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Rocca sbrocca
Io esisto in quanto certifico. I paradossi della burocrazia italiana

Io esisto in quanto certifico. Sembra una bizzarria amministrativa ma nella foresta pietrificata della burocrazia italiana la realtà spesso è alquanto singolare. Oltre al certificato di nascita e al certificato di morte, ha preso piede nei rapporti con i privati come banche, Poste, assicurazioni la richiesta del certificato di esistenza in vita.

Costo del dimostrare di essere vivo (per sei mesi): sedici euro più diritti di segreteria e quindi l’imposta di bollo. Inoltre, coloro che percepiscono la pensione a 85 anni, devono rifarlo ogni anno, cioè devono rinnovare il certificato di esistenza in vita di volta in volta con il passare del tempo.

Capisco che questa procedura possa essere stata costruita per scongiurare degli imbrogli forse come quella che ha visto alcuni furbetti prendere la pensione del congiunto defunto…. Però c’è modo e modo! È tutto un certificato, da quando nasciamo…. Non c’è più niente di umano pure per dimostrare che sei in vita.

C’è gente centenaria che ha una residenza in un posto ma il domicilio in un altro, e nessun parente che la possa aiutare, come si fa? Si ha anche confusione in questo caso, presso quale dei due comuni ci si debba recare se quello di residenza o quello di domicilio.

In rete le tante lamentale delle persone che si recano agli sportelli, per fare il certificato per i loro genitori impossibilitati ad andarci sono dati di fatto anche per la spesa da sostenere che sembra irrisoria ma per molte famiglie così non è.

 Intanto il certificato dovrebbe essere a titolo gratuito visto che è un mio diritto. Mi sembra assurdo dover pagare anche il bollo per dimostrare che sono in vita!

Mi sembra veramente mortificante che una persona che tutta la vita ha lavorato, versato contributi, e pagato tasse, debba fare anche un certificato di esistenza in vita, visto che nell’epoca moderna con tutti questi mezzi tecnologici basterebbe una chiamata facetime con la persona diretta interessata, così da togliere ogni dubbio sulla sopravvivenza della persona. Anche perché spesso la persona in questione ha reali difficoltà fisiche. Quindi, poi, tocca ai figli recarsi a fare il certificato con tutti i disagi del caso.

Come oggi esiste la possibilità di fare visite mediche (per problemi semplici) tramite il video, senza doversi recare dal dottore, stiamo parlando delle famose “visite mediche telematiche”, si potrebbe inventare un sistema per creare il certificato di permanenza in vita tramite un sistema telematico che non preveda il doversi recare presso gli uffici pubblici che, potrebbe avere per di più, un delicato risvolto psicologico, al di là dell’aspetto logistico. Perlomeno per coloro che stanno attraversando l’ultima fase della propria vita, non sottovalutiamo l’ulteriore disagio di considerarsi sopportati in questo mondo di procedure e normative, tanto da dover dimostrare di essere vivi.

 

 

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    tiziana roccaburocrazia italiana
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