Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Roma est, parchi belli di giorno e terra di nessuno la sera: la paura torna a correre nel verde

Roma est, parchi belli di giorno e terra di nessuno la sera: la paura torna a correre nel verde

L’aggressione alle calciatrici di Borgata Gordiani riporta al centro la sicurezza dei parchi del Municipio V. Le riqualificazioni avanzano, ma senza presidio e controlli il rischio è che nuovi spazi pubblici restino belli soltanto alla luce del sole.

Roma est, parchi belli di giorno e terra di nessuno la sera: la paura torna a correre nel verde

L’aggressione alle calciatrici di Borgata Gordiani riapre la questione sicurezza. Tra riqualificazioni, volontari e nuovi cantieri resta la domanda più semplice: chi controlla i parchi quando cala il sole?

A Roma est il verde dovrebbe essere una conquista. Sempre più spesso, invece, rischia di diventare un confine. L’ultimo campanello d’allarme arriva dal parco Don Cadmo Biavati, dove le calciatrici di Borgata Gordiani sono state minacciate e bersagliate con una bottiglia. Un episodio che sarebbe già grave da solo, ma che diventa ancora più inquietante se inserito nella lunga sequenza di segnalazioni che riguarda le aree verdi del Municipio V.

Dal Biavati a Tor Tre Teste, il verde che fa paura

Il problema non ha un solo indirizzo. A Tor Tre Teste restano nella memoria episodi di violenza gravissimi; al parco Sangalli i cittadini e gli attivisti chiedono interventi contro attività illegali; a Villa Gordiani tornano periodicamente segnalazioni di risse e degrado. A Centocelle, poi, il parco Madre Teresa di Calcutta convive da tempo con proteste e richieste di maggiore sicurezza. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: si sistemano vialetti, si progettano playground, si installano luci, si piantano alberi. Ma un parco non diventa sicuro soltanto perché compare un nuovo lampione o una panchina fresca di vernice.

La riqualificazione da sola non basta

Il Municipio e il Campidoglio hanno avviato interventi importanti, puntando sulla riappropriazione degli spazi da parte dei cittadini. È una strategia sensata: un luogo vissuto è più difficile da consegnare al degrado. Ma serve l’altra metà del lavoro: controlli, presenza, prevenzione. Perché il rischio è costruire parchi splendidi per l’inaugurazione e fragili nella quotidianità. Nastri tricolori alle cinque del pomeriggio, deserto alle dieci di sera.

E allora la questione non è se Roma est abbia bisogno di più verde. Ne ha bisogno eccome. La vera sfida è evitare che quel verde, quando cala il sole, cambi padrone.