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6 settembre 1960 – Roma si sveglia con un nuovo eroe: Nino Benvenuti è d’oro

Il 6 settembre 1960 Roma celebra l’oro olimpico conquistato la sera precedente da Nino Benvenuti nei pesi welter. Al Palazzo dello Sport l’azzurro aveva battuto Yuri Radonyak, ricevendo anche il Val Barker Trophy come miglior pugile dei Giochi. È l’inizio di una leggenda che porterà Benvenuti fino al titolo mondiale.

6 settembre 1960 – Roma si sveglia con un nuovo eroe: Nino Benvenuti è d’oro

La sera precedente, al Palazzo dello Sport, il pugile italiano aveva battuto il sovietico Yuri Radonyak conquistando il titolo olimpico dei pesi welter. Il 6 settembre Roma celebra un campione destinato a diventare leggenda: elegante sul ring, popolare fuori, simbolo di un’Italia che alle Olimpiadi mostrava al mondo il suo volto migliore. Sui giornali e nei bar c’è soprattutto un nome: Nino Benvenuti.

Al Palazzo dello Sport dell’Eur, Giovanni “Nino” Benvenuti aveva conquistato la medaglia d’oro nei pesi welter, fino a 67 chili, superando in finale il sovietico Yuri Radonyak. Una vittoria ai punti, quattro giudici a uno, dopo aver mandato l’avversario al tappeto già nella prima ripresa. Non una rissa da saloon: boxe pura, tecnica, eleganza, intelligenza.

Roma scopre il bello della boxe

Benvenuti ha 22 anni e sul ring sembra fare un altro mestiere rispetto agli altri. Si muove leggero, colpisce senza scomporsi, quasi avesse paura di sgualcire la divisa. In un’Olimpiade che regala a Roma personaggi destinati alla storia – da Wilma Rudolph al giovanissimo Cassius Clay – l’Italia trova nel pugile istriano uno dei suoi volti più luminosi.

La sua superiorità viene riconosciuta anche con il Val Barker Trophy, il premio assegnato al miglior pugile dell’intero torneo olimpico. Non soltanto, dunque, il più bravo della sua categoria: per i tecnici è il migliore di tutti.

Da Roma comincia la leggenda

Quell’oro non resterà una fotografia ingiallita nell’album delle Olimpiadi. Sarà il prologo di una carriera gigantesca. Benvenuti passerà professionista, diventerà campione mondiale e nel 1967 batterà Emile Griffith al Madison Square Garden, entrando definitivamente nella storia dello sport italiano.

Ma prima di New York, dei mondiali e delle sfide con Carlos Monzón, c’è Roma. C’è quella notte del 5 settembre e soprattutto il mattino dopo, 6 settembre 1960, quando la Capitale scopre che tra le sue rovine, le piste e i palazzetti olimpici è appena nato un mito. E per una volta l’espressione “Roma caput mundi” non sembra neppure un’esagerazione.