Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
NUMERO 38 – 2012
LEGGI EUROPEE DIRETTAMENTE DAI CITTADINI; BORSE PER I RICERCATORI EUROPEI, CONSULTAZIONI PER I CONSUMATORI
PER STARE MEGLIO COME CITTADINI EUROPEI E SAPER SFRUTTARE TUTTE LE OPPORTUNITA’ UTILI – In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – europainforma@gmail.com
Domanda: il 2013 è l’anno europeo della cittadinanza ma ci sono iniziative che ci rendono concretamente partecipi della costruzione della nuova Europa o dobbiamo subire quello che i politici spesso poco preparati che abbiamo eletto decidono per noi anche in Europa? Marco Bottecchi
Risposta: il 2013 è l’anno europeo della cittadinanza e una serie di incontri pubblici nei diversi Stati Membri si sono svolti o sono previsti proprio per evidenziare diritti e doveri di noi cittadini europei, e per un confronto diretto tra Parlamentari europei, funzionari della Commissione europea e cittadini in diverse città italiane. Inoltre c’è il nuovo diritto di Iniziativa dei cittadini europei, grazie al quale si può chiedere alla Commissione europea di legiferare su alcuni temi, posto che sia raccolto un numero sufficiente di firme. “Si tratta di un milione in totale ed un minimo in almeno sette paesi (54.750 per l’Italia) nell’arco di 12 mesi,”dice il dott. Bruno Marasà, Direttore dell’Ufficio di Milano del Parlamento europeo”,non è un’impresa impossibile, tanto è vero che ha raggiunto già un milione di firme la prima iniziativa di cittadinanza europea (ICE) intitolata ‘L’acqua è un diritto umano’. La raccolta firme continuerà nei diversi Paesi, tra cui l’Italia. L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è un nuovo strumento introdotto dal Trattato di Lisbona ed entrato in vigore ad aprile del 2012. Esso consente ai cittadini ed alle organizzazioni della società civile di proporre alla Commissione Europea un’iniziativa legislativa raccogliendo un milione di firme in almeno sette paesi dell’UE nell’arco di 12 mesi”. Inoltre per ogni paese è stabilita una soglia minima necessaria a rendere valide tutte le firme, per l’Italia tale soglia è fissata in 54.750 Le iniziative proposte devono essere coerenti con i Trattati dell’Unione Europea e devono ricadere nei settori di competenza della Commissione, come ad esempio ambiente, agricoltura, trasporti o salute pubblica. Il regolamento che disciplina il funzionamento dell’iniziativa è stato approvato dal Parlamento e dal Consiglio Europeo nel 2011. L’ iniziativa volta a rendere l’acqua un diritto umano è stata tra le prime ad essere registrata dall’ ‘Unione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici (EPSU). Le altre iniziative aperte sono reperibili al sito http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing. Tra queste ad esempio Le segnalo il lancio della campagna europea per raccogliere un milione di firme a sostegno di un’Educazione Europea di elevata qualità per tutti. L’associazione MEET, che sta per Movement towards a European Education Trust ha lanciato questa iniziativa e abbiamo intervistato il dott. Marco Laganà che coordina la campagna in Italia e che ci ha spiegato:”La proposta dell’associazione MEET, di cui faccio parte, è l’ottava iniziativa dei cittadini europei ufficialmente registrata. Vuole creare una piattaforma di collaborazione tra tutti i soggetti interessati dove genitori, insegnanti, studenti, parti sociali, educatori e decision-makers propongono, dibattono e formulano una politica europea per un modello educativo di qualità, pluralistico e orientato a EU 2020 per il sistema scolastico primario e secondario per tutti i cittadini europei. Vuole stabilire delle linee guida per l’implementazione di questo modello educativo, possibilmente terminante con una maturità Europea, a beneficio delle future generazioni, come previsto dal trattato di Lisbona. Il futuro dell’Europa dipende dall’educazione. Poiché saranno i giovani europei a costruire l’Europa del domani, è essenziale iniziare a costruire una comune identità Europea anche nella formazione. Come padre di due bambini, credo molto che sia necessario mettersi in gioco per un futuro migliore per i nostri figli e quindi, spero che come me ci saranno altri genitori, insegnanti e studenti, pronti a sostenere l’Iniziativa”.
