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"Mai più solo" ODV è ufficialmente parte civile nel processo di Bibbiano

L'ASSOCIAZIONE MAI PIU' SOLO presieduta dall'Ing. Vincenzo De Feo è formalmente inserita nel PROCESSO PENALE denominato "ANGELI E DEMONI" pendente presso il GUP del Tribunale di Reggio Emilia, per richiedere quale ENTE ESPONENZIALE ex art. 91 cpp il RISARCIMENTO per i fatti orridi di BIBBIANO nei confronti di coloro che risulteranno COLPEVOLI delle vicende inenarrabili perpetrate contro i bambini e le innumerevoli famiglie coinvolte.
L'Associazione MAI PIU' SOLO è costituita PARTE CIVILE per VIGILARE sul corretto svolgimento del processo, mediante la collaborazione dell'avvocato ROSSANA FERRARO, già procuratore della Associazione in altre iniziative giudiziarie, nonché dell'avvocato DANIELA BONDI del Foro di Bologna, affinché la GIUSTIZIA TRIONFI e che in futuro non accada più un simile orrore.

mai più soloL'Associazione "Mai più solo". Al centro l'Ing. Vincenzo De Feo

Le indagini e l’impianto accusatorio

Riportiamo di seguito 2 articoli che spiegano le indagini e l’impianto accusatorio verso i 24 imputati rinviati a giudizioFonte: il Giornale 23.06.2020 di Costanza Tosi

Bibbiano, 24 rinvii a giudizio per l'inchiesta "Angeli e Demoni"

24 gli indagati rinviati a giudizio secondo il volere della Procura di Reggio Emilia per il caso "Angeli e Demoni", l'udienza preliminare è fissata per il 30 ottobre davanti al Gup del tribunale di Reggio Emilia.

Sono 24 gli indagati rinviati a giudizio secondo il volere della Procura di Reggio Emilia che ha portato avanti l’inchiesta giudiziaria sugli affidi illeciti. L'udienza preliminare è fissata per il 30 ottobre davanti al gup, Dario De Luca, del tribunale di Reggio Emilia.

L’ordinanza della procura che analizzava i casi di alcuni minori che sarebbero state vittime di un sistema di affidi illeciti era stata la scintilla che, il 27 giugno scorso, aveva fatto scoppiare il caso Bibbiano. Dall'inchiesta "Angeli e Demoni" è emersa una serie di accordi sottobanco e favoritismi che svela un'enorme rete formata da enti privati e pubblici e collegata anche dalle istituzioni. Un sistema fatto di intrecci e atrocità che, per anni, sarebbe servito a favorire un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro. Dall'inchiesta della procura sono emerse finte relazioni, falsi documenti e pressioni psicologiche utilizzate dagli psicologi per riuscire a plagiare i minori. Vere e proprie opere di convincimento, meccanismi di persuasione e storie di fantasia per screditare le famiglie dei piccoli. Una volta "plagiati" i bambini avrebbero dovuto denunciare i genitori, raccontando di aver subito violenze mai avvenute.

I reati contestati sono, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

155 i testimoni citati dall’accusa e 48 le parti offese, tra cui l'Unione dei Comuni Val d'Enza, i Comuni di Gattatico e Montecchio, ministero della Giustizia e Regione Emilia Romagna. Tra i testimoni, oltre agli investigatori dei carabinieri che hanno seguito l'indagine che ha preso il nome di "Angeli e Demoni", il giornalista-scrittore Pablo Trincia, la direttrice della fondazione emiliano-romagnola per le vittime di reato Elena Buccoliero, l'ex giudice minorile di Bologna Francesco Morcavallo, il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia Fausto Nicolini.

Gli indagati al centro dell'inchiesta

Tre i capi d'imputazione nei confronti del guru della "Hansel e Gretel" nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e Demoni". Concorso in abuso d'ufficio l'accusa nei confronti di Claudio Foti alla quale si sono aggiunte, sulla base delle registrazioni delle sedute da lui sostenute con alcuni minori presentate dal legale dello psicologo in sede di tribunale, frode processuale e lesioni personali gravissime.

