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Medicina narrativa: quando anche le parole curano
Comunicazione Medico-Paziente: via al corso Ade 2020 Scuola Medicina Bari

La Scuola di medicina dell’Università degli studi di Bari inaugurerà nelle prossime settimane il nuovo corso Ade di Medicina narativa.

«Il livello di conoscenza della medicina basata sull’evidenza non può più prescindere - aveva sottolineato  il presidente della Scuola di Medicina dell'Università di Bari, Loreto Gesualdo lo scorso anno - da un rapporto di comunicazione col paziente che implichi valori quali l’ascolto e l’empatia. Due qualità fondamentali nella nuova offerta delle prestazioni sanitarie in una società che deve fare i conti con una tecnologia disumanizzata e tecnologicamente sempre più distanti dal paziente».

Per essere un bravo medico- aveva aggiunto Gesualdo- non basta solo la preparazione scientifica, serve soprattutto una grande umanità per capire la malattia, la sofferenza e la morte».

«Pensate per esempio al delicato compito a cui sono chiamati i medici rianimatori nel momento in cui devono informare i familiari dell’avvenuto decesso del paziente e le parole che questi devono meglio utilizzare per comunicare la possibilità di donare gli organi, un atto che serve a ridare la vita ad altre persone. In quel momento viene messa in campo una capacità di relazione e una sensibilità umana che non si impara sui libri sacri della Scienza». 

Le tecniche e gli esperti

In questo senso la “Medical Humanities” (il ricorso alla letteratura, alle arti visive, alla poesia) possono rappresentare un valido aiuto.

Anche ques'anno, dunque il corso si avvarrà dei migliori esperti in questi campi per farci aiutare ad interpretare e ad imparare a capire la malattia e la sofferenza del paziente».

La “Medicina narrativa” - pratica adottata ormai da anni in altri Paesi, soprattutto Stati Uniti ed Europa - valorizza la storia del paziente che diventa quindi uno strumento fondamentale di conoscenza della malattia, essenziale per costruire un efficace progetto terapeutico.

«Esercitare una medicina “narrative based” - spiegano gli esperti - non significa tuttavia limitarsi ad ascoltare la storia del malato, ma costruire insieme a lui una storia della sua malattia, attraverso la tecnica dell’ascolto». Se il progetto dovesse andare in porto ciò potrebbe rappresentare per il mondo della Sanità in generale uno strumento fondamentale per orientare i processi di cura alla esperienza che il paziente e la sua famiglia indicano al medico attraverso un rapporto più centrato sull’utilizzo della “Medical Humanities”. 

 

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