Le parole, a volte, prima di ubriacare chi le legge, ubriacano chi le scrive. Fausto Lupetti(1) per esempio, solo per ragioni di eleganza, fa finta di non sapere che cos’è la realtà. E la confonde con la comunicazione. “L’annuncio è la realtà intelligente”, dice infatti. Ed è un peccato non essere abbastanza intelligenti per capire che cosa ciò significhi. Poi sostiene che Carmelo Bene ha avuto ragione nel dire che lui era apparso alla Madonna, e non l’inverso: “la Madonna ci appare, mentre essendo una figura della nostra mente, da noi costruita, siamo noi che appariamo alla Madonna”. Lupetti dimentica che se A appare a B, B è sicuramente reale mentre A potrebbe non esserlo. Dunque, seguendo il ragionamento di Bene e Lupetti, se Bene appare alla Madonna, la Madonna è sicuramente esistente, Bene forse no.
|
GLI ALTRI INTERVENTI Per una politica al servizio del bene comune Democrazia, partiti politici, sovranita’… Renzi vada oltre annunci e mera apparenza
|
Più interessante ancora è un vecchio paradosso cui Lupetti crede seriamente: se cade un albero nella foresta amazzonica, e nessuno assiste alla cosa, “L’albero non esiste, non è realtà, perché non ha comunicato nulla. Se c’è comunicazione [invece] c’è la realtà rivelata che prende forma, sostanza secondo ciò che si annuncia”. Se la realtà coincidesse con la “percezione della realtà” (tanto che l’albero che cade nella foresta “non fa rumore”, perché nessuno sente quel rumore), se ne dedurrebbe che in tanto una cosa esiste o un fenomeno si verifica, in quanto qualcuno vi assista. E questa è un’elegante assurdità. Posto che nessun essere umano è sceso al di sotto di venti chilometri – diciamo pure trenta – sotto la superficie della Terra, e per conseguenza nessuno ha mai “percepito” nulla di quella realtà sotterranea, se ne deduce che al di sotto di trenta chilometri “non c’è niente”. La Terra ha un raggio di 6.370 km, e noi abbiamo sotto i piedi 6.340 km di vuoto, fino al centro del pianeta. Se c’è qualcuno che ci crede alzi la mano.
A dire il vero, in qualche caso la mancanza della percezione annulla il fatto, ma solo soggettivamente. Se non sa di essere tradito, dal proprio punto di vista il marito che non è affatto cornuto, ciò non impedisce che sua moglie vada con un altro e che quest’altro la percepisca eccome, a letto. La realtà esiste per i fatti suoi, anche quando noi non la percepiamo. Ed è questo che rende così terribili e traditori certi cancri silenti. Il punto di vista di Lupetti è idealistico – nell’idealismo la realtà è pensiero – per non dire solipsistico e sorprende in un Ventunesimo Secolo in cui siamo immersi fino agli occhi nella scienza e nella tecnologia.
Cosimo Scarcella(2), anche se molto più ragionevole, sorprende per altro verso. A suo parere le promesse (gli “annunci”) sarebbero credibili soltanto se chi le formula disponesse di poteri dittatoriali. Viceversa in democrazia la realizzazione è sottoposta al volere di centinaia di persone e dunque da quella “credibilità” siamo lontani. Sembra evidente, ma non è così. L’affermazione è incompleta. C’è infatti una condizione più importante del volere dei parlamentari e perfino del dittatore: l’oggettiva realizzabilità. Una volta una tempesta impedì a Caligola di salpare, ed ecco che l’imperatore, non abituato a subire la volontà altrui, ordinò di frustare il mare. Il tiranno, si sa, era demente, e si rese soltanto ridicolo.
In campo economico si verifica qualcosa del genere, in Italia. Già in generale, quando il governo parla di regali, c’è da essere scettici. Ma ciò è particolarmente innegabile nel nostro caso. Infatti da un lato lo Stato non può aumentare le tasse, per non provocare guai peggiori di quelli che già abbiamo, e dall’altro non può fare ulteriori debiti: siamo già oltre il 130% del pil, ed abbiamo impegni con l’Europa. Il governo si trova nella condizione di uno che avendo quattro bidoni, di cui due pieni, astrologa sul modo di travasare l’acqua dall’uno all’altro nella speranza di avere alla fine i bidoni tutti e quattro pieni.
Nessuno dubita dei desideri di Matteo Renzi. Tutti i parlamentari sarebbero felici di collaborare con lui per abbassare le tasse. Il problema è: dove trovare il denaro? Ricordiamoci che tutta la tragedia dell’Imu e ora dalle tasse sue figlie, è nata dall’impossibilità di reperire quattro miliardi. Per questo nuovo provvedimento abbiamo sentito che le somme dovrebbero essere reperite per un terzo (oltre tre miliardi) dai tagli di spesa: ma di tagli si parla da decenni senza risultati apprezzabili. Per un altro terzo dai capitali che rientrano dall’estero: dimenticando che, se gli investitori li riportano in Italia, non è per venire a regalarceli. E per l’ultimo terzo dovrebbero derivare da fondi europei, ma al riguardo da Bruxelles ci hanno già detto un rotondo “no”. Qualcuno ha infine parlato dei “risparmi” derivanti dall’attuale livello dello spread BTP-Bund tedeschi. Ma nessuno garantisce che si manterrà basso. E allora?
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
