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Fine dei colonnelli, An dissolta. Roma s’è destra coi “ragazzini”

Fine dei colonnelli, An dissolta. Roma s’è destra coi “ragazzini”
fabio rampelli
LA RIFLESSIONE. Il Laboratorio della destra Sociale nato nel 1998 non c’è più, così come la spartizione e gli accordi tra gli ex aennini. Il popolo di destra guarda con attenzione alla generazione di 30-40enni che lavora sul territorio, prende voti. Meloni, Gramazio, Quarzo, Santori Belviso e Schiuma concludono il ciclo che ha visto protagonisti Augello, Rampelli e Storace… Mentre Alemanno è in cerca di una lista per le Europee di primavera. LA GALLERY
Fine dei colonnelli, An dissolta. Roma s’è destra coi “ragazzini”

Con la querelle sul simbolo di An che finisce ai Fratelli di’Italia, la svolta di Fiuggi entra nella storia. L’era dei colonnelli romani ex-aennini è decisamente terminata. Quello che fu il laboratorio romano della destra sociale, che portò alla prima vittoria nel 1998 alla provincia di Roma, poi nel 2000 alla Regione, fino alla riconquista della stessa e alla presa del Campidoglio nel 2008, si è dissolta. Il ‘THE END’ lo hanno sentenziato i risultati elettorali e i fallimenti di Moffa, Storace, Polverini e Alemanno: tutte vittorie figlie dell’accordo delle correnti romane.
Dopo sonore liti, si sedevano poi a un tavolo i vecchi “camerati” Augello, Rampelli, Alemanno e Storace: stop alle urla e via alla spartizione. Ma i romani gli hanno voltato la faccia dopo 15 anni. Cosa resterà di questa destra sociale, poi frammentatasi da ‘La Destra’, fino a Fratelli d’Italia e Forza Italia, passando addirittura per il Nuovo Centro Destra? Poco o niente, compreso il maldestro tentativo di riesumare Alleanza Nazionale, laddove s’intuisce che, prioritariamente, conta la cannibalizzazione del patrimonio aennino. Ma qualcosa sta ovviamente cambiando e, come nei cicli della natura, a  piante che muoiono si susseguono altre che nascono. Si rinvigorisce sempre più la generazione dei 30-40enni, tutti di matrice ex aennina. Tra loro, spunteranno infatti i nuovi leader, anche perché è lo stesso popolo che dalla destra non riesce a staccarsi a muovere per il rinnovamento chiedere rinnovamento.
Tra i colonnelli questo lo ha capito subito Fabio Rampelli, che a livello nazionale sta puntando tutto su Giorgia Meloni. Giorgia, militante genuina, popolana della Garbatella, coatta ‘ma ‘de core’, studia da capopopolo non solo di FdI, ma dell’intera destra alla ricerca di unità e che su di lei, almeno a parole, non discute: non sarà forse una Marine Le Pen, ma questo passa il convento e chi vuole migliora sempre. E mentre Rampelli resta a fare il Casaleggio della situazione, anche sul territorio romano questo rinnovamento è in atto ormai in modo definitivo.

L’opposizione a Zingaretti è retta infatti da Luca Gramazio, capogruppo di Forza Italia alla Pisana, figlio del “pinguino” Domenico Gramazio, leader della storica sezione missina di piazza Tuscolo, ma giovane intraprendente, instancabile, scaltro ma onnipresente – al telefono risponde sempre a tutti o manda sms di risposta. Si è forgiato nella palestra del Campidoglio, ove all’ex sindaco Alemanno, da capogruppo del “fu Pdl” ha tenuto miracolosamente in piedi una maggioranza d’aula scassata e impreparata di fronte a una sinistra che ha saputo fare opposizione. Ora Gramazio jr. ha con sé consiglieri comunali come Giovanni Quarzo, stessa generazione, avvocato, forza italiota della prima ora, grande stratega, consiglieri municipali, militanti, insomma una rete da far invidia allo stesso Alemanno, abbandonato ormai dai suoi fedelissimi e che si porta in dote poche cose alla ricerca disperata di una lista che lo candidi ‘bene’ alle europee.
Ma alla Regione Lazio, dove l’altro colonnello Storace è a casa sua, ma in viaggio di nozze con Zingaretti, e sverna nella speranza di ritrovare la rotta della politica nazionale, fa le barricate a destra, anche Fabrizio Santori, attualmente nel gruppo misto, 35 anni, cortegiatissimo da NCD, FdI e FI: ha esordito anche lui da consigliere municipale, poi sbarcato in Campidoglio e passato alla Pisana, grazie a un paio di flirt elettorali con gli stessi Rampelli e Storace, ma soprattutto a una valigia piena di voti, frutto di un’intensa attività sul territorio, che si porta ovunque. Si narra di una lite furibonda che lo ha portato a non rivolgere neanche più la parola a Ciccio Storace e ad andarsene nel Gruppo Misto. Ora Santori si sta rafforzando con i giovani di Primavera nazionale che crescono in varie regioni italiane, ha sezioni nei comuni laziali e consiglieri locali, e puntano tutto su di lui anche veterani del Campidoglio come Fabio Schiuma, il quale, ferito quasi a morte nella faida interna con il suo ex padrino Storace, che lo ha tenuto lontano dall’arena politica per molti anni, mantiene la sua roccaforte di Riva destra, di cui Santori è oggi presidente onorario.
Giovani donne? Non mancherebbero e, su tutte, Sveva Belviso. L’ex vicesindaco è una potenziale leader: furba anche troppo, ambiziosa anche troppo, parla il linguaggio del popolo, viene da un bagno di voti imponente alle ultime comunali. Anche lei sul territorio ha fatto il consigliere municipale di Alleanza Nazionale all’Eur, ha cercato poi di tappare le molte falle di Alemanno e capeggia l’opposizione a Marino; oggi però il proprietario del suo cartellino, il colonnello Augello, l’ha portata con gli alfaniani, molto di centro, poco di destra e, se da un lato questo non la fa sovrapporre sul territorio con Gramazio e Santori stessi, non le sarà facile insidiare da lì Giorgia Meloni per il trono di regina della destra nazionale. Comunque, di fatto, al tramonto i colonnelli…cresconoquelli che sino a pochi mesi fa li chiamavano affettuosamente “i pischelli”.