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“Ha 92 anni, togliamoli tutto”. Depredavano gli anziani: presi

“Ha 92 anni, togliamoli tutto”. Depredavano gli anziani: presi
La banda partiva il lunedì da Napoli diretta a Roma, dove alloggiava in albergo per alcuni giorni conducendo una vita da nababbi. Poi bastava mezza giornata e prendendo di mira ultrasessantenni, soprattutto pensionati, si impadronivano di tutti i risparmi delle vittime
“Ha 92 anni, togliamoli tutto”. Depredavano gli anziani: presi

“Aho’, questo ha 92 anni, ha l’apparecchio acustico… Vive a casa da solo”. “E allora prendiamogli tutto”. Questo è uno dei dialoghi intercettato dai Carabinieri, tra Vincenzo De Martino e il figlio Nicola, due appartenenti a una gang impegnata in un redditizio raggiro agli anziani.

Oltre un milione di euro è il “bottino” racimolato nel biennio 2012-2013 dalla banda sgominata dai Carabinieri. Otto le persone finite in carcere (Vincenzo De Martino, il figlio Nicola, la moglie Antonietta Tutino, Gennaro Murolo, Luciano Pelliccia, Gennaro Festa, Lucio Daniele, Jean Pierre Joseph Molinaro) mentre per una nona è stato disposto l’obbligo di firma (Gennaro Giaquinto). Ad emettere i provvedimenti cautelari è stato il gip Roberto Saulino, su richiesta del procuratore aggiunto Frisani e del sostituto Pierluigi Cipolla. Associazione per delinquere, truffa aggravata per aver cagionato alle vittime un danno di rilevante entità, sostituzione di persona aggravata per aver commesso i reato per eseguirne od occultarne un altro, circonvenzione di incapace, furto aggravato in abitazione. Questi i reati contestati agli indagati, a seconda delle singole posizioni, tutti con precedenti per reati di analogo tenore.

Non un caso isolato ma di una serie di episodi criminosi, più di cento, commessi da un’organizzazione ben articolata. Il modus operandi era sempre lo stesso: uno del gruppo agganciava un anziano in strada fingendo di essere un amico o conoscente del figlio, da cui dovrebbe ricevere denaro. Quindi chiedