Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
NUMERO 52 – 2013
SISTEMA BANCARIO OMBRA E LA COMMISSIONE EUROPEA; PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO SULLA RAI; TUTELA PER I COLLEZIONISTI D’ARTE; NUOVE PROFESSIONI PER LA SICUREZZA ALIMENTARE
In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – europainforma@gmail.com
Domanda: mi pare che si stiano moltiplicando i publiredazionali nel settore della scienze e della sanità, ma non ci sono controlli e più etica? Oppure corsi per preparare alla comunicazione istituzionale della scienza ed evitare che escano articoli poco chiari o mal scritti su temi medici o scientifici? Rosaria Buttero
Risposta: la Commissione europea tiene molto alla corretta informazione sui temi della scienza e della sanità. Tanto è vero che ha varato diverse campagne informative europee su temi di salute e su temi scientifici; inoltre organizza anche seminari ed incontri formativi per giornalisti nelle sedi di Bruxelles su temi quali i trapianti etc. A livello comunitario poi è stata varata anche una campagna per avvicinare i giovani alla scienza e in Italia ci sono anche iniziative interessanti quali un master online in “Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” organizzato dall’Università di Ferrara per l’anno accademico 2013/2014 (www.unife.it). A questo master hanno già in edizioni precedenti partecipato oltre 350 studenti. I corsi sono tenuti da docenti dell’Ateneo di Ferrara o di altre università e da esperti di comunicazione del settore. Tutta l’attività didattica è seguita da un tutor di classe e da tutor di contenuto e il master offre anche la possibilità di seguire in presenza attività facoltative (seminari, laboratori, conferenze, spettacoli) organizzate anch’esse nei fine settimana in coincidenza con le sessioni di esame. Già il 27 e il 28 Giugno, a Trieste si era tenuto l’XI Convegno nazionale sulla comunicazione della scienza, ospitato presso la Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa). Inoltre il 14 novembre si terrà a Milano presso l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini un convegno nazionale proprio sul tema “Etica, Salute e Cittadinanza europea” a cui parteciperanno tutte le associazioni professionali e il Forum delle 35 associazioni di volontariato della Società Umanitaria, oltre a esperti italiani ed europei tra cui l’on. Patrizia Toia vicepresidente della Commissione Itre del Parlamento europeo e la dott.ssa Silvia Deandrea, dell’Unità Salute pubblica dell’ Istituto per la Salute e la Protezione dei Consumatori -Direzione Generale – Joint Research Centre (JRC)- Institute for Health and Consumer Protection Public Health Policy Support –Centro di ricerca di Ispra .
Domanda: visto che dall’Italia per noi imprese arrivano sempre e solo tasse, dall’Europa c’è qualche buona notizia o ci vesseranno anche con nuove tasse europee? Luigi Manca
Risposta: in verità la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno varato misure per agevolare le imprese tra queste ad esempio è in arrivo una nuova dichiarazione Iva standard che promette di ridurre i costi per le imprese dell’Unione Europea fino a quindici miliardi di euro l’anno e ridurre gli oneri burocratici per le imprese. La nuova dichiarazione, proposta nei giorni scorsi dalla Commissione europea, vuole così rendere più efficienti le amministrazioni fiscali in tutta l’Unione. In particolare, la proposta più recente prevede un insieme uniforme di requisiti per le imprese relativi alla compilazione delle dichiarazioni Iva, indipendentemente dallo Stato membro in cui vengono effettuate e la dichiarazione, che sostituirà quelle nazionali sull’Iva, permetterà che alle imprese siano richieste le stesse informazioni di base entro le stesse scadenze in tutta l’Unione Europea, come spiegano alla Rappresentanza di Milano della Commissione europea. Ogni anno vengono presentate circa 150 milioni di dichiarazioni Iva da parte dei contribuenti comunitari alle amministrazioni fiscali nazionali e attualmente le informazioni richieste, il formato dei moduli nazionali e le scadenze per la presentazione della documentazione variano notevolmente da uno Stato Membro all’altro. Ciò rende le comunicazioni per le imprese transfrontaliere una procedura complessa, costosa e gravosa, poiché anche le aziende che operano in più di un Paese hanno manifestato difficoltà nel rispettare gli obblighi in materia di Iva a causa della loro complessità.
