A Pomezia c’è spazio per una Silicon Valley tricolore. Ne è convinto Pietro Biscu amministratore delegato di Assembly Data Sistem, una società tutta italiana che dall’area produttiva a pochi chilometri da Roma è arrivata ad aprire una propria sede in Germania a Dusseldorf. “La crisi per noi è stata una opportunità di crescita”. Una crescita rappresentata dai numeri: +1000% di assunzioni e fatturato triplicato in 5 anni.
Qual’è il segreto?
“Nessun segreto, ma solo la pazzia, la follia e l’entusiasmo delle persone che fanno di Ads una società che attrae talenti. Mentre tutti chiudono noi abbiamo assunto, passando da 50 a 1000 dipendenti in 5 anni”. Un avanzamento testimoniato anche dall’ingresso nel gotha delle società Tlc con la maggior crescita di fatturato in Europa censite da Deloitte.
Pietro Biscu ha 39 anni, un passato in Ericsson Italia e dal gennaio 2009 ha preso le redini di un’azienda che dal 1987 lavorava in subappalto per le grandi aziende di Tlc. Cablaggio in fibra ottica, ponti radio e infrastrutture di comunicazione il core business della compagnia. “Poi la crisi e le grandi aziende hanno dovuto snellire le loro strutture. Ne è nata una vera e propria campagna acquisti di talenti, senority elevate e giovani affamati. Così mentre la spending review metteva in crisi i grandi player è saltato il sistema di intermediari. E noi abbiamo incrementato il nostro posizionamento. Le condizioni del mercato hanno favorito l’accorciamento della filiera. Ma l’azienda ci ha messo del suo per cavalcare l’onda e ora è diventata una realtà con 13 sedi in Italia, Ora abbiamo il giusto compromesso tra le competenze necessarie e una età media dei dipendenti molto bassa: appena 28 anni.”
Le prossime sfide?
“L’estero, portare il saper fare in Europa e poi oltre i confini dell’Unione. Diversi gruppi stranieri, multinazionali, ci volevano acquisire, invece saremo noi ad acquisire alcune startup innovative. Il mercato italiano è schizzofrenico, con scadenze e pagamenti che non vengono mai rispettati. Ma crediamo che sia giusto fare fatturato all’estero e poi reinvestire in Italia, riportando i capitali per sviluppare nuovi progetti nel campo delle telecomunicazioni, del gaming e dell’Information tecnology: già abbiamo contatti con Acea, Autostrade e Poste Italiane per creare nuovi soluzioni software ad alto valore aggiunto.
Potrebbe Pomezia diventare la nuova silicon Valley italiana delle Ict?
“E’ una bella sfida, ci vuola pazzia, follia ed entusiasmo: basta piangerci addosso autoconvincendosi che viviamo in un paese depresso. Non è una crisi quella che stiamo vivendo, ma è il mondo che cambia e a cui il sistema deve adeguarsi”.
Tanti imprenditori non la pensano così…
“Fuggire per un imprenditore è da irresponsabili. Non è vero che il lavoro fuori dall’Italia è minore perchè fuori il turnover è maggiore, appena acquisite nuove competenze le persone vanno via. Noi invece costruiamo un vivaio di giovani in azienda affinchè possano essere bandiera del nostro saper fare”.
La politica però non vi assiste…
“Avremmo bisogno di un paese più meritocratico, penso ad esempio a sgravi fiscali per le aziende che non hanno fatto ore di cassa integrazione. Ads ad esempio non ha messo a registro neppure un’ora di Cig. Invece abbiamo assunto alcuni esodati. Per quelle assunzioni erano previsti due anni di sgravi fiscali ma quando siamo andati a chiederli ci hanno risposto che i fondi previsti erano stati mangiati dalle richieste di cassa integrazione. Basta a questa politica dei furbi. Troppe aziende vengono tenute in piedi senza che abbiano più un mercato”
“Prima di chiudere vorrei lanciare una proposta al Campidoglio. Sviluppiano insieme un progetto pilota per videosorvegliare il Raccordo anulare, poi andiamo insieme a venderlo all’estero”.
