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Imprese e Professioni
Pubblica Amministrazione. L'avv. Miriam Marotta contro i ritardati pagamenti

L’emergenza Covid-19 ha portato alla ribalta uno degli annosi problemi che debba affrontare un creditore: il ritardato pagamento di quanto gli spetta da parte del debitore. Ora il problema, se è mai possibile, si complica con l’introduzione ovunque in questi giorni del concetto di sospensione dei termini di pagamento.

Ad esempio, senza andare troppo nel dettaglio, il Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23 - Decreto liquidità - a proposito di vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito emessi prima della data del 9 marzo 2020, prevede una sospensione che opera sui termini per la presentazione al pagamento, i termini per la levata del protesto o delle constatazioni, il termine per il pagamento tardivo dell’assegno, ecc. Ma il tema dei ritardati pagamenti è ben più vasto e va affrontato nei suoi aspetti generali, al di là del momento contingente che può aver portato a qualche stortura.

Il D.Lgs. n. 231/2002 così come modificato dal D.Lgs. 192/2012 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano alcune importanti regole circa i termini di pagamento e le conseguenze del mancato rispetto di questi in merito alle fatture emesse nelle transazioni commerciali, intese come i contratti tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni che comportano la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo.

INTERVISTA ALL’AVV. MIRIAM MAROTTA

Avv. Miriam MarottaAvv. Miriam Marotta

Intervistiamo l’avv. Miriam Marotta, Loan manager e responsabile dipartimento ricerca giuridica dello Studio associato M.A.B.E. & Partners, una boutique legale che annovera, oltre ai due soci, gli avvocati Angelo Visco e Massimiliano Bettoni, circa 45 collaboratori con tre sedi in Italia (Milano, Roma e Isernia) e una quarta, costituenda, nel Regno Unito.

“La regola che si desume dalla normativa summenzionata è che il creditore ha sempre diritto alla corresponsione degli interessi moratori sull’importo dovuto, senza che sia necessaria la costituzione in mora del debitore" esordisce l'avv. Marotta "Con particolare riferimento ai rapporti commerciali fra imprenditore e pubblica amministrazione, gli interessi moratori decorrono dal trentunesimo (ipotesi normale, regola) ovvero sessantunesimo giorno (il raddoppio è previsto per le imprese pubbliche che sono tenute al rispetto dei requisiti di trasparenza di cui al D.Lgs. n. 333/2003 e per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria e che siano stati debitamente riconosciuti a tale fine) successivo al ricevimento della fattura da parte dell’ente pubblico.

L’indicazione imperativa dei termini per il pagamento delle prestazioni e l'aggravio delle conseguenze sanzionatorie per la violazione degli stessi, trovano il loro campo elettivo nei contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2013. Differentemente, per i contratti stipulati anteriormnte a tale data rimangono in vigore le vecchie modalità di calcolo degli interessi. A ben vedere ciò comporta, in particolar modo nel settore pubblico, che i pagamenti relativi ai contratti stipulati dopo il 1° gennaio 2013 diventino prioritari rispetto a quelli precedenti, con il rischio di lasciare insoluti quelli precedenti”.

Ma la decorrenza degli interessi?

“La normativa, che stabilisce quindi rigorosi termini per la decorrenza degli interessi de quibus nelle transazioni commerciali, è stata accolta favorevolmente dal mondo imprenditoriale, e ciò soprattutto in considerazione delle lunghe tempistiche processuali per l’esecuzione ai danni della Pubblica Amministrazione.

Il ritardo nei pagamenti, ad onor del vero, genera effetti gravi per le imprese, soprattutto per le PMI, le quali sono costrette a ricorrere al credito bancario per onorare le obbligazioni assunte con altri soggetti sul mercato. Si viene a creare, in questo modo, una spirale senza fine che nel medio-lungo periodo genera giocoforza un rallentamento dell’economia”.

Che cos’è l’interesse di mora?

“In definitiva, l'interesse di mora ex D. Lgs. 231/02 - a seguito delle modifiche ed integrazioni apportate dal D.Lgs. 192/2012 - è un interesse da applicarsi al mancato pagamento di una fornitura o prestazione di servizi che scatta automaticamente allo spirare del termine del previsto pagamento”.

Se allora è chiaro il quadro normativo, non ci resta ora che comprendere quali siano i rimedi e le strategie processuali adottabili dai creditori. In altri termini: cosa si può fare se la pubblica amministrazione non paga il proprio debito?

“Sono possibili diverse strade. La più veloce e semplice è sicuramente la richiesta della certificazione del credito: chi vanta un diritto di credito commerciale nei confronti della Pubblica Amministrazione può richiedere alla stessa di certificare, in modo totalmente gratuito, eventuali crediti relativi a somme dovute per somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali. Una volta certificato il credito è possibile attendere il pagamento della somma da parte dell’amministrazione debitrice, effettuarne la cessione ovvero compensare la somma (anche parzialmente) presso l’Agenzia delle Entrate”.