Domanda: vorrei studiare per lavorare nel settore della sicurezza alimentare, ci sono master o iniziative formative valide a livello europeo? Luigi Nocceri
Risposta: le segnalo il Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica (DIVET) che ha creato anche un laboratorio di sicurezza alimentare, il DIVET-SLA, dove sono riunite le diverse competenze scientifiche e le migliori tecnologie disponibili per svolgere indagini su indicatori di prodotto e processo oltre che su indicatori sanitari.” A questa attività,” spiega la prof.ssa Valeria Grieco, Università degli Studi di Milano,” il DIVET affianca un forte lavoro di ricerca, coordinando e facendo parte di numerosi progetti di ricerca in collaborazione con le istituzioni, che affrontano ampi ambiti della sicurezza alimentare. La formazione a sua volta è fondamentale e deve essere rivolta a diverse figure. Si tratta infatti di formare, da un lato, produttori e tecnici di lavorazione, dall’altro, laureati del settore e futuri ricercatori. Per raggiungere questi obiettivi, il DIVET si è fatto promotore del Master Interateneo ‘Analisi e gestione del rischio alimentare: cibo e salute’ che vede riuniti docenti dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università degli Studi di Pavia e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono inoltre attive presso il Dipartimento tre scuole di specializzazione che formano specialisti del settore lungo tutta la filiera, dalla produzione al prodotto finale, con particolare riferimento ai settori lattiero-caseario, avicunicolo e alla sanità animale”. Ci sono poi altre opportunità valide in altre Università italiane, non necessariamente occorre andare all’estero per questo ambito formativo. Presso l’Università di Parma ad esempio ci sono Master Universitari di II Livello sul sistema qualità nel laboratorio chimico-analitico (Facoltàdi Scienze); tecnologia degli alimenti-Master Internazionale (Facoltà di Agraria e Facoltà di Medicina veterinaria); Salute internazionale e medicina per la cooperazione con paesi in via di sviluppo (Facoltà di Medicina e Chirurgia) e Scuole di Specializzazione in Scienza dell’alimentazione; Ispezione degli alimenti di origine animale; Diritto e legislazione veterinaria; Sanità animale, allevamento e produzioni zootecniche. E’ quanto è emerso al Salone Internazionale della sicurezza alimentare realizzato di recente a Milano, Napoli e Roma dalla Società Umanitaria. Ci sono nuovi professioni per una maggiore tutela della filiera produttiva ed alimentare. “La strategia integrata comunitaria,” dice Andrea Mascaretti, ideatore e organizzatore dell’iniziativa,”ha lo scopo di assicurare un alto livello di sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali e salute delle piante nell’ambito dell’Unione europea attraverso misure coerenti ‘dai campi alla tavola’ e un monitoraggio adeguato, garantendo al tempo stesso l’efficace funzionamento del mercato interno. Il Salone, a cui partecipano il 15,16 e 17 ottobre, esperti, politici, ricercatori, docenti e scuole, rappresenta un punto di partenza perché realizzeremo altre iniziative concrete a supporto della formazione e dell’informazione per cittadini e imprese sui temi della sicurezza alimentare in vista di EXPO 2015 con giornate tematiche dedicate all’acqua, alle varie aree merceologiche in collaborazione con le associazioni di categoria”. Nelle tre giornate si sono avvicendati oltre 97 relatori ed esperti italiani ed esteri, 14 convegni, 28 laboratori per le scuole primarie e secondarie, un laboratorio anche per docenti sui temi della sicurezza alimentare, diversi eventi culturali a cura dell’Humaniter correlati al Salone ed una mostra allestita da Arte da Mangiare.
