Il caso Garlasco si è paradossalmente riaperto dopo la chiusura delle indagini. La possibile manipolazione del Dna di Chiara per farlo comparire sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi è un nuovo aspetto clamoroso. L’ex comandante del Ris Luciano Garofano, ascoltato dai pm su questo aspetto, è stato netto: “Escludo con certezza granitica qualsiasi depistaggio“. Ma se questo “errore” dovesse poi trovare conferme tutta la vicenda si riaprirebbe per l’ennesima volta, Stasi andrebbe verso una revisione del processo e il dito a quel punto resterebbe puntato solo su Andrea Sempio, l’unico nuovo indagato. Ma certezze sul fatto che sia stato l’amico del fratello a compiere il delitto non ce ne sono. Le prove a suo carico sono solo indiziarie e si basano su tre aspetti: i soliloqui in macchina in cui confesserebbe il delitto, il Dna sotto le unghie della vittima e la famosa impronta 33 sul muro.
Proprio su questo terzo elemento ci sono delle novità. Per valutare l’impronta 33 potrebbe esserci stato un errore investigativo (non certo l’unico). Si ipotizza infatti che possa essere stato aggiunto dell’intonaco per test di laboratorio che avrebbe alterato la possibile presenza di sangue presente, di fatto compromettendo la prova. Qui accusa e difesa sostengono cose opposte. Per l’accusa, l’esperimento certifica che l’”impronta 33″ poteva essere allora insanguinata. Al di là di cosa dissero gli esami che furono eseguiti all’epoca sul grattato. Ma la difesa ribatte: “Non ci sono nuove fonti di prova“.
Ma c’è di più, una nuova consulenza stabilisce la compatibilità tra le orme di scarpe del killer (la Frau 42) e il piede di Sempio. Una spiegazione che non convince Liborio Cataliotti, legale del 38enne: “Il suo piede non può avere calzato la scarpa. Ci dicono che c’è stato un incremento ponderale del piede, ne prendiamo atto, ma noi abbiamo sentito due testimoni che dichiarano, offrendo riscontri, che all’epoca Sempio calzava già il 44″.