In alternativa?

“Il creditore può altresì adire il giudice civile per ottenere un decreto ingiuntivo in forza del quale agire esecutivamente o mediante giudizio di ottemperanza.

Focalizzando l’attenzione sui rimedi processuali, nell'ambito dell'esecuzione forzata nei confronti della Pubblica Amministrazione, il procedimento dettato dal codice di procedura civile, subisce rilevanti modifiche. Secondo il disposto dell'art. 14, 1° comma, del d.l. n. 669/1996 (come modificato dall'art. 147 L. n. 388/2000), le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici hanno un termine di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo per completare l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali che li obbligano al pagamento di somme di denaro.

Prima di tale termine, in base all'espresso divieto di cui alla suddetta disposizione, il creditore non ha diritto di procedere ad esecuzione forzata, né di porre in essere atti esecutivi, ivi compresa dunque la notifica del precetto. Conseguentemente, alla P.A. debitrice dovrà essere notificato il titolo esecutivo come dispone l'art. 479 c.p.c., ma non sarà possibile notificare contestualmente il precetto, il quale, a pena di nullità dovrà notificarsi, invece, non prima dello spirare del termine dilatorio di 120 gg. Solo una volta decorso il termine previsto dalla legge, se l'amministrazione è inadempiente potrà procedersi con la regolare notifica dell'atto di precetto e, dunque, avviare, trascorsi i dieci giorni fissati dall'art. 480 c.p.c., l'esecuzione forzata”.

Quali sono i vantaggi?

“A ben vedere, il creditore può scegliere liberamente di agire, o in sede di esecuzione civile, ovvero in sede di giudizio di ottemperanza: strumento indispensabile per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale nei confronti della Pubblica Amministrazione. E’ un giudizio avente carattere prevalentemente surrogatorio in quanto consente Giudice o per esso, al commissario ad acta di sostituirsi – con cognizione estesa al merito – all’Amministrazione inadempiente. A riguardo è ormai pacifico nella giurisprudenza amministrativa che le azioni sostitutive poste in essere dal Giudice o dal suo ausiliario per eseguire il giudicato possono anche esulare dal rispetto delle ordinarie procedure cui è tenuta l'amministrazione nell'ambito della sua azione, e quindi anche in ipotesi concernenti il pagamento di somme di denaro”.

IL RITARDATO PAGAMENTO DELLE PA

Ringraziamo l’avv. Marotta per la cortesia dimostrataci nel rispondere alle nostre domande e vediamo nel dettaglio qualche aspetto operativo dello Studio M.A.B.E.

Ricorsi per ottenimento ristoro economico per ritardato pagamento della PA

Lo Studio M.A.B.E. effettua una disamina del business aziendale, delle prestazioni erogate dall’impresa alla P.A. e dei relativi pagamenti, verifica, pertanto, se vi siano i presupposti per recuperare liquidità sommersa (interessi da ritardato pagamento) da parte della PMI. Nel caso specifico, si provvede ad instaurare forme diverse di contenzioso per il recupero degli interessi, così da generare flussi di cassa, per l’impresa, tali da generare un autofinanziamento del proprio business futuro.

Gli interessi, in caso di ritardato pagamento, sono sempre dovuti - senza necessità di messa in mora - il creditore avrà diritto ad un ristoro pari al tasso d’interesse base BCE + 7 o 8 punti percentuali a seconda che la transazione sia avvenuta prima o dopo il 2013 (entrata in vigore della normativa di riferimento) e, dopo aver ottenuto il titolo esecutivo, si potrà scegliere la strada della procedura esecutiva oppure quella amministrativa volta alla nomina di un commissario ad acta che provveda alla liquidazione.

Studio M.A.B.E.

Massimo Bettoni e Angelo Visco   Le FontiMassimiliano Bettoni e Angelo Visco

Lo studio segue, attualmente, 5 istituti di credito, 8 Servicer finanziari, 8 gruppi societari del settore dell’energia e 40 PMI oltre che condomini e confederazioni di rappresentanza. A tutt’oggi lo studio legale associato M.A.B.E. ha offerto, attraverso una pluralità di servizi legali, un servizio dedicato al ciclo del credito nelle seguenti specializzazioni del diritto: 

Diritto Bancario;
Diritto Finanziario;
Diritto Commerciale;
Diritto Immobiliare;
Diritto Ambientale;
Diritto dell’Energia e Utilities;
Diritto delle esecuzioni mobiliari e immobiliari/NPLS/UTP;
Contenzioso nazionale ed internazionale;
Compliance per le società;
Supporto legale all'internazionalizzazione delle PMI e all’incorporazione di società nei mercati esteri;
Arbitrati

Lo Studio M.A.B.E vanta una profonda esperienza dell’intero ciclo del credito e, quindi è in grado di garantire prestazioni su ampia scala, ma anche prestazioni che potrebbero definirsi taylor-made poiché adeguate rispetto alle esigenze/urgenze del cliente.

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