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Italia Atlantica
Investimenti strutturali zero, solo spesa e niente ripresa

Le Contenomics doveva essere il libro dei sogni, invece è una lista degli orrori. Giuseppe Conte ha contratto deficit per 100 miliardi, più altri 30 di saldo netto ancora da finanziare, per sovvenzionare un programma di spesa pubblica corrente improduttiva, parassitaria e assistenziale.

Al netto di 492 milioni per la sanità, le misure introdotte dal Decreto Agosto comprendono: blocco dei licenziamenti fino a novembre, rinnovo della cassa integrazione ed estensione della medesima ai 1500 lavoratori di Air Italy (compagnia già in liquidazione da febbraio, a causa, è scritto nel verbale dell’assemblea degli azionisti, di difficoltà “strutturali” del mercato aereo italiano), fondi per il bonus babysitter, proroga del reddito di emergenza, incremento del trattamento delle pensioni d’invalidità, aumento della dotazione per la newco Alitalia, una strana operazione cash back (sconti a chi paga con carta di credito). Ma il capolavoro è il “fondo per la formazione delle casalinghe”, che non si capisce cosa dovrebbero imparare e chi dovrebbe insegnar loro.

La manovra, che doveva essere anticiclica, si è concretizzata attraverso tre scostamenti di bilancio: 20 mld del Decreto Cura Italia a marzo, 55 mld nel Decreto Rilancio a maggio, 25 mld nel Decreto Agosto. Questi non sono fondi europei, anche se lo spin orchestrato da Rocco Casalino gioca sull’ambiguità, ma deficit delle partite correnti che porta il saldo del debito pubblico alla quota monstre di 2577 mld, una soglia non sostenibile in un paese a demografia negativa, a luglio è stato certificato il sorpasso e l’INPS paga ora 22,8 mln di prestazioni previdenziali a fronte di 22,7 mln di buste paga.

Tutto l’intervento pubblico è sbagliato concettualmente. Lo shock sul lato dell’offerta viene combattuto con misure di sostegno alla domanda. Il governo paga sussidi a pioggia e introduce bonus fiscali addizionali che portano le tax expenditures alla cifra di 880, una giungla, contro una richiesta di semplificazione fiscale che viene posta anche dall’Ue. Ma soprattutto, sono misure che aumentano l’effetto distorsivo sulla produttività di un sistema già in crisi di crescita e con finanze fragili.

Politicamente, è evidente che si tratta della più grande operazione di compera del consenso elettorale mai orchestrata nella storia della Repubblica. Con questo biglietto da visita è da dubitare che sarà possibile accedere ai finanziamenti del Recovery Fund: gli aiuti dell’Ue sono subordinati ad un piano di riforme nei quattro settori chiave di fisco, giustizia, lavoro e burocrazia, ad investimenti in tecnologia ed efficientamento energetico e ad un aggiustamento strutturale dello 0,6%. Pensare, come fanno Conte e Casalino, di poter mettere mano alle risorse europee per operare la transizione al socialismo reale, statalizzando l’economia, è contemporaneamente ingenuo e velleitario. Ma non per questo meno pericoloso. Conte e Casalino pensano di essere furbi e invisibili, nascondendosi dietro la TV di regime ed una stampa asservita che parla del dito mentre questo punta alla luna, ma gli analisti delle ambasciate riferiscono ogni giorno da Roma alle loro capitali. Nelle Cancellerie sono ben chiare sia le nazionalizzazioni dirette, Alitalia, Ilva, Autostrade, MPS; che quelle indirette, effettuate attraverso CDP, da poco gelatiere di Stato dopo l’acquisizione di Sammontana, che soltanto per caso vende il cono cinque stelle stracciatella, amarena e caffè. Il Responsabile Nazionale Esteri del Pri Bepi Pezzulli, che dirige il think tank Italia Atlantica, è tranchant: “Pensare di poter imporre a Amsterdam, Berlino, Helsinki e Vienna l’onere di finanziare la campagna elettorale di una coalizione oramai minoranza nel paese è non soltanto sciagurato, ma foriero di ulteriori tensioni internazionali e pregiudizievole alla credibilità dell’Italia nei fora multilaterali".

Qualcuno aveva ipotizzato che questo governo con misure espansive avrebbe consentito una ripresa della domanda più forte dell'immaginabile. Non solo non è stato così, ma avere prolungato lo stato di emergenza e avendo nascosto i verbali della commissione tecnico-scientifica che sconsigliavano il lockdown totale, in favore di una chiusura circoscritta alle zone più colpite del paese, ha bruciato interi settori dell'economia e disincentivato l'afflusso di turisti e investitori esteri.  Le misure assistenziali non potranno restituire competitività ad aziende che hanno interrotto per mesi la loro presenza commerciale e della cui assenza sul mercato si sono avvantaggiate le aziende estere concorrenti. Un disastro. Con questo sistema di interventi consolidati nei tre decreti, è facile capire che Conte si presenterà all'appuntamento di ottobre sul Recovery Fund senza visione strategica. Questa non è nè politica keynesiana nè politica economica di rilancio, è solo una politica assistenziale e caritatevole che la Ue non finanzierà. Divisioni e mugugni dentro la coalizione lasciano intendere che il governo è agli sgoccioli, mentre il Pd è il partito che rischia di essere penalizzato di più a cominciare dalle elezioni regionali. Totalmente in balia di Conte, il Pd non può stare aggrappato al potere penalizzando il paese. Ora a Palazzo si sussurra di affidare il governo a Mario Draghi prima che sia troppo tardi. A proporre Draghi è stato da mesi il Pri, non presente in parlamento ma che rappresenta storicamente il partito che antepone l'interesse del paese a quello delle clientele. Lo schema destra/sinistra non porta il paese fuori dalla crisi. Occorre un governo di unità nazionale, che in attesa della riforma elettorale, restituisca centralità al parlamento e persegua l’interesse generale.

 

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