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Pensionati informati sull’Europa e sul piede di guerra in Italia

Pensionati informati sull’Europa e sul piede di guerra in Italia
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“Negli altri Paesi europei c’è più rispetto per i pensionati  e soprattutto, come abbiamo fatto noi,” dice Franco Abruzzo, presidente del movimento nazionale pensionati per l’Italia,dice “i nostri politici italiani devono informarsi bene sulle buone prassi nei diversi Stati  europei ed attuarle”. Si sono riuniti il 24 marzo gli associati del movimento nazionale pensionati per l’Italia al Circolo della Stampa a Milano per dibattere sul tema pensioni europee e per confrontare i dati dei diversi sistemi pensionistici comunitari. Hanno partecipato due eurodeputati: l’on. Patrizia Toia, Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici e l’on. Cristiana Muscardini, Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei che hanno evidenziato come il Parlamento europeo stia dibattendo anche su questi temi, compreso quello del welfare e dell’invecchiamento attivo.  Sono stati confrontati i sistemi pensionistici europei con diversi dati di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Francia. Il sistema italiano è contributivo come quello tedesco però in Germania il limite dei versamenti è di cinquemila euro, basato su punti aggiornati non secondo l’inflazione ma secondo gli aumenti degli stipendi. In Francia la pensione complementare è obbligatoria basata su punti e calcolata sull’intera carriera.  Le imposte in Francia si pagano sul coefficiente familiare. I dati OECD evidenziano anche i tassi di sostituzione che sono il rapporto tra ultimo stipendio e prima pensione nei diversi Stati comunitari. E’ emerso inoltre che in Europa andare in pensione non vuol dire diventare inattivi e che spesso non si tiene conto del prezioso contributo dato dalle persone della terza età, che prestano assistenza a chi ne ha bisogno, occupandosi dei familiari o facendo opera di volontariato, dando contributo al welfare della società. L’Italia ha la pecca di riforme spezzettate, con regole cambiate  in corsa che complicano il quadro contributivo e non tengono conto dell’evoluzione demografica e delle necessità del Paese in divenire. I presenti al dibattito hanno sottolineato come è importante un’informazione corretta sui numeri, che tenga conto di chi ha una pensione dovuta agli effettivi contributi versati e chi invece beneficia di pensioni con contributi non versati, ma solo figurativi. Le pensioni non frutto del proprio lavoro ma frutto di privilegi sono state vigorosamente oggetto di polemica nel corso dell’incontro. Proteste in sala anche per ex parlamentari italiani  con vitalizio che sono ben 2200 che vanno in pensione a 65 anni dopo solo 5 di lavoro e a 60 dopo solo 10 anni di lavoro, ed è stato ricordato che tra gli ex-parlamentari con vitalizio c’è anche un terrorista. Nel confronto dei dati europei è emerso come i pensionati oggi aiutino molto chi non ha  lavoro;  come anche i diversi standard di tassazione e di stipendi evidenzino come l’Italia sia in ritardo su riforme adeguate.”Gli Stati membri hanno la competenza dei sistemi pensionistici,”dice l’on. Cristiana Muscardini,”però al Parlamento europeo si lavora con costanza perché il welfare sia adeguato nei diversi Paesi e siano rispettati in tutti gli Stati i diritti dei cittadini, compreso quello della pensione. Monitoriamo pertanto i sistemi pensionistici in Europa perché serve un’armonizzazione a livello comunitario visto anche il fatto che la mobilità dei cittadini negli Stati membri risulta essere in aumento. E’ importante che i pensionati siano tutelati, che le loro pensioni non perdano potere d’acquisto, che vi sia solidarietà tra le generazioni nel rispetto di quanto versato negli anni con il proprio lavoro”. L’Europa ha stati sociali diversificati ma occorre tener presente che l’Europa può aiutare a trovare le soluzioni migliori confrontando le buone pratiche anche nei sistemi pensionistici, ha sottolineato l’on. Patrizia Toia, che ha evidenziato come occorra un maggiore ascolto, dialogo e rispetto tra le varie generazioni, come la qualità di vita abbia portato all’invecchiamento attivo; come l’indice di natalità sia basso e occorra anche una politica  per la natalità con maggiori aiuti per la famiglia.