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Delitto Pasolini, Pino Pelosi unico colpevole. Mistero finito: archiviata l’ultima inchiesta

Delitto Pasolini, Pino Pelosi unico colpevole. Mistero finito: archiviata l’ultima inchiesta
pier paolo pasolini
Il cugino del poeta Guido Mazzon presentò una denuncia nel 2011. Secondo i magistrati è tecnicamente impossibile stabilire quando sia avvenuta la contaminazione con i cinque dna non appartenenti alla vittima ritrovati sugli abiti dello scrittore friulano. Dopo aver scontato la pena, “Pino la Rana” ha avviato una “revisione mediatica”
Delitto Pasolini, Pino Pelosi unico colpevole. Mistero finito: archiviata l’ultima inchiesta

di Patrizio J. Macci

Rischia di spegnersi definitivamente l’ultima possibilità di conoscere la verità sul “Caso Pasolini”. Il 2 novembre del 2015 ricorrono quarant’anni dall’omicidio di uno degli intellettuali italiano più famosi nel mondo, avvenuta nella notte tra l’uno e il due novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, ma la Procura di Roma con una mossa a sorpresa ha preferito bruciare i tempi e ha chiesto l’archiviazione dell’ultima inchiesta pendente avviata nel 2010 dietro l’impulso del cugino del poeta Guido Mazzon “contro ignoti”. Secondo i magistrati è tecnicamente impossibile stabilire quando sia avvenuta la contaminazione con i cinque dna non appartenenti alla vittima ritrovati sugli abiti dello scrittore friulano e, sopratutto, nessuno di essi è ascrivibile a persone entrate precedentemente nell’inchiesta. Ogni riscontro effettuato ha dato esito negativo. Anche gli interrogatori delle persone ancora in vita chiamate a testimoniare, non hanno fatto emergere nuovi elementi.
L’unico colpevole rimane dunque Giuseppe Pelosi, detto “Pino La Rana”, minorenne all’epoca dei fatti, che per il delitto ha scontato una pena di 9 anni e 7 mesi. La posizione di Pelosi rimane quella più curiosa dal punto di vista mediatico. Dal 2006 dopo trent’anni di silenzio, ha cominciato una progressiva opera di “revisione personale” del caso, un lento stillicidio di parziali ammissioni e ritrattazioni, arrivando a identificare due degli assalitori presenti la notte dell’omicidio in due fratelli romani deceduti da tempo.
Fino all’ultima intervista in cui non esclude che “sul luogo del massacro ci fossero altre persone”, una dichiarazione misteriosa e contraddittoria. Il suo comportamento appare del tutto incomprensibile, visto che secondo l’ordinamento del nostro paese egli godrebbe sempre e comunque del “non bis in idem”, non può essere processato la seconda volta per il medesimo reato. La parola fine dal punto di vista della verità storica, quindi, è lontana dal potere essere scritta. Il reato di omicidio non cade in prescrizione, ma i volti dei veri assassini di Pier Paolo Pasolini in mancanza di ulteriori rivelazioni o colpi di scena continueranno a rimanere celati nel cono di un’ombra nera.