Divisi e allontanati, chi a nord chi a sud chi addirittura oltremare. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it alcuni degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla mafia romana sarebbero stati trasferiti nelle ultime ore in diversi istituti penitenziari della penisola. Salvatore Buzzi (difeso dall’avvocato Alessandro Diddi) è partito per Nuoro, Franco Panzironi (difeso dall’avvocato Pasquale Bartolo) è stato trasferito a Prato mentre Agostino Gaglianone (difeso dall’avvocato Valerio Spigarelli) ha fatto le valige per Melfi e Carlo Pucci (difeso dall’avvocato Domenico Oropallo) ha preso la strada per Terni.
Una decisione estrema e inattesa del Dipartimento amministrazione penitenziaria, che dipende direttamente dal Ministero della Giustizia, che ha evidentemente deciso di distribuire i protagonisti del sodalizio sull’intero territorio nazionale. Alla luce dei rapporti e delle relazioni emerse dalle carte tra gli appartenenti al gruppo e il mondo dei detenuti che, una volta usciti, avevano la possibilità di essere inseriti nelle cooperative sociali, la Procura ha manifestato l’opportunità di questo allontanamento, avvenuto comunque all’indomani dei primi interrogatori di garanzia.
Intanto mercoledì sera il gip ha concesso gli arresti domiciliari a Alessandra Garrone, la compagna di Buzzi, finita tra gli arrestati con l’accusa di associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata a turbativa d’asta. Soddisfatto il legale Alessandro Diddi: “Un piccolo risultato che spero sia di buon auspicio anche per il resto. La signora ha una bambina piccola e il gip Flavia Costantini, su mia richiesta, ha ritenuto opportuno tenerla vicino a lei”.
RISATE DAVANTI AI GIUDICI. Massimo Carminati, considerato dalla procura a capo delle cupola romana, ha presenziato all’udienza del tribunale del riesame che, entro la fine della settimana o al più tardi all’inizio della prossima, dovrà decidere sulle istanze di revoca delle misure cautelari presentate da alcuni degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Un’udienza tesa, nel corso della quale l’ex terrorista nero si è lasciato sfuggire qualche risata e commenti sarcastici. Quando la procura lo accusava di aver cambiato utenze telefoniche ogni 15 giorni per evitare di essere intercettato, ad esempio, Carminati ha ribattuto dicendo: “…considerato il numero di intercettazioni non mi è servito a molto”.
IL LEGALE: NO RITI ABBREVIATI. “Non si aspettino richieste di giudizio abbreviato o di altri riti alternativi. Questo è un processo che faremo in aula con il contraddittorio delle parti, pretendendo che le prove si formino in aula davanti ai giudici”. E’ quanto dichiarato, dall’avvocato Giosuè Domenico Naso, al termine dell’udienza tenutasi oggi davanti ai giudici del tribunale del riesame di Roma, che a giorni dovrà sciogliere le riserve sui ricorsi presentati da alcuni degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. L’avvocato Naso, difensore di Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa e Roberto Lacopo, ha poi spiegato ai giornalisti che quella che secondo la procura sarebbe una “cupola capitolina” guidata da Massimo Carminati “non è un’associazione mafiosa”. “Questa vicenda romana -ha dichiarato il penalista- è lo spaccato di una realtà mortificante che purtroppo esiste soprattutto intorno alle amministrazioni locali”.
“Se pure Carminati fosse il dominus di qualcosa -ha sottolineato l’avvocato Naso- quel qualcosa non è mafia”.
