte incremento, complice anche il lockdown: realtà come il Giappone hanno già strutturato delle banche centrali che emettono criptovaluta in un sistema di blockchain. Anche gli Stati Uniti sono attivi, volendone citare USDT che è una stablecoin legata al dollaro, ed altri Stati si stanno adoperando per mettersi al passo. Vero è che in un sistema in cui si va verso al completa digitalizzazione (questo sembra essere quasi il piano operativo dei prossimi anni) resta il dubbio però che assegnare ad una rete l'intero processo di salvaguardia delle informazioni sensibili (i blocchi sono responsabili del trasferimento delle informazioni e della loro tracciabilità sin dall'origine) significa che in rete si conservano i dati degli utilizzatori che sono accessibili a tutti coloro che ne fanno parte e non solo (si pensi alle open permissionless blockchain). In più sistemi di questo tipo sono avvenuti cyberattacchi che hanno provocato perdite economiche rilevanti. In ultima analisi, se è vero che la blockchain verifica il processo di trasferimento dell'informazione dalla sua nascita e la sua la tracciabilità  è riposta all'avallo dei blocchi che ne fanno parte, è altrettanto vero che non ne certifica la veridicità, poiché un’informazione che "nasce" errata verrà trasferita come tale nell'intera catena dando origine a sistemi che sono ingovernabili" (si pensi che un blocco una volta inserito nella catena, nel gergo "minato" è immodificabile).”

Ci sarebbe quindi un po’ di cautela da parte sua nell’affidarsi in toto alle blockchain?

“Alla luce delle considerazioni fatte, ritengo che la tecnologia blockchain sia sicuramente un passo in avanti nella sua applicazione in settori che abbiano bisogno di questo genere di regolamentazione: si pensi al mercato dei diamanti con i suoi “blood diamond” che di questa tecnologia ne sta facendo una best-practice. Tuttavia in altri settori la sua applicazione forse andrebbe ancora rivisitata e aggiornata al fine di garantire la salvaguardia degli utilizzatori finali.”

Ringraziamo il dr. Emanuele Salamone per il suo intervento e torniamo ad esaminare alcuni fenomeni internazionali di DeFi che stanno influenzando grandemente oggi le scelte nel mondo finanziario.

Democratizzare i servizi bancari

Ad esempio, Dharma è un'app americana di risparmio alternativo che consente agli utenti di inviare e ricevere USD guadagnando allo stesso tempo interessi sui propri fondi. Essendo senza confini, è disponibile per chiunque disponga di un indirizzo email e di una connessione Internet. Chi può fermare questo tipo di servizi in futuro? Nel sistema attuale, inviare denaro oltre confine, dove non è addirittura vietato, ha comunque costi proibitivi. Invece senza costosi intermediari, le piattaforme DeFi sbloccano il potenziale del mercato verso tassi di interesse migliori e costi ridotti.

Prime applicazioni

Sebbene la DeFi sia ancora agli inizi, ci sono già molti esempi che ne mostrano il potenziale. Come dicevamo. servizi bancari monetari, risparmi alternativi, piattaforme di prestito P2P e scambi decentralizzati sono alcune delle molte applicazioni che offrono un assaggio delle opportunità che la DeFi potrebbe sbloccare.

Mentre un sistema decentralizzato può spesso elaborare le transazioni più velocemente e in modo più sicuro, finora la volatilità dei prezzi è stato un problema che ha frenato l'adozione del mainstream. Ma già esistono le soluzioni, come gli stablecoin: monete digitali ancorate a valute del mondo reale come USDC (completamente garantito dal dollaro USA) o Dai (stabilizzato rispetto al valore del dollaro USA). Essendo cresciute rapidamente parallelamente allo spazio DeFi, le stablecoin hanno registrato volumi di transazioni record di oltre 90 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2020. Che cosa scopriremo quando esamineremo i dati del post-lockdown? Gli stablecoin combinano la trasparenza e la sicurezza di un asset digitale con la stabilità della valuta tradizionale.

Piattaforme di prestito

Stanno anche emergendo piattaforme di prestito peer-to-peer come Compound, un protocollo che stabilisce tassi di interesse impostati algoritmicamente. Aave, una piattaforma di prestito P2P basata su Ethereum è un altro esempio. Con vantaggi come il regolamento istantaneo dei fondi, la possibilità di utilizzare le risorse digitali come garanzia e nessun controllo del credito, queste piattaforme DeFi hanno molto appeal sui sistemi di credito esistenti.

Un altro segmento interessante delle applicazioni DeFi sono gli scambi decentralizzati, o DEX. Usandoli, gli utenti possono scambiare risorse digitali senza bisogno di uno scambio fisico. I DEX possono anche offrire commissioni di negoziazione inferiori rispetto agli scambi centralizzati, dato il loro ridotto costo overhead.

Attenzione

Chiaramente, le app DeFi hanno un potenziale incredibile, ma i problemi di sicurezza rimangono. Negli ultimi mesi, gli hacker hanno rubato più di 27 milioni di dollari dai progetti DeFi. A giugno, il fornitore di liquidità DeFi Balancer Pool ha subito un hackeraggio sofisticato che pare abbia indotto il protocollo a rilasciare token per un valore di circa 500.000 dollari. In un altro incidente, 25 milioni di dollari in Bitcoin ed Ethereum sono stati rubati dal protocollo di prestito di dForce tramite un altro attacco.

I servizi storicamente controllati da banche e istituzioni finanziarie stanno cambiando poiché la DeFi sta creando un sistema finanziario migliore e più accessibile… ma … come vedete, non è tutto oro quel che luccica.

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