Domanda: se è vero che la dieta influisce sulla nostra salute, ci sono studi europei su come reagiscono anche i nostri denti in base a quello che mangiamo ? Rita Massera
Risposta: abbiamo chiesto alla dott.ssa Claudia Debora Fornari, responsabile del reparto di igiene orale e prevenzione delle malattie odontostomatologiche della clinica Sidoti &Tartaglia (www.clinicasst.it) la quale ci dice che i denti, come altri parti del nostro corpo, sono tessuti che traggono il loro fabbisogno di minerali e altri componenti utili al loro mantenimento dalle sostanze che attraverso il cibo mettiamo a disposizione del nostro organismo. Pertanto, non è certamente sbagliato affermare che le nostre abitudini alimentari influiscono anche su di essi. Lo smalto di cui è ricoperto il dente, nella parte che vediamo, è infatti nella sua quasi totalità costituito da composti di calcio ed è soggetto ad un continuo processo di remineralizzazione. Il predominare di alcune sostanze ad alto tasso di acidità presenti in alcuni alimenti ne può intaccare l’integrità. Questo processo di turnover biologico svolge anche la funzione di meccanismo di difesa per mantenere il PH della bocca neutro. Difatti, la nostra dieta è comunemente molto ricca sia di alimenti che contengono acidi corrosivi, sia di sostanze che apportano nutrimento utile e fondamentale al nostro benessere. Di conseguenza, mi sento di consigliare il parere di molti esperti i cui dati di ricerca ci suggeriscono che non bisogna concentrarsi sulla classificazione di alimenti buoni contro alimenti cattivi, piuttosto porre l’enfasi su un corretto stile alimentare nel senso più ampio del termine. È opportuno, quindi, fare attenzione all’eccessivo uso di alcuni alimenti e bevande ad alto tasso di acidità, soprattutto in termini di frequenza di assunzione che è uno dei fattori di rischio per lo sviluppo dell’erosione dentale che può portare alla necessità di interventi terapeutici invasivi e molto costosi. Molto importante, inoltre, evitare che i cibi si sedimentino nella nostra bocca, fra i denti, onde evitare lo sviluppo di una flora batterica che altera il naturale equilibrio batterico nella cavità orale. Alcuni studi hanno rilevato ad esempio quanto una corretta igiene orale e un adeguato apporto di fluoro sia prioritario in termini di protezione contro lo sviluppo di carie rispetto alla assunzione di zuccheri o altri elementi considerati cariogeni o erosivi dei tessuti biologici di cui e composto l’elemento dentario. Quindi, non basta evitare l’eccessivo consumo di zuccheri per proteggerci dalle carie o limitare la presenza di acidi per proteggerci dall’erosione dentale, spazzolino e filo interdentale rimangono sempre i nostri migliori alleati. In definitiva, il miglior consiglio che si può dare è quello di far sì che il nostro organismo abbia un apporto equilibrato di tutte le sostanze senza che alcune prevalgano quantitativamente su altre. Per il benessere dei nostri denti e dell’intero organismo è indispensabile che l’igiene orale domiciliare (lavarsi i denti) sia correttamente ed efficacemente eseguita con regolarità e attenzione.
Domanda: avevo letto di una petizione al Parlamento europeo contro la Rai che fine ha fatto? Sa dirmi qualcosa? Luigi Nocera
Risposta: La Rai, concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo fino al 2015, e il pagamento del canone da parte dei cittadini italiani sono stati al centro dei lavori della Commissione petizioni il 17 Ottobre scorso. Di recente la Direzione generale Comunicazione del Parlamento europeo, tramite l’Ufficio d’Informazione in Italia, ha pubblicato una informativa che evidenzia come oltre 14.000 le firme siano arrivate a Bruxelles attraverso le quali i cittadini, guidati dal Comitato per la Libera informazione, hanno chiesto al Parlamento Europeo di avviare una procedura d’indagine per verificare se il sistema televisivo pubblico italiano non sia in violazione dell’art. 10 CEDU (Convenzione Europea Diritti Uomo e libertà fondamentali) nonché della Carta di Nizza, per la limitazione del diritto di ciascun cittadino “… a ricevere o comunicare informazioni senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche” e in relazione al procedimento di recesso dal servizio pubblico, che prevede la sigillazione dell’apparecchio televisivo, impedendo di fatto di accedere ad altre emittenti; in violazione della Direttiva sulla tutela dei consumatori per il mancato rispetto delle norme in materia di trasparenza di bilancio; in violazione dell’art. 10 CEDU (Convenzione Europea Diritti Uomo e libertà fondamentali) nonché della Carta di Nizza, per la limitazione del diritto di ciascun cittadino “… a ricevere o comunicare informazioni senza … limiti di frontiera” in