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Lo sguardo libero
Il Nord vuole Tav, il Governo ne tenga conto o Regioni promuovano referendum
LaPresse

La Commissione presieduta dal prof. Marco Ponti sui rapporti costi/benefici della Tav, chiesta dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, boccia la  grande opera ferroviaria, ma i dubbi sono molti. Uno dei sei commissari, il prof. Pierluigi Coppola non firma. Dice che le linee guida utilizzate non sono state né quelle Ue né quelle italiane, che anzi… si potrebbe parlare di linee guida Ponti. In particolare, inedito, cioè non contemplato in nessun protocollo, l’inserimento del mancato incasso delle accise sui carburanti nella colonna dei costi.

Rimane la sostanza. Le due forze politiche che danno vita al Governo del premier Giuseppe Conte, sono su posizioni opposte: la Lega di Matteo Salvini contraria, favorevoli i 5 Stelle di Luigi Di Maio. Che fare? E’ vero, quella sulla Torino-Lione è una decisione che va presa a Roma, perché è il Parlamento che deve disconoscere accordi internazionali già sottoscritti. Tuttavia i benefici di Tav andrebbero maggiormente (direttamente) - pur facendo da traino a tutta Italia - nelle regioni del Nord, da cui passerebbero i traffici dell’area danubiano-balcanica, che altrimenti finirebbero di là delle Alpi.

Alle elezioni politiche del marzo 2018, la Lega ha vinto al Nord, al Sud i 5 Stelle. Non solo, i governatori delle Regioni settentrionali, anche il Pd Sergio Chiamparino,  sono sostenitori dell’ opera: da Giovanni Toti della Liguria (“La Commissione è una foglia di fico, la bocciatura è politica”) ad Attilio Fontana della Lombardia (“Alla sua realizzazione è legato lo sviluppo del Nord”), da Luca Zaia del Veneto (“L’asse padano rischia di essere tagliato fuori”) a Chiamparino del Piemonte (“Siamo nel mondo al contrario. I mancati introiti per il carburante inseriti come costi… Come si fa a definire costo ciò che è beneficio per l’ambiente?”). Difficile pensare che siano avversi i presidenti Stefano Bonaccini dell’Emilia-Romagna e Massimiliano Fedriga del Friuli-Venezia Giulia.

Di più, gli ultimi sondaggi danno la Lega al Nord oltre il 40%, mentre i 5 Stelle a meno della metà, al 17% (oltre 35% al Sud). E’ quindi molto probabile che la maggioranza dei cittadini del Nord vogliano il Treno ad Alta Velocità (TAV). Il Governo nella sua collegialità e il Parlamento assecondino tutto ciò: le decisioni prese a Roma dovrebbero tener conto delle esigenze territoriali, regionali in questo caso. Per parte loro, le Regioni potrebbero scegliere anche la strada del referendum su base locale, sulla falsariga di quelli sull’autonomia tenuti congiuntamente in Lombardia e in Veneto nell’ottobre del 2017.

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