Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
NUMERO 39 – 2012
ABBANDONO SCOLASTICO, NORME PER PRODOTTI PIU’ VERDI, SICUREZZA STRADALE, AIUTI AI GIOVANI
PER STARE MEGLIO COME CITTADINI EUROPEI E SAPER SFRUTTARE TUTTE LE OPPORTUNITA’ UTILI – In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – europainforma@gmail.com
Domanda: sono sempre più convinta che questa crisi sia dovuta alla speculazione finanziaria e ad un mal funzionamento del sistema bancario. Il Parlamento europeo non ha legiferato per tutelare meglio sia cittadini che imprese nel rapporto con le banche visti anche gli scandali recenti? Marta Perreni
Risposta: il Parlamento ha votato di recente un pacchetto di riforme per rafforzare le banche europee e dal primo gennaio 2014 etrnerà in vigore la nuova legislazione approvata che introduce un tetto ai bonus bancari per limitare l’assunzione di rischi speculativi, rafforza i requisiti patrimoniali, aiuta le banche ad affrontare meglio le crisi e consente una migliore la supervisione bancaria. “Questo pacchetto di riforme”, dice il dott. Bruno Marasà, Direttore dell’Ufficio di Milano del Parlamento europeo,”è il più completo adottato finora, dovrebbe anche stimolare la crescita, rendendo più facile la concessione da parte delle banche di prestiti alle piccole imprese che sostengono l’economia reale. L’insieme di regole sarà valido per tutte le sue 8.200 banche”. Per frenare la speculazione e incoraggiare le banche a concedere prestiti all’economia reale, i bonus bancari dovrebbero essere basati su un rapporto stipendio/bonus di 1 a 1, o al massimo 1 a 2 previa approvazione di almeno il 66% degli azionisti che possiedono la metà delle azioni, o del 75% dei voti, se non vi è quorum. Per incoraggiare le banche ad adottare strategie a lungo termine, il pagamento di almeno il 25% di ogni bonus superiore al 100% della retribuzione deve essere posticipato per almeno cinque anni. Le banche europee saranno tenute a mettere da parte almeno l’8% del capitale (es. contanti, obbligazioni, azioni o prestiti), come “cuscinetto” per i momenti difficili, di cui almeno la metà deve essere Tier 1, il tipo di capitale di più alta qualità e minor rischio (il doppio di oggi). Questo capitale deve anche essere ragionevolmente liquido, cioè facilmente liquidabile nel caso diventi necessario pagare i correntisti e i creditori in caso di emergenza. Alle banche sarà inoltre richiesto di prevedere “riserva di conservazione del capitale” (capital conservation buffer) per assorbire le perdite e proteggere il proprio capitale, e una “riserva di capitale anticiclica” per garantire che in tempi di crescita economica si possa accumulare una base di capitale sufficiente per consentire una fornitura stabile di credito in periodi di stress. Per incoraggiare le banche a concedere prestiti alle piccole e medie imprese, le nuove norme ridurranno il rischio nominale che si deve assegnare a questi prestiti. Ciò riduce a sua volta la quantità di capitale che deve essere messa da parte per coprire i prestiti suscettibili di diventare “cattivi”, rendendo così disponibile più capitale per il prestito. La normativa richiede alle banche di rivelare tutti gli utili realizzati, le tasse versate e le sovvenzioni ricevute paese per paese, così come il fatturato e il numero di dipendenti. Dal 2014, questi dati devono essere segnalati alla Commissione europea e, dal 2015, resi pubblici. Le banche saranno sotto il controllo delle autorità competenti degli Stati membri, in collaborazione con l’Autorità bancaria europea (EBA), i cui poteri di vigilanza saranno ampliati. Il pacchetto di riforme consiste in un regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR) e nella quarta revisione della direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD IV). Il CRR introduce la prima serie di regole prudenziali per le banche in tutta l’Unione Europea. Si applica direttamente a tutte le banche negli Stati membri.