Domanda: sto finendo di laurearmi e vorrei fare la ricercatrice nel settore farmaceutico, ma ci sono delle speranze per tale lavoro in Europa? Farò una specializzazione all’estero in Usa, ma poi vorrei poter tornare a lavorare in Europa. Letizia Navoni
Risposta: ci sono delle interessanti opportunità per fare ricerca in Europa ad esempio ci sono le reti per la formazione iniziale (ITN) europee che offrono ai ricercatori nella fase iniziale della carriera la possibilità di migliorare le loro capacità di ricerca, unirsi a gruppi di ricerca esistenti e accrescere le prospettive di carriera; poi ci sono opportunità comunitarie per incoraggiare i ricercatori europei ad esplorare nuovi orizzonti e poi tornare in Europa, quali le azioni europee Marie Curie che offrono delle borse internazionali per un soggiorno all’estero finalizzato allo sviluppo della carriera (IOF). Inoltre i ricercatori residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea o in un paese associato possono chiedere una borsa IEF. Per candidarsi, è necessario essere in possesso di un diploma di dottorato o aver svolto l’equivalente di almeno quattro anni di attività di ricerca a tempo pieno, previo ottenimento di un diploma che dà accesso al corso di dottorato. Generalmente, vi sarà chiesto di svolgere il progetto presso un’organizzazione d’accoglienza di un paese dell’UE o di un paese associato diverso dal vostro. Viene inoltre riservato un trattamento speciale a chi torna a fare ricerca dopo una pausa. Tuttavia nonostante la percentuale di ricercatrici in Europa sia in aumento, la loro presenza nelle discipline e carriere scientifiche rimane ancora insufficiente. Questi sono i dati che emergono nell’ultima edizione dell’indagine She figures pubblicata di recente dalla Commissione europea. Le donne rappresentano soltanto il 33 per cento dei ricercatori europei, il 20 per cento dei professori ordinari e il 15,5 per cento dei direttori delle istituzioni nel settore dell’istruzione superiore. Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza, ha dichiarato: “Nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, le donne nel campo della ricerca rimangono una minoranza, ed è come se una barriera invisibile impedisse loro di raggiungere posizioni di alto livello. Questa situazione costituisce una grave ingiustizia ed uno scandaloso spreco di talenti. La Commissione si concentra sulla promozione della parità fra i generi nei nostri programmi di ricerca e si impegna per cambiare una cultura istituzionale profondamente radicata.” Le donne rappresentano circa il 40 per cento dei ricercatori nel settore dell’istruzione superiore, il 40 per cento nel settore delle amministrazioni pubbliche e il 19 per cento nelle imprese. “Mentre in tutti i settori il loro numero ha conosciuto una crescita più rapida rispetto ai loro colleghi maschi,”dice il dott. Fabrizio Spada, Direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea,”le ricercatrici incontrano ancora difficoltà nel raggiungere incarichi decisionali, con una media di una sola donna ogni due uomini nei comitati scientifici e di gestione in tutta l’Unione Europea. Inoltre, nella scala della carriera universitaria, le donne rappresentano il 44 per cento dei ricercatori con un dottorato nei primi gradi della carriera e soltanto il 20 per cento dei ricercatori nei gradi più alti”. L’insufficiente rappresentanza delle donne è ancora più evidente in campi quali la scienza e l’ingegneria. La promozione della parità fra i sessi costituisce una delle principali priorità della Commissione per la realizzazione dello Spazio europeo della ricerca (SER). La Commissione ha chiesto agli Stati membri di eliminare gli ostacoli all’assunzione, al mantenimento e all’avanzamento professionale delle ricercatrici e si impegna inoltre per rimediare agli squilibri di genere nei ruoli decisionali.
