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Boris Johnson, rischio elezioni anticipate. Stasera voto decisivo

Boris Johnson andrà a elezioni anticipate lunedì 14 ottobre, se il Parlamento dovesse votare stasera per prendere il controllo della Brexit. In un comizio televisivo dal nr. 10, il Primo Ministro ha dichiarato che in "nessuna circostanza" perseguirà un’ulteriore proroga alla data per l’uscita dall’UE. Il messaggio è evidentemente rivolto ai 20 dissidenti Tory favorevoli alla Brexit ma contrari al No Deal: se il governo dovesse andare sotto in aula non resterebbe altra scelta che un'elezione “che nessuno realmente vuole”. Johnson è dunque pronto a scommettere la sua intera premiership su un'elezione che sarebbe de facto la ripetizione del referendum europeo del 2016.

Nel frattempo, i finanziatori Tory hanno fatto sapere di essere pronti alla battaglia e hanno stilato una lista di oltre 100 collegi contendibili da finanziare con milioni di sterline per aiutare Boris Johnson a vincere le elezioni. I finanziatori che hanno abbandonato il partito al tempo di Theresa May sono rientrati nei ranghi conservatori per sostenere la leadership di Boris Johnson. Clamorosamente, Tony Blair ha ammesso che Boris Johnson probabilmente vincerebbe le elezioni anticipate “a man bassa”. L'ex PM laburista, l’artefice di Cool Britannia, ha avvertito che nessun leader dell'opposizione ha mai vinto partendo dalle agghiaccianti proiezioni sulla impopolarità di Jeremy Corbyn. E ha ammesso che lui stesso nutre riserve sul voto anticipato, ritenendo il Partito laburista ancora esposto al disagio dell’opinione pubblica per i passi falsi sull'antisemitismo e l’eccessivo smottamento a sinistra. Blair ha detto: "I conservatori vincerebbero facile, facendo del voto un’opzione binaria Johnson contro Corbyn". Tuttavia, ha predetto l’ex leader della Terza Via, il Brexit Party di Nigel Farage crollerebbe di fronte alla chiara posizione No Deal di Boris che permette ai Tories di drenare voti dall’elettorato euroscettico. Politici e diplomatici di tutta l'UE-27 seguiranno con attenzione la seduta odierna di Westminster per valutare se la strategia del Primo Ministro - lasciare il 31 ottobre con o senza un accordo - rimane intatta. Boris Johnson non vuole un'elezione generale. Tuttavia, se il Parlamento dovesse riuscire ad approvare una legge che lo obbliga a chiedere una proroga dell'articolo 50, allora non ci potrà essere altra opzione. Negli ultimi due settimane, Johnson era riuscito a logorare l'opposizione di Bruxelles a qualsiasi ulteriore modifica sull'accordo di recesso. Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno entrambi manifestato la volontà di trovare un’alternativa al backstop irlandese. L’iniziativa dei Remainers potrebbe essere un errore tattico: il paradosso del No Deal è che se rimane sul tavolo, potrebbe incentivare l’UE a trovare un accordo. Se viene escluso, si torna al punto di partenza.

Simul stabunt simul cadent.

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