Tra gli indagati anche Andrea Carletti. Il sindaco di Bibbiano e delegato dell'Unione Comuni Val d'Enza alla specifica materia delle politiche sociali, indagato per abuso di ufficio e falsità ideologica. Secondo quanto redatto dai pm l'ex sindaco dem avrebbe lavorato assieme a Foti alla creazione di un progetto volto a consentire, allo psicologo, la prosecuzione illecita del servizio di psicoterapia. Una comunità per minori che, sotto proposta proprio del sindaco dem, sarebbe nata nel paesino dove operava il primo cittadino. A Bibbiano. Un'idea già andata in porto e prota a prendere forma e la cui gestione degli spazi, in assenza di qualsivoglia procedura ad evidenza pubblica, era già stata interamente affidata al centro studi Hansel e Gretel.

Tra i principali indagati rimane anche Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali della Val d'Enza. Secondo quanto contestato dalla procura nel provvedimento, la capa degli affidi, avrebbe, minacciato i genitori di uno dei bambini, intimidando che gli avrebbe permesso di vedere i figli "a condizione che rilasciasse ai Servizi Sociali il suo consenso a che il figlio minore fosse sottoposto ad un percorso di psicoterapia specialistica con Foti". Per i pm, Anghinolfi avrebbe compiuto "atti idonei diretti in modo inequivoco a costringerlo a prestare il predetto consenso". Tutto, al fine di procurare a Foti Claudio, profitti in denaro, "pari al corrispettivo richiesto per le sedute terapeutiche di euro 135 ogni ora”.

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Fonte: Rassegne Italia, 19.07.2019 di Costanza Tosi

Quei legami tra la consigliera del Partito Democratico e i “ladri di bambini” indagati a Bibbiano

Le indagini sugli scandali a Bibbiano proseguono. I punti si uniscono, dando vita a un tremendo intreccio che ha acceso i riflettori sull’assurdo meccanismo degli affidi in Italia. Dettagli che confermerebbero e coinvolgerebbero anche alcuni membri del Partito democratico di Bibbiano. Una presenza costante, si spera disattenta, in tutti gli eventi che hanno coinvolto il sistema degli affidi. Eventi nei quali, spesso, spunta un nome: Roberta Mori. Si tratta della presidente dem della Commissione Parità della Regione Emilia-Romagna.

È a lei che Federica l’Anghinolfi e il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti (entrambi indagati e ora ai domiciliari), nel 2015, presentarono il Modello Val d’Enza. Modello che, al tempo, la Mori sponsorizzava con fierezza. Il sindaco PD e la prima responsabile degli affidi illeciti non erano i soli ad essere collegati a Roberta Mori. La consigliera pare conoscesse bene anche un altro degli indagati: Fadia Bassmaji, finita ai domiciliari assieme alla compagna. Entrambe erano amiche della Anghinolfi, vicine alla dem Mori, accusate di maltrattamenti verso la bambina che avevano preso in affido. La prova del rapporto di “amicizia” sta in tutti quei commenti pubblicati sulla pagina Facebook delle due compagne. Roberta Mori era solita seguire le due donne che, spesso, pubblicavano post con bandiere lgbt e cuori arcobaleno. Un modo per rimanere aggiornata. È lei la prima relatrice della proposta di legge regionale contro l’omotransnegatività. È lei una delle prime candidate, alle scorse elezioni europee, pro-LGBT, suggerita perfino dal sito Votoarcobaleno dell’Arcigay come candidato gayfriendly. Un candidato da sostenere e portare avanti.