relazione all’assenza di segnale rilevata e confermata dalla Rai stessa in alcune aree del paese; in violazione dei Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, laddove prescrive che tutti i cittadini hanno pari diritti e opportunità, in relazione alla esclusione di cittadini con disabilità visive e uditive, per il numero ridotto di programmi Rai audio descritti e sottotitolati; in violazione delle disposizioni in materia di aiuti di stato, in relazione alla regolamentazione che disciplina la separazione del bilancio, tra parte privata e parte pubblica. Al riguardo è stata prodotta la sentenza di condanna del Consiglio di Stato, che nel 2013 ha affermato l’esistenza di uno squilibrio nel mercato televisivo per aver la Rai impedito agli utenti muniti di decoder Sky l’accesso ai programmi, riservati soltanto alla piattaforma Tv Sat. Su tali denunce la Commissione europea ha eccepito l’ostacolo del principio di sussidiarietà, invocando la competenza del governo nazionale e dei relativi organismi di controllo. Dal canto suo la Rai ha documentato in un’articolata relazione la correttezza dei propri comportamenti sulla base della normativa vigente. Sull’assenza di copertura del segnale in alcune aree del territorio nazionale, la Rai ha presentato il proprio piano per porvi rimedio. Le decisioni prese dalla Commissione petizioni parlamentare sono state quelle di chiedere un’audizione della Commissione di vigilanza Rai; chiarimenti alle autorità competenti in merito alla legislazione nazionale e al suo mancato adeguamento alle più recenti disposizioni normative europee; alla Commissione europea (DG Concorrenza) di fare una verifica sulla proporzionalità tra pubblico e privato e sul conseguente rispetto dei parametri europei e sul perché il canone non sia considerato un aiuto di Stato improprio.
Domanda: in Europa stanno facendo qualcosa per tutelarci dalle banche o dai sistemi finanziari ombra? Lara Tusitto
Risposta: la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione sul sistema bancario ombra e sulla proposta di regolamento relativa ai fondi comuni monetari. La comunicazione illustra gli aspetti da esaminare in relazione al sistema bancario ombra ed espone le misure già attuate per assorbirne i rischi, quali le norme che disciplinano le attività dei fondi speculativi (hedge fund) e che rafforzano i rapporti fra le banche e i soggetti non regolamentati. Inoltre la Commissione europea intende prendere iniziative per la definizione di un quadro per i fondi comuni monetari e le nuove regole proposte, che riguardano i fondi comuni monetari domiciliati o venduti in Europa, mirano a migliorare il profilo di liquidità e la stabilità di tali FCM. La proposta della Commissione europea impone agli FCM di detenere tra le attività in portafoglio almeno un 10% a scadenza giornaliera e un altro 20% a scadenza settimanale, in modo da poter essere in grado di rimborsare gli investitori che intendono riscattare la loro quota con un preavviso breve. Per evitare che un dato emittente rappresenti una percentuale eccessiva nel valore patrimoniale netto (NAV) di un FCM, l’esposizione nei confronti di un unico emittente è limitata al 5% del portafoglio dell’FCM (in valore) e al 10% per gli FCM standard. Le nuove regole impongono ai fondi di tale tipo di costituire una riserva patrimoniale prestabilita, da attivare a sostegno della stabilità dei rimborsi nei momenti in cui il cui il valore delle attività d’investimento dell’FCM diminuisca. L’elevato livello di interconnessione tra il sistema bancario ombra e il restante settore finanziario, in particolare il normale sistema bancario, costituisce un fattore importante di rischio di contagio, che potrebbe essere arginato, in particolare, mediante l’inasprimento delle regole prudenziali applicate alle banche nei loro rapporti con entità finanziarie non regolamentate. Per far fronte in maniera adeguata ai rischi specifici si presterà altresì particolare attenzione al regime di vigilanza applicabile alle entità e attività del sistema bancario ombra. Sarà invece necessario approfondire l’analisi di altri aspetti, quali la definizione degli strumenti di risoluzione delle crisi per gli istituti finanziari non bancari e la riforma strutturale del sistema bancario, che saranno quindi precisati in un secondo tempo.In ultima analisi, l’obiettivo è garantire che il settore finanziario sia coperto dai potenziali rischi sistemici e che siano limitate le possibilità di arbitraggio regolamentare, allo scopo di rafforzare l’integrità del mercato e di accrescere la fiducia dei risparmiatori e dei consumatori. La comunicazione della Commissione è in linea con le raccomandazioni del Consiglio per la stabilità finanziaria.
