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In Salento si celebra la filosofia dell’inutile

Riflessioni filosofiche di Alessandra Peluso

Si è concluso il “Festival dell’Inutile” a Corigliano d’Otranto (Lecce), che senso ha vi chiederete parlarne a conclusione? Per lo stesso senso e significato di inutilità per la quale occorra parlare di filosofia, musica, teatro, arte, e ci aggiungerei anche di poesia. Dal 7 al 13 luglio 2014 il Castello di Corigliano si è vestito a festa per accogliere volti noti della filosofia, conosciuti e apprezzati non soltanto in Italia come Nuccio Ordine, Giulio Giorello, Edoardo Boncinelli, Sossio Giametta e ancora Paolo Mieli, Massimo Bray, Francesco Libetta, un plateau d’eccezione incorniciato da gioielli musicali di violini, sax, tastiera, chitarra suonati da bravissimi musicisti salentini e internazionali come Martin Jacobsen e Jutaka Schiina Duo. Insomma un’inutilità nella quale la Filosofia la fa da padrona con la presenza inossidabile del sindaco di Corigliano d’Otranto, Ada Fiore. Socrate ed Epicuro sarebbero stati felicissimi proprio come lo erano i volti del pubblico attento, sorridente, entusiasta ad accogliere abbondanza di idee, riflessioni alle quali probabilmente nelle notti d’estate sembra quasi ostico assistere; e invece, in controcorrente, battendo ogni forma di conformismo il sindaco (socratico) ha voluto dar vita a questa grande manifestazione – con l’aiuto del vaniniano Mario Carparelli – e son convinta a conclusione del festival che sarà stato utilissimo ai più. La filosofia, la musica si sono incontrate per affrontare il tema dell’inutile prendendo spunto dal geniale titolo del libro di Nuccio Ordine “L’utilità dell’inutile” (Bompiani): “Non è vero – neanche in tempo di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità”. Attraverso le riflessioni di filosofi come Aristotele, Platone, e scrittori come Ovidio, Dante, Petrarca, poeti come Baudelaire e Leopardi, Nuccio Ordine mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscano per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche valori fondamentali come la dignitas hominis, l’amore e la verità. Specchio attuale dei nostri tempi insomma dove la cultura dovrebbe dominare per eliminare ignoranza e arricchire il popolo italiano; mentre, si preferisce lasciarlo intorpidire dall’utile guadagno. Ecco allora che si assiste a calcinacci che crollano abbandonati a uccidere vite innocenti come è accaduto a Napoli, ed ecco l’incuria assassina di chi afferma che per la cultura non ci sono soldi, in fondo con essa non si mangia, ma senza di essa si muore. E allora ben vengano questi inni alle arti inutili perché siano sempre più frequenti, perché più orecchi siano attenti all’ascolto e percepiscano che non si può più andare avanti in questo modo. Inoltre, Massimo Bray nella sera del 12 luglio a Corigliano ha affermato la necessità impellente di fornire risposte culturali atte a stimolare i governanti perché spendano questi benedetti soldi per dare lavoro ai giovani e impiegarli ad esempio nelle sovrintendenze dei beni culturali, alla digitalizzazione del patrimonio, a organizzare dei tirocini pagando non certo con un’esigua somma di 500 euro, per ciò che è un bene inutile. Mentre è utile cosa? Avere degli aerei militari? Avere uno stipendio di 30 mila euro al mese? Sfoggiare auto, jot, sprecare fior di miliardi per pagare calciatori ai quali sfugge di mano il loro dovere e il senso di responsabilità? Guardarsi intorno, alzare gli occhi oltre il proprio naso è possibile, in modo da scoprire meraviglie in ogni meandro del Salento, dell’Italia intera e comprendere che si tratta di un bene prezioso da tutelare per incentivare il cosiddetto turismo culturale e arricchire tutti. È possibile, basta volerlo e soprattutto è opportuno dire basta allo sfruttamento di gente volontaria, giovani in particolare, è umiliante oltre che vergognoso; e accade nei silenzi e nell’indifferenza dei più. Convinciamoci ad amare la conoscenza, il sapere, ad usare il senso critico per non farci usare. Impariamo a diventare servi umili della cultura, del patrimonio che ci è stato lasciato dai nostri avi e impariamo a farne tesoro dell’”inutile” filosofia: a domandare, chiedere, ricercare, pensare, a creare innovative e creative menti, evitandone la fuga repentina. “L’essere felici è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale”.