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Col ritorno di Gramellini su La7, il sabato serache prova ancora a pensare senza urlare

Il programma “In Altre Parole” torna su La7 sabato 19 settembre alle 20.30 con Massimo Gramellini e la squadra formata da Alessandra Sardoni, Giovanna Botteri, Gustavo Zagrebelsky, Saverio Raimondo e Andrea Nuzzo. Il programma ripropone la propria formula fatta di attualità, politica, cultura, satira e racconti: una televisione che, mentre altrove aumentano i decibel, continua ostinatamente a scommettere sul peso delle parole.

Col ritorno di Gramellini su La7, il sabato serache prova ancora a pensare senza urlare

Dal 19 settembre riparte In Altre Parole. Con Massimo Gramellini tornano Alessandra Sardoni, Giovanna Botteri, Gustavo Zagrebelsky, Saverio Raimondo e Andrea Nuzzo. Una specie di controprogrammazione culturale nell’epoca dei talk trasformati in ring, dove perfino una pausa di riflessione rischia di sembrare un gesto rivoluzionario.

C’è stato un tempo in cui la televisione del sabato sera significava varietà, lustrini, ballerine, sigle cantate e famiglie riunite davanti allo stesso schermo. Poi sono arrivati lo streaming, i social, le piattaforme, gli opinionisti permanenti e soprattutto la convinzione che qualsiasi discussione, per essere televisivamente interessante, debba necessariamente assomigliare a una lite nel parcheggio di un supermercato. In mezzo a tutto questo, Massimo Gramellini continua ostinatamente a fare un’altra cosa.

Un programma col quale il giornalista e scrittore prova nuovamente a raccontare la settimana senza necessariamente prenderla a schiaffi. Attualità, politica, cultura, storie e costume vengono messi sul tavolo, possibilmente evitando che il tavolo stesso venga rovesciato dopo tre minuti dall’ospite più nervoso. Una scelta che, nella televisione contemporanea, possiede quasi il sapore della trasgressione: parlare invece di gridare, raccontare invece di processare, concedersi addirittura il lusso di un dubbio.

Non sempre funzionerà, naturalmente. Ma già il tentativo merita attenzione.

Gramellini e quella televisione che preferisce le parole ai decibel

“In Altre Parole” riparte dopo una stagione che ne ha consolidato l’identità all’interno del palinsesto di La7. Non è propriamente un talk politico, anche se della politica si occupa. Non è un programma culturale nel senso tradizionale del termine, anche se libri, cinema, musica e storia vi trovano spazio. E non è nemmeno il classico rotocalco del sabato sera. È piuttosto un salotto televisivo costruito intorno allo sguardo di Gramellini, con tutti i pregi e i limiti che questo comporta.

Il conduttore osserva la settimana, seleziona fatti e personaggi e li restituisce attraverso il proprio stile: sentimentale senza vergognarsene troppo, ironico quando serve, pedagogico quando la tentazione prende il sopravvento e sempre interessato più alle persone dietro la notizia che alla notizia nuda e cruda.

In una tv che spesso considera il pubblico come una platea da eccitare continuamente, Gramellini parte da una premessa differente: lo spettatore può anche essere invitato a pensare. Sembra poco. Nel 2026, forse, non lo è affatto. La formula rimane quella ormai riconoscibile: editoriali, racconti, interviste, interventi dei collaboratori e quella miscela di alto e basso che consente di passare dalla crisi internazionale alla vicenda privata, dal Parlamento a un libro, da una polemica social a una storia capace di raccontare qualcosa di più grande.

Mentre una parte della televisione cerca il duello, “In Altre Parole” cerca il ragionamento. E nella società dell’algoritmo, dove la frase più aggressiva ottiene spesso più attenzione di quella più intelligente, non è esattamente la strada più facile.

Sardoni e Botteri: la politica e il mondo senza trasformarli in curva da stadio

Accanto a Gramellini torna Alessandra Sardoni, alla quale è affidata la lettura politica della settimana. Poi c’è Giovanna Botteri, chiamata nuovamente a scegliere e raccontare una storia o un avvenimento della settimana. Torna inoltre Gustavo Zagrebelsky, investito ironicamente del titolo di “Presidente emerito della Corte delle Parole”.

Saverio Raimondo, perché senza satira il salotto rischierebbe di diventare troppo educato

Fortunatamente c’è anche Saverio Raimondo. Perché una trasmissione popolata esclusivamente da persone ragionevoli corre sempre il rischio di trasformarsi nella cena perfetta alla quale, dopo due ore, qualcuno comincia disperatamente a desiderare l’arrivo del parente inopportuno. Raimondo ha precisamente il compito di guastare la compostezza.

Il sabato sera di La7 diventa una piccola anomalia televisiva

La vera questione, però, non riguarda tanto i singoli protagonisti quanto la collocazione. Il sabato sera. La serata tradizionalmente riservata alla televisione più popolare diventa su La7 lo spazio per un programma che parla di politica, cultura, sentimenti, libri, società e attualità. Non esattamente la ricetta che un algoritmo suggerirebbe per inseguire compulsivamente il pubblico più giovane. Eppure In Altre Parole ha costruito proprio lì la propria riconoscibilità.

Non pretende di essere giovane a tutti i costi. Non infila un creator dietro ogni angolo dello studio per dimostrare di conoscere TikTok. Non traveste il giornalismo da talent show. E soprattutto non sembra ossessionato dalla necessità di cambiare pelle ogni sei mesi pur di dichiararsi “nuovo”. In tempi televisivi nei quali persino i programmi quarantenni vengono presentati ogni settembre come rivoluzionati perché hanno cambiato il colore della scenografia, la coerenza può diventare paradossalmente una forma di innovazione.

Gramellini rimane Gramellini. Chi lo ama sa cosa troverà. Chi non lo sopporta difficilmente verrà convertito dalla nuova stagione. Anche questa, dopotutto, è una forma di chiarezza editoriale.