La storia di Chung Ju-yung, dal villaggio contadino coreano alla fondazione di Hyundai Motor Company, oggi terzo costruttore al mondo.
C’è un dettaglio, nella storia di Hyundai, che vale più di qualsiasi comunicato aziendale: nel 1933 un ragazzo di diciotto anni vende una mucca del padre per pagarsi un biglietto del treno da un villaggio contadino coreano fino a Seoul. Da quel gesto, piccolo e clandestino, prende forma il percorso che porterà Chung Ju-yung a fondare quello che oggi è il terzo costruttore automobilistico al mondo per volumi di vendita. Ripercorrere questa origine non è un esercizio nostalgico: aiuta a capire perché Hyundai, a differenza di molti concorrenti nati come pure case automobilistiche, porta nel proprio DNA industriale una logica costruttiva ed edile prima che meccanica, un fattore che ha influenzato profondamente il modo in cui l’azienda ha affrontato, decenni dopo, la propria espansione globale.
Chung Ju-yung nasce nel 1915 ad Asan, un villaggio oggi in territorio nordcoreano, primogenito di sei figli in una famiglia contadina. Tenta per tre volte di lasciare casa in cerca di un futuro diverso da quello dei campi: le prime due fughe finiscono con il ritorno forzato, la terza, nel 1931, segna l’inizio di un percorso che non si interromperà più. Due anni dopo arriva il gesto simbolico che ancora oggi viene raccontato come atto fondativo della sua storia imprenditoriale: la vendita non autorizzata di una mucca del padre per finanziare il viaggio verso Seoul, dove si iscrive a una scuola di contabilità e si imbatte nella biografia di Abraham Lincoln, figura che lo colpisce proprio per il percorso di ascesa da condizioni di partenza analoghe alle proprie.
Nei anni successivi Chung attraversa una serie di lavori manuali operaio portuale, trasportatore di pietre, fattorino per la consegna del riso fino a diventare, in appena due anni, proprietario del negozio per cui lavorava. È un dettaglio che nella ricostruzione biografica assume un peso specifico: quando le autorità coloniali giapponesi vietano il commercio del riso, costringendolo a reinventarsi, Chung descrive la propria ricerca come quella di “qualcos’altro da fare che non richiedesse ingenti capitali, ma che fruttasse rendimenti elevati”. È una logica quasi imprenditoriale allo stato puro, applicata in un contesto di scarsissime risorse disponibili.
Il primo contatto diretto con il mondo dell’automobile arriva nel 1941, con l’apertura a Seoul di una autofficina che passa rapidamente da venti a settanta dipendenti, prima che l’occupazione giapponese ne imponga la requisizione per la produzione bellica. È qui, secondo la narrazione aziendale, che si forma uno dei tratti distintivi che accompagneranno Hyundai per tutta la sua storia successiva: la velocità di esecuzione unita a un’attenzione quasi ossessiva per l’efficienza, sintetizzata dalla frase con cui Chung ricorderà anni dopo di aver riparato in cinque giorni lavori che ad altre officine richiedevano venti.
La vera svolta industriale arriva il 27 dicembre 1947, con la fondazione a Seoul di Hyundai Engineering & Construction. La scelta del nome “Hyundai”, che in coreano significa “modernità” non è casuale: la Corea del dopoguerra è un Paese da ricostruire quasi da zero, e Chung individua nelle infrastrutture stradali il punto di partenza, riassumendo la propria visione in una frase che diventerà una sorta di manifesto interno: “Se le strade sono le vene del Paese, le automobili sono il sangue che le attraversa”. Il conflitto coreano del 1950-1953 devasta ulteriormente il territorio, ma trasforma paradossalmente Hyundai Engineering & Construction in una delle principali imprese edili del Paese, impegnata nella ricostruzione di strade, ponti, dighe e porti.
È negli anni Sessanta che l’azienda compie il salto da impresa edile a conglomerato industriale un chaebol, secondo il modello che avrebbe caratterizzato l’intero sviluppo economico sudcoreano ampliando il proprio raggio d’azione verso metallurgia, ingegneria e cantieristica navale. Questo accumulo di competenze industriali diversificate rappresenta la base concreta su cui, il 29 dicembre 1967, nasce Hyundai Motor Company, fondata insieme al fratello Chung Se-yung. Contestualmente prende avvio la costruzione dello stabilimento di Ulsan, che diventerà con il tempo il più grande impianto automobilistico integrato al mondo in un singolo sito, un progetto la cui scala già all’epoca segnalava un’ambizione ben superiore alle dimensioni reali dell’azienda in quel momento.
Il debutto nel settore automobilistico avviene attraverso un accordo pragmatico con Ford, firmato nel febbraio 1968, per l’assemblaggio su licenza della Cortina. Lo stabilimento di Ulsan diventa operativo in meno di sei mesi, con team provenienti dalla divisione costruzioni affiancati da tecnici Ford: un modello di apprendistato industriale che, insieme alla successiva Taunus 20M, permette a Hyundai di acquisire processi produttivi e standard qualitativi prima di affrontare l’obiettivo dichiarato di Chung Ju-yung, quello di sviluppare un modello interamente proprio, pensato per la Corea ma capace, nelle intenzioni del fondatore, di parlare al mercato globale.