Domanda: per lavoro sono quasi sempre in auto. Mi chiedevo se per caso a livello europeo si sta facendo qualcosa per rendere più sicuri i camion. Rosario Cecchi
Risposta: la Commissione europea ha proposto nuove norme per consentire ai costruttori di sviluppare automezzi più aerodinamici che permetteranno di ridurre i consumi del 7-10 per cento, tagliare le emissioni di gas a effetto serra e di aumentare la sicurezza degli utenti della strada più vulnerabili. La proposta autorizzerà cabine con una forma arrotondata e l’uso di alettoni aerodinamici sulla parte posteriore del rimorchio. Queste misure miglioreranno notevolmente l’aerodinamica del veicolo, con un risparmio di circa cinquemila euro l’anno in spese di carburante per un tipico automezzo che opera su lunghe distanze e con una percorrenza di 100mila km: un risparmio che si tradurrà in una riduzione del 7-10per cento delle emissioni di gas ad effetto serra o di 7,8 tonnellate di CO2 per lo stesso automezzo che opera su lunghe distanze e con una percorrenza di 100mila km. Al tempo stesso, migliorerà il campo di visibilità del conducente, contribuendo ogni anno a salvare tra 300 e 500 vite di utenti stradali vulnerabili, quali pedoni e ciclisti. I principali vantaggi della proposta sono migliori prestazioni ambientali; più sicurezza stradale. I costruttori europei di veicoli pesanti sono leader di mercato e il settore costituisce uno dei maggiori investitori industriali in ricerca e sviluppo. La progettazione delle nuove cabine aerodinamiche e degli alettoni posteriori fornirà un’occasione ai costruttori per lo sviluppo di nuovi modelli, e favorirà la creazione di posti di lavoro.
Domanda: nel liceo di mio figlio da settembre ad oggi hanno lasciato gli studi oltre il 7 per cento degli studenti. C’è qualcuno che si occupa dell’abbandono scolastico a livello europeo? Lara Terracco
Risposta: La percentuale di giovani con una qualifica dell’istruzione superiore resta bassa in Italia (21,7%), Slovacchia (23,7%), Romania (21,8%), Malta (22,4%), Repubblica ceca (25,6%) e Portogallo (27,2%). Preoccupa il fatto che il già basso tasso di completamento dell’istruzione terziaria della Bulgaria (26,9%) abbia subito un calo nel 2012. Ci sono alcuni dati positivi ovvero Eurostat per il 2012 ha evidenziato che la maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea ha compiuto passi avanti nel raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 nel campo dell’istruzione con una riduzione del tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10 per cento e un aumento al di sopra del 40 per cento della percentuale di giovani in possesso di qualifiche dell’istruzione superiore terziaria o equivalente entro il 2020. Il presidente provinciale di ANP (Associazione Nazionale Presidi, che fa parte del network europeo ESHA, European School Heads Association, prof. Agostino Miele, spiega: “Permangono profonde disparità tra uno Stato membro e l’altro e tra maschi e femmine. Attualmente la percentuale di abbandono scolastico tra i giovani è in media del 12,8 per cento nell’Unione Europea, in calo rispetto al dato del 13,5 per cento registrato nel 2011. Come associazione sia a livello nazionale che a livello europeo abbiamo molto a cuore questo tema, perché l’istruzione è fondamentale per la costruzione dei cittadini europei. Organizziamo seminari e incontri tra presidi e docenti per valutare le best practices per evitare gli abbandoni scolastici. Nel 2012, erano il 35,8 per cento le persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni nell’Unione Europea ad aver completato l’istruzione terziaria, contro un 34,6 per cento l’anno precedente. Dodici Stati membri (Austria Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia) hanno ormai tassi di abbandono scolastico inferiori all’obiettivo fissato dalla strategia Europa 2020 al 10 per cento e l’Irlanda ha raggiunto per la prima volta questo traguardo”. Spagna (24,9%), Malta (22,6%) e Portogallo (20,8%) sono i paesi dove si registrano