Domanda: amo molto la nostra Italia ma mi pare che ci siano troppi furti d’arte , come si sta muovendo l’Europa e io stesso sono un appassionato collezionista d’arte, vorrei sapere anche se ci sono novità in Europa per tutelare meglio i nostri beni? Armidio Gurto
Risposta: L’esigenza di custodire e di salvaguardare i beni artistici, è stata avvertita sin dalla Roma dei Cesari che emanarono alcune leggi a protezione dei loro monumenti. In tempi più recenti, iprimi editti speciali, tendenti a conservare intatti i monumenti e le arti romane ed italiche, furono emanati dallo Stato Pontificio. L’editto Sforza del 1646, oltre a contenere un elenco minuzioso dei beni sottoposti a tutela, ribadiva anche la proibizione alla rimozione delle statue dai territori romani, disposta nel 1624 dal cardinale Aldobrandini. Lo Stato Pontificio tentò, inoltre, di porre un freno alla dilagante “passione collezionistica” con vari editti che imponevano divieti d’esportazione senza licenza, non solo di oggetti d’interesse archeologico,ma anche di libri sacri, codici e manoscritti. Abbiamo chiesto al dott. Umberto Occhipinti, amministratore delegato di GPA e Presidente di Gruppo GPA (www.gpa.it),che si ha spiegato:”l’arte rappresenta sempre più una preziosa forma di investimento che determina l’esigenza di tutelare al meglio il proprio patrimonio attraverso servizi sempre più specialistici. Il nostro gruppo ad esempio fa parte del network mondiale Assurex, il più importante network non solo europeo, ma internazionale di broker indipendenti, che condivide una ‘carta di servizio comune’ con oltre cinquecento uffici in ottanta Paesi e che offre garanzie sia localmente che internazionalmente. Individuare, valutare e gestire tutti i rischi che possono minacciare il patrimonio artistico del cliente siano essi dipinti, sculture, mobili antichi, libri, pezzi di antiquariato o di modernariato è il nostro obiettivo. La divisione arte del Gruppo GPA offre, sia ai collezionisti privati sia alle aziende ed istituzioni, soluzioni che assicurano tutto ciò che è trattato sul mercato dell’arte e dell’antiquariato attraverso la formula di copertura All Risks, in grado di garantire, insieme a furto e incendio, anche e soprattutto i più comuni e frequenti danni accidentali che possono causare la perdita o il danneggiamento del bene artistico così come il suo deprezzamento; inoltre viene garantita massima riservatezza e sono attivi sistemi di archiviazione dati specificatamente elaborati e periodicamente integrati, elaborazioni di coperture dedicate, condizioni tecniche ed economiche particolarmente vantaggiose e personalizzate sia per privati che per aziende, antiquari, galleristi,collezionisti privati, musei e restauratori”. La normativa europea tutela sia i collezionisti che le opere d’arte e norma anche le modalità assicurative. Il meccanismo predisposto in Europa prevede l’obbligo di presentare una licenza di esportazione per ogni bene culturale destinato ad uscire dalle frontiere esterne dell’ Unione europea. La tutela e la valorizzazione dell’arte è anche uno dei punti su cui il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo è impegnato; e anche quest’anno ha aderito, insieme agli altri Stati Europei, alle Giornate Europee del Patrimonio 2013, ideate nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra i Paesi europei, l’apertura di musei e progetti di cooperazione transnazionale sulla tutela delle opere d’arte.