Domanda: utilizzo molto Internet sia per svago che per lavoro e vorrei sapere come mai ci sono ancora zone in cui non vi è la diffusione di Internet ad alta velocità. Non è una priorità europea? Vogliamo rimanere indietro anche in questo settore ? Giuseppe Rovallo
Risposta: la Commissione europea ha proposto nuove disposizioni che permetteranno di ridurre del 30 per cento i costi di diffusione di Internet ad alta velocità. Le opere di ingegneria civile, ad esempio gli scavi stradali per la posa delle fibre, rappresentano fino all’80 per cento del costo di installazione delle reti ad alta velocità. La proposta europea potrebbe far risparmiare alle imprese 40-60 miliardi di euro. La banda larga ad alta velocità è la spina dorsale delle telecomunicazioni e del più ampio mercato unico del digitale che la Commissione sta cercando di costruire. Ad oggi, la sua diffusione è rallentata da una panoplia di norme e pratiche amministrative a livello nazionale e locale. “Nella maggior parte dei casi, le regole attuali ostacolano la competitività dell’Europa”, ha affermato Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea. E’ stato così presentato un progetto di regolamento europeo che si basa sulle migliori pratiche attuate in Germania, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia e Regno Unito, pur lasciando gran parte degli aspetti organizzativi alla discrezionalità degli Stati membri. Neelie Kroes ha dichiarato: “Tutti hanno diritto alla banda larga veloce. È mia intenzione eliminare la burocrazia che ci impedisce di raggiungere questo obiettivo. La Commissione europea vuole rendere più rapido e meno costoso l’accesso alla banda larga”. Una volta approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, il regolamento sarà direttamente applicabile in tutta l’Unione Europea. Si vuole ad esempio garantire che gli immobili nuovi o ristrutturati siano predisposti per la banda larga ad alta velocità;aprire l’accesso all’infrastruttura (compresi cavidotti, tubature, pozzetti, centraline, pali, piloni, installazioni di antenne, tralicci e altre strutture di supporto) a condizioni eque e ragionevoli anche per quanto riguarda il prezzo;consentire a qualsiasi gestore di rete di negoziare accordi con altri fornitori di infrastrutture per porre fine all’insufficiente coordinamento delle opere di ingegneria civile;semplificare le procedure autorizzative – ora lente e complesse – soprattutto per quanto riguarda pali e antenne, sostituendole con un sistema automatico di concessione o rifiuto entro sei mesi e attivando uno sportello unico per la presentazione delle domande.Attualmente c’è poca trasparenza sulle infrastrutture fisiche esistenti idonee alla posa della banda larga né esistono adeguate norme comuni per la sua diffusione nel territorio europeo e anzi ci sono normative vigenti in alcuni Stati membri che scoraggiano addirittura le imprese di servizi fisici dal collaborare con gli operatori di telecomunicazioni. Inoltre nella strategia dell’Unione europea 2020, la Commissione Europea ha incluso l’agenda digitale quale una delle sette iniziative faro. Quest’agenda digitale propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso.
Domanda: ho letto nelle precedenti sue Pillole che saranno dati 24,2 milioni di euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per aiutare i lavoratori licenziati in Austria, Danimarca, Finlandia, Italia, Romania, Spagna e Svezia, ma a chi saranno dati realmente? Direttamente ai lavoratori o alle fantomatiche società di ricollocamento o di outplacement o di riorientamento che nessuno controlla per qualità e competenza? Luigi Risi
Risposta: in effetti la Commissione europea ha erogato fondi per un totale di 24,2 milioni di euro ad Austria, Danimarca, Finlandia, Italia, Romania, Spagna e Svezia a titolo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per aiutare 5.271 lavoratori di questi paesi colpiti da licenziamento a ritrovare un’occupazione. I lavoratori sono di vari settori tra cui quelli automobilistico, motociclistico, dei telefoni cellulari, dei prodotti metallici, delle apparecchiature elettroniche e dell’assistenza sociale. La ripartizione dei complessivi 24,2 milioni di euro è la seguente: 8,2 milioni di euro serviranno ad aiutare 2.416 ex dipendenti Nokia (1.000 in Finlandia e 1.416 in Romania) che hanno perso il loro posto di lavoro a causa del trasferimento delle linee di assemblaggio dei telefoni mobili in paesi asiatici; 5,4 milioni di euro andranno a beneficio di 1.350 ex dipendenti Saab in Svezia. Il loro licenziamento è conseguenza della spostamento della produzione in Asia, a causa della crescente domanda di autovetture sui mercati asiatici; 5,2 milioni di euro saranno di ausilio a 350 lavoratori licenziati in Stiria (Austria). I licenziamenti che hanno avuto luogo in Stiria nel settore dei servizi mobili di assistenza sociale (fornitura di servizi sociali mobili per disabili e assistenza mobile ai giovani) sono una conseguenza dei tagli