Diventa un caso la chiusura di villa Ada effettuata lunedi’ scorso dal Servizio giardini del comune di Roma senza avvertire le decine di cittadini che, trovandosi all’interno del parco, sono rimasti ‘prigionieri’ per oltre un’ora. Il fatto era stato denunciato con forza dal presidente dei ‘Leprotti di villa Ada’, Alessandro Leone, il quale stamattina, recandosi nel parco per la solita corsa mattutina, ha avuto una brutta sorpresa. Proprio sotto la bacheca utilizzata dalla sua societa’ podistica per pubblicare informazioni e annunci, c’era la carcassa di una lepre: qualcuno ha ucciso il povero animale e ne ha portato il corpo in quel posto preciso che si trova nei pressi dell’ingresso principale di via Ponte Salario. Proprio quello che era stato chiuso lunedi’ scorso dal Servizio Giardini innescando forti polemiche che avevano avuto grande eco su giornali e siti web.
L’episodio, su cui ora stanno indagando i carabinieri recatisi gia’ sul posto, sembra configurarsi come un vero e proprio avvertimento in stile mafioso nei confronti di Alessandro Leone che aveva denunciato il fatto e della societa’ sportiva da lui presieduta che si chiama appunto ‘Leprotti di villa Ada’. Non sembra casuale che l’autore del misfatto abbia deciso di uccidere proprio una lepre e di farne ritrovare il corpo sotto la bacheca utilizzata dalla stessa societa’.
IL PRECEDENTE. Il Servizio giardini del Comune aveva deciso lunedi’ scorso di chiudere villa Ada per il timore che il forte vento di tramontana facesse cadere rami e alberi, mettendo a repentaglio l’incolumita’ di podisti, ciclisti, proprietari di cani e frequentatori vari del parco. E quello stesso giorno un grosso albero si era in effetti abbattuto sul parco giochi della villa distruggendolo completamente. Alle 8:40 di quella mattina l’ingresso principale di via Ponte Salario era stato sbarrato e sul cancello era stato affisso il cartello: “VILLA CHIUSA – Pericolo caduta alberi”. Fin qui tutto bene. Peccato che chi aveva provveduto a chiudere l’entrata, non avesse pensato che fosse il caso di avvertire prima chi nella villa gia’ si trovava a fare attivita’ fisica o a portare in giro il cane o semplicemente a passeggiare e prendersi una pausa dal caos e dallo smog cittadino. E quando qualcuno aveva imboccato la via dell’uscita per rientrare a casa, aveva avuto la spiacevole sorpresa di essere rimasto ‘prigioniero’ dentro il parco. A quel punto la voce si era diffusa in un baleno fra tutti coloro che si trovavano nel parco e, nel giro di pochi minuti, a dimostrazione di quanto non fosse poi cosi’ difficile avvertire preventivamente chi stava gia’ all’interno della villa, decine di cittadini si erano accalcati davanti al cancello sbarrato: c’erano podisti ma anche persone anziane, signore con il cane e addirittura una donna incinta. Qualcuno aveva allora chiamato il Servizio giardini del Comune di Roma. Ma la risposta ricevuta era stata di quelle che fanno cascare le braccia: “Potete uscire dal cancello dell’ambasciata egiziana!”. Peccato che l’ingresso davanti all’ambasciata si trovi a due km di distanza da quello principale e che, per arrivarci, bisogna inoltrarsi nei sentieri di villa Ada, percorsi da una fitta schiera di alberi che sarebbero potuti cadere sulle teste dei malcapitati.
A quel punto erano fioccate le telefonate alla Polizia Municipale e al 112. Dopo circa mezz’ora, mentre il freddo all’interno della villa diventava sempre piu’ pungente sotto il vento sferzante di tramontana, erano arrivati due vigili urbani che pero’ avevano dovuto alzare le braccia sostenendo di non avere il potere di forzare la catena e aprire il cancello. E se ne erano andati promettendo che avrebbero provveduto a sollecitare il Servizio giardini del Comune. Altra buona mezz’ora al gelo e finalmente arrivava la squadra di giardinieri che provvedeva a ‘liberare’ i malcapitati cittadini.