i più alti tassi di abbandono scolastico, ma va detto che rispetto al 2011 sono stati compiuti passi avanti. In Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia e nel Regno Unito il tasso di abbandono scolastico è diminuito di almeno un punto percentuale, mentre è cresciuto in Bulgaria, a Cipro, nella Repubblica ceca, in Ungheria, Lussemburgo, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Nel complesso i dati per le femmine sono migliori: tra loro il tasso di abbandono scolastico è inferiore del 24% a quello dei maschi. La maggiore differenza riguarda Cipro (+ 58%), la Lettonia (+ 57%), il Lussemburgo (+ 57%) e la Polonia (+ 55%), dove il tasso di abbandono scolastico dei maschi è oltre il doppio rispetto a quello delle femmine. Va aggiunto che la probabilità del completamento dell’istruzione superiore è del 27% superiore tra le femmine. Il divario di genere più accentuato si registra in Lettonia (+ 85%), Estonia (+ 79%), Slovenia (+ 68%) e Bulgaria (+ 67%). “Il tasso di abbandono scolastico,” dice il prof Gullo, responsabile comunicazione di ANP e preside del Liceo Allende di Milano,” è definito come la percentuale della popolazione di età compresa tra i 18 e i 24 anni che ha terminato soltanto l’istruzione secondaria inferiore o possiede un livello di istruzione ancora più basso e non partecipa più al sistema di istruzione o formazione. Il livello di istruzione superiore (terziaria) è calcolato come la percentuale della popolazione di età compresa tra i 30 e i 34 anni che ha completato l’istruzione terziaria (o equivalente). La Commissione europea riferirà inoltre sugli ultimi sviluppi in tema di abbandono scolastico e di diffusione dell’istruzione terziaria nella prossima relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione prevista per l’autunno 2013. La nostra associazione è a disposizione dei dirigenti scolastici per aiutarli a gestire le situazioni di difficoltà all’interno dei loro plessi e per aprire un confronto e un dialogo aperto con le famiglie in modo da arginare questo problema”.
Domanda: ho 24 anni e con due miei amici abbiamo idea di aprire una start up, ci sono dei finanziamenti europei?
Risposta: proprio di recente Changemakers for EXPO Milano 2015 in collaborazione con l’Associazione Italian Business Angel Network (IBAN) ha organizzato a Milano una tavola rotonda aperta al pubblico sulle concrete opportunità di finanziamento per le start up in Italia oggigiorno. I partecipanti erano i principali attori dell’early stage investing italiano. Sono stati presentati i risultati della Survey 2012 IBAN con dati raccolti da IBAN, tramite un questionario on line, nel periodo dal 14 gennaio al 28 marzo 2013 e, a seguire, le diverse forme di finanziamento. L’iniziativa è stata un confronto aperto, pertanto, tra gli investitori e chi è nelle fasi di sviluppo iniziale della propria start up ed intenda comprendere meglio quali siano le differenti logiche e dinamiche che possono venire incontro a chi avvia sul territorio nazionale una nuova attività imprenditoriale. Hanno partecipato Tomaso Marzotto Caotorta, Segretario Generale di IBAN, Lorenzo Franchini, Managing Director IAG, Valentina Lanfranchi, coordinatrice AIFI della commissione Venture Capital, Diana Saraceni (t.b.c.), General Partner di 360° Capital Partner e Dario Giudici, fondatore di www.siamosoci.com. Lei può fare riferimento alla rete IBAN (Associazione italiana Business Angels) che fa parte della rete europea EBAN voluta dalla Commissione europea. L’Angel Investing è parte integrante di un più ampio comparto denominato “Early Stage”, che oggi in Italia vale 169 milioni di euro suddiviso in 502 operazioni all’interno del quale il peso degli investimenti dei Business Angels costituisce una parte importante. CHANGEMAKERS FOR EXPO MILANO 2015 è il programma di incubazione intensivo, promosso da Expo Milano 2015 e Telecom Italia e “powered by” Make a Cube, il primo incubatore italiano specializzato in imprese ad alto valore ambientale e sociale.
