La Banca del Giappone ha alzato i tassi per contrastare le pressioni inflazionistiche; si tratta di una decisione ampiamente prevista dai mercati, sulla scia delle recenti strette monetarie attuate dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve statunitense. L’istituto ha portato il tasso di riferimento dall’1% all’1,25% – il livello più alto degli ultimi 31 anni (dall’aprile del 1995) – con una decisione approvata da sette dei nove membri del comitato di politica monetaria, in un contesto caratterizzato dalla forte impennata dei prezzi dell’energia.
L’ultimo rialzo risaliva a metà giugno: un ritmo di accelerazione estremamente insolito per la BoJ, che si allinea così alle principali banche centrali nell’adottare una linea più restrittiva. Il motivo principale è l’impennata delle quotazioni del petrolio: in un contesto di ripresa delle ostilità in Medio Oriente, si prevede che tale dinamica continuerà ad alimentare l’aumento dei prezzi al consumo.
Sebbene ad agosto l’inflazione in Giappone (al netto dei prodotti freschi) sia leggermente scesa all’1,7%, i prezzi al consumo restano su livelli elevati, vicini all’obiettivo del 2% fissato dalla BoJ. Questa tregua potrebbe rivelarsi molto temporanea, data l’assenza di prospettive per una soluzione diplomatica in Medio Oriente. Le quotazioni del petrolio hanno nuovamente superato i 100 dollari al barile.
“Il tasso di crescita dell’indice dei prezzi alla produzione rimane elevato su base annua, riflettendo l’impatto del forte aumento della domanda legata all’intelligenza artificiale (IA), che si somma agli effetti dei prezzi elevati del greggio e del deprezzamento dello yen“, afferma la Boj in un comunicato.