Ma non è tutto. Nel maggio 2016, la Mori partecipa, come relatrice, al convegno “Quando la notte abita il giorno: l’ascolto della minore vittima di abuso sessuale e maltrattamento. Sospetto, rivelazione, assistenza, giustizia.” Evento nel quale, circa la metà dei nomi che ritroviamo tra i relatori, sono gli stessi finiti nel registro degli indagati per l’inchiesta “Angeli e Demoni”. A parlare di maltrattamenti sui minori all’incontro c’erano, ancora una volta, Federica Anghinolfi e il sindaco democratico Andrea Carletti. Ma anche il luminare Claudio Foti, assieme al collega Monopoli e molti altri. Proprio il quell’occasione la Mori affermava, con soddisfazione, che per lei quello era più di un semplice incontro: “Un esempio concreto di quello che è praticare la prevenzione e il contrasto alla violenza “. E non mancava di citare l’audizione del 2015, sostenendo di voler essere, come regione, “partner e sponda rispetto ad un’esperienza che noi riteniamo esemplare per tutta l’Emilia-Romagna “.

La consigliera dem elogiava il sistema della Val d’Enza. Lo stesso sistema finito nel mirino della procura di Reggio Emilia. Non sappiamo se la Mori fosse a conoscenza del perverso meccanismo che muoveva le fila degli affidi, ma un fatto è certo: la Mori conosceva bene tutti coloro che, quel meccanismo, lo mettevano in atto. Ai danni dei più piccoli e delle loro famiglie.

Tanto che a settembre del 2016, sempre la dem Mori partecipa, in compagnia di due sindaci del Pd (ora indagati), all’inaugurazione del centro “La Cura”. Stesso centro nel quale si svolgevano gli incontri tra le piccole vittime e gli psicologi della Hansel&Gretel. Tra i presenti all’inaugurazione anche Federica Anghinolfi. E sul proprio sito web la Mori metteva in evidenza l’evento, descrivendo “La Cura” come uno “spazio integrato a servizio di bambini e bambine vittime di abusi” nati dall’esperienza “agita su casi concreti e dai molteplici bisogni che ne sono scaturiti;” e, sottolinea, “bisogni che sono stati oggetto di una specifica audizione in Commissione assembleare Parità e Diritti delle Persone.” Un luogo dove i bambini avrebbero dovuto trovare pace.

Insomma, la dem Roberta Mori, era sempre presente agli incontri organizzati dal giro della Val d’Enza. Sia che riguardassero famiglie e minori, sia che si parlasse di temi arcobaleno. Una presenza distratta, quella della consigliera, che ha per anni osservato da vicino il sistema degli affidi illeciti portato avanti dai servizi sociali della Val d’Enza, senza mai accorgersi di cosa stava succedendo, senza vedere cosa stessero facendo a quelle piccole vittime cadute nella rete degli orrori. Sebbene la Mori non risulti coinvolta nel giro d’affari di Bibbiano, è indubbio che fu lei a sostenere e appoggiare l’operato di una dei principali indagati dell’inchiesta “Angeli e Demoni”.

E c’è chi non ci sta. A fine luglio la legge sulla omotransenagtività tornerà in aula e il capogruppo di Forza Italia, Andrea Galli, chiede alla presidente Pd Mori di lasciare l’incarico di relatrice. “Per la Mori, quello di Bibbiano, era addirittura un modello da esportare e in Commissione annunciò anche l’intenzione di promuovere in Val D’Enza ‘un incontro pubblico della commissione, per ascoltare il territorio e condividere azioni di sistema’ – spiega Galli -nel 2016 ribadì anche il concetto affermando proprio in un convegno a Bibbiano che quella esperienza era esemplare per tutta la Regione e si spinse ripetutamente a ringraziare pubblicamente la Anghinolfi per la sua dedizione. Ancora fu proprio la Mori a proporre di creare sul territorio un Centro specialistico sul trattamento dei minori vittime di violenza insieme all’Ausl di Reggio Emilia”. Continua Galli. “Oggi la Mori per opportunità politica e correttezza dovrebbe fare un passo indietro, non può essere lei a presentare come relatrice il disegno di legge sulla omotransegatività sostenuto dal mondo Lgbt al quale la Anghinolfi faceva apertamente riferimento. Si astenga, almeno per prudenza, almeno per poter attendere dalla giustizia una verità sugli orribili fatti che stanno emergendo a Bibbiano”. Presterà ascolto al consiglio del collega?

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