Domanda: ho una media azienda e sono vessato di obblighi per certificazioni etc…tra cui quelle ambientali, ma si rendono conto in Italia e in Europa che non possono gli imprenditori stare dietro a mille meandri burocratici! Non c’è nessuno che si preoccupi di aiutare le imprese ad orientarsi nel labirinto delle normative cosiddette “verdi”? Erminio Starrone
Risposta: Lei ha ragione e la Commissione europea propone di adottare metodologie comuni in tutta l’Unione Europea per misurare le le proprietà ecologiche dei prodotti e delle organizzazioni ed esorta gli Stati membri e il settore privato ad applicarle. Attualmente le imprese che vogliono mettere in rilievo le proprietà ecologiche dei loro prodotti devono affrontare diversi ostacoli: districarsi tra varie metodologie promosse nel quadro di iniziative pubbliche e private, affrontare diversi costi per fornire informazioni ecologiche e fare i conti con la sfiducia dei consumatori confusi dalla giungla delle etichette che rende arduo confrontare i prodotti. In base all’ultimo Eurobarometro sui prodotti “verdi”, il 48% dei consumatori europei è confuso dal flusso di informazioni sull’ambiente. Anche diverse federazioni industriali hanno invocato un approccio comune europeo basato su valutazioni scientifiche e analisi del ciclo di vita a livello comunitario. Esse temono che la moltitudine di iniziative a livello di Stati membri sia contraria ai principi del mercato unico, provocando confusione tra i consumatori e maggiori costi per l’industria. Sono state proposte a livello europeo due metodologie che consentono di misurare le proprietà ecologiche per tutto il ciclo di vita rispettivamente dei prodotti (Product Environmental Footprint – PEF) e delle organizzazioni (Organisation Environmental Footprint – OEF); e la Commissione europea raccomanda agli Stati membri, alle imprese, alle organizzazioni private a alla comunità finanziaria di applicare su base volontaria queste metodologie. La Commissione pubblicherà un appello sui portali web PEF (Product Environmental Footprint) e OEF (Organisation Environmental Footprint), con cui inviterà le imprese, le organizzazioni industriali e le organizzazioni dei portatori d’interesse nell’Unione Europea e in paesi terzi a partecipare, su base volontaria, all’elaborazione di norme specifiche per categorie di prodotti e settori.
Domanda: devo fare una ricerca sulla mobilità in Europa per la mia scuola, può darmi dei dati sul sistema Schengen? Roberta Butto
Risposta: è in funzione il Sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), che contribuisce ad aumentare la sicurezza ed a facilitare la libera circolazione nello spazio Schengen. Il SIS II permette alle autorità nazionali doganali, di polizia e di controllo delle frontiere di scambiarsi agevolmente informazioni sulle persone che potrebbero essere coinvolte in reati gravi. Contiene inoltre segnalazioni sulle persone scomparse, soprattutto minori, e informazioni su determinati beni, quali banconote, automobili, furgoni, armi da fuoco e documenti di identità che potrebbero essere stati rubati, sottratti o smarriti. Con l’eliminazione dei controlli alle frontiere interne, il SIS II continua a svolgere un ruolo essenziale nel facilitare la libera circolazione delle persone nello spazio Schengen. Il SIS II rappresenta la seconda generazione del Sistema d’informazione Schengen, operativo dal 1995, ed è dotato di funzioni avanzate, come la possibilità di inserire dati biometrici (impronte digitali e fotografie), nuovi tipi di segnalazioni (aeromobili, natanti, container e mezzi di pagamento rubati) o la possibilità di collegare segnalazioni diverse (ad esempio una segnalazione su una persona e su un veicolo). Il SIS II conterrà inoltre copie dei mandati d’arresto europei collegati direttamente a segnalazioni per l’arresto a fini di consegna o di estradizione, rendendo più semplice e più rapido per le autorità competenti garantire il seguito necessario. Il SIS II assicura una rigorosa protezione dei dati. L’accesso al sistema è limitato alle autorità nazionali giudiziarie, doganali e di polizia e a quelle competenti per il controllo delle frontiere, i visti e i certificati di immatricolazione per veicoli. Chiunque ha il diritto di accedere ai dati che lo riguardano inseriti nel SIS II e può chiedere all’autorità nazionale competente di rettificare o cancellare i propri dati personali. Inoltre chiunque può agire in giudizio per accedere alle informazioni, rettificarle, cancellarle o ottenerle, o per ottenere un indennizzo relativamente ad una segnalazione che lo riguarda. Le autorità nazionali di controllo e il garante europeo della protezione dei dati cooperano attivamente e assicurano il controllo coordinato del SIS II. Il SIS II è un sistema IT all’avanguardia che consta di un sistema centrale, un sistema nazionale in ciascuno Stato Schengen e un’infrastruttura di comunicazione fra il sistema centrale e i sistemi nazionali. A partire dal 9 maggio 2013, l’agenzia IT (eu-LISA) sarà responsabile della gestione quotidiana del sistema centrale.
