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Un estratto dalla nuova fiaba di Antonio Moresco

Un estratto dalla nuova fiaba di Antonio Moresco
In attesa dell’uscita de Gli increati, che concluderà l’opera della sua vita, Antonio Moresco torna in libreria per Mondadori con “Fiaba d’amore” – LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO
Un estratto dalla nuova fiaba di Antonio Moresco

C’era una volta un vecchio pazzo che viveva su un marciapiede, circondato da una corolla di cartoni e di stracci, vegliato solo da un colombo ferito. orse un tempo è stato un uomo importante, ma nessuno ne ha più memoria, nemmeno lui stesso. a sua vita procede immutabile, scandita dall’avvicendarsi del sole e della pioggia, dalla buona sorte di trovare in fondo a un cestino qualche succulento scarto della vita urbana. Finché succede una cosa incredibile. Una meravigliosa ragazza dal corpo morbido e profumato incrocia gli occhi assenti del vecchio, gli sorride, lo porta a casa con sé, lo lava, lo ama. a nuova vita felice dura un tempo breve. Un giorno il vecchio – come prima è stato inaspettatamente riconosciuto e salvato – viene abbandonato e, lontano dalla meravigliosa ragazza, s’incammina verso la città dei morti, mentre la neve ricopre tutto. Ma, a questo punto, succede un’altra cosa incredibile… econdo le parole di una straordinaria visitatrice del mondo fiabesco come Cristina Campo, “a chi va, nelle fiabe, la sorte meravigliosa? A colui che senza speranza si affida all’insperabile”. Così la storia del vecchio pazzo non finisce qui, ma supera di slancio la soglia dell’impossibile, si addentra nel buio e lo trascende. editazione estrema e inattuale sull’amore dietro un velo di desolazione e dolcezza, questa fiaba controcorrente indica un diverso cammino in questi tempi di chiusura degli orizzonti, ridando spazio all’invenzione della vita e del mondo.

AntonioMorescoMondadori
 

In attesa dell’uscita de Gli increati, che concluderà l’opera della sua vita, Antonio Moresco ci sorprende ancora con questo libro inatteso, che si svolge nel regno assoluto della fiaba. Il regno dei vivi e dei morti, che ha origine là dove ogni speranza terrena finisce. Come scrive sempre la Campo, “la caparbia, inesausta lezione delle fiabe è la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente nient’altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.

L’AUTORE – Antonio Moresco è nato a Mantova nel 1947 e vive a Milano. Tra i maggiori scrittori italiani, ha pubblicato numerose opere, ultime delle quali: Lettere a nessuno (Einaudi 2008), Canti del caos (Mondadori 2009), Gli incendiati (Mondadori 2010), Gli esordi (Mondadori 2011), La parete di luce (Effigie 2011), Il combattimento (Mondadori 2012) e La lucina (Mondadori 2013).

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(per gentile concessione dell’editore)

(…) La vita dello straccione è immobile e senza speranza. Di mattina si sveglia sul cartone bagnato ricoperto dell’umidità della notte, con i capelli duri e fradici. Si guarda attorno e per un po’ non ricorda neppure chi è, non riconosce le strade e il mondo che a poco a poco affiorano davanti ai suoi occhi cisposi. Cerca di muovere le gambe irrigidite dal freddo e dall’umidità penetrata dentro le ossa. Ma le gambe non si muovono, le giunture non si piegano. Ci vuole molto tempo prima che riesca a schiodarsi dal suo giaciglio, per girarsi almeno sul fianco e sollevare un po’ la spalla e la testa dal marciapiede, o mettersi addirittura seduto con la schiena appoggiata al muro. Non parliamo di alzarsi in piedi! Passa la notte sveglio, pensando, se ha ancora dei pensieri, oppure, se non ne ha più, non pensando a niente – che è meglio –, rosicchiando una crosta di pane nel silenzio e nel buio o magari dormendo un po’, se ha la fortuna di intontirsi e perdere conoscenza per il freddo. Il giorno invece non passa mai. Sta quasi sempre coricato, certe volte seduto, anche se non c’è niente che gli interessi vedere. Se è uno di quegli straccioni che chiedono l’elemosina, allora deve almeno allungare inutilmente verso i passanti il suo bicchiere di cartone annerito. Se è uno di quelli che vanno a mangiare pasti caldi nei refettori pubblici, allora deve alzarsi e mettersi a camminare, con il suo cartone sottobraccio perché altri straccioni non glielo portino via durante l’assenza. E poi c’è da fare il giro dei cestini, per vedere se ci è finito dentro qualcosa che il giorno prima non c’era. E poi la ricerca di nuovi cartoni per dare il cambio a quelli troppo appiattiti e fradici, l’ispezione nei bidoni della raccolta differenziata, soprattutto in quelli vicino a pizzerie e ristoranti, dove si possono trovare pezzi di cibo avanzato e addirittura, certe volte, bottiglie dove galleggiano ancora fondi di vino inacidito, da portarsi nel proprio giaciglio nascondendole sotto il pastrano, per scolarsele una dopo l’altra durante la fredda notte. Il vecchio stava sempre coricato sul suo cartone, non solo di notte, anche di giorno. Però certe volte lo si poteva vedere in piedi, per strada, mentre camminava con gli occhi persi, senza guardare nessuno, i capelli frustati dal vento e dalla pioggia, da cui non si riparava. Tenendo sotto il braccio più strati di cartoni che andava a procurarsi davanti ai supermercati, nelle zone dove facevano il carico e lo scarico delle merci, perché il tempo stava peggiorando e ci si doveva preparare per la fine dell’autunno e l’inverno. Qualcuno degli altri straccioni favoleggiava di avergli visto nascondere uno strano fagotto che sembrava un pezzo di manica con dentro qualcosa. Una volta avevano anche cercato di rubarglielo nel sonno, ma senza riuscirci. Ci avevano provato anche un’altra volta, quando il vecchio era stato trovato esanime e come morto da un gruppo di volontari, e poi portato in ospedale con un’ambulanza. Era rimasto per una settimana privo di conoscenza in un letto, attaccato a una fleboclisi. Ah, dimenticavo di dire… Il vecchio si chiamava Antonio, anche se nessuno conosceva il suo nome. Quando parlavano di lui, gli altri straccioni lo chiamavano soltanto “il vecchio pazzo”. Ma, a questo punto, succede una cosa incredibile…

(continua in libreria…)