alle voci di bilancio relative ai servizi sociali indotti dall’attuale crisi economica e finanziaria; mentre 2,6 milioni di euro andranno a favore di 502 lavoratori licenziati da dieci produttori di motocicli, pezzi di ricambio o componentistica per l’industria dei motocicli e dei ciclomotori in Italia, che è il principale centro di produzione europeo del settore. I licenziamenti sono conseguenza della riduzione della domanda di tali veicoli in Europa; 1,3 milioni di euro serviranno ad aiutare 616 ex dipendenti della Flextronics Denmark, azienda produttrice di circuiti stampati. I licenziamenti sono la diretta conseguenza di modifiche strutturali rilevanti del commercio mondiale, nel cui quadro si inserisce il trasferimento in Asia di fabbriche di apparecchiature elettroniche. Nel caso specifico la casa madre, la Singapore Flextronics, ha deciso di chiudere la sua controllata danese; 1,2 milioni di euro andranno a favore di 500 lavoratori licenziati da produttori spagnoli di manufatti metallici. Il settore dei prodotti in metallo svolge un ruolo chiave in quanto rifornisce molte industrie manifatturiere, in particolare nei settori della cantieristica navale, delle costruzioni e automobilistico. La crisi economica ha avuto un impatto significativo su tutte queste attività nell’intera Unione Europea. Questi stanziamenti sono il risultato delle proposte presentate dalla Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dei ministri a seguito delle domande di finanziamento FEG dei paesi interessati. Il Consiglio e il Parlamento hanno approvato le proposte, svincolando i fondi. La Commissione europea ha proposto di mantenere il Fondo nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, migliorandone ulteriormente il funzionamento.
Domanda: come consumatore ho aperta una controversia con un negozio austriaco e vorrei capire se qualcuno si sta occupando in Europa di migliorare i mezzi di ricorso di noi cittadini consumatori nelle controversie transfrontaliere, perché ad oggi non siamo sufficientemente tutelati a mio avviso. Oreste Quintino
Risposta: La Commissione europea ha avviato on line una consultazione pubblica proprio su come poter migliorare l’accesso alla giustizia per i consumatori e le piccole imprese nelle controversie transfrontaliere di modesta entità. Esiste attualmente il procedimento europeo per controversie di modesta entità che è uno strumento semplice ed economico di composizione delle controversie transfrontaliere il cui importo non superi però i duemila euro e che non necessita di procedure giuridiche complesse. Aiuta il consumatore a far valere i suoi diritti, ad esempio in caso di mancata consegna di merci ordinate da un altro paese dell’Unione Europea. Però ha ragione lei perché da una relazione dello scorso anno presentata dalla rete dei centri europei dei consumatori è emerso tuttavia che questo strumento di facile impiego è ancora poco conosciuto e spesso sottoutilizzato. La Commissione europea ha deciso pertanto di raccogliere i pareri dei consumatori, delle imprese e dell’opinione pubblica sull’attuale funzionamento del procedimento e su come potrebbe essere migliorato, semplificato o modernizzato. L’obiettivo è accrescere la fiducia negli acquisti transfrontalieri, aiutando in tal modo i consumatori e le imprese a sfruttare appieno le potenzialità del mercato unico europeo. La consultazione durerà fino al 10 giugno 2013, dopodiché la Commissione valuterà i contributi pervenuti ed entro la fine del 2013 riferirà sul funzionamento del procedimento per le controversie di modesta entità a cinque anni dalla sua introduzione. La relazione sarà accompagnata, se necessario, da una proposta di revisione del relativo regolamento. La consultazione mira a raccogliere pareri sull’attuale utilizzo del procedimento per le controversie di modesta entità e su come migliorarlo, chiedendo, ad esempio, se si possa applicare anche alle controversie superiori all’attuale tetto massimo di duemila euro, se la relativa documentazione giuridica possa essere inviata per via elettronica e se si debba anche affrontare la questione delle spese processuali. Sui mercati nazionali, negli ultimi 12 mesi, circa il 20% dei consumatori europei dichiara di aver incontrato problemi con un prodotto, un servizio, un dettagliante o un fornitore. Il valore medio stimato delle perdite è di 375 euro per caso. Il 60 per cento dei consumatori intervistati ha trovato una soluzione soddisfacente direttamente con il commerciante ma il restante 40 per cento non ha ottenuto soddisfazione. A partire dal 2013, i consumatori in 7 paesi pilota (Portogallo, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Repubblica ceca e Austria) possono compilare i moduli per le controversie di modesta entità e portare a termine l’intero iter giudiziario per via elettronica, attraverso il portale e-Justice. La versione elettronica dei moduli standard è già disponibile online in ventidue delle lingue ufficiali dell’Unione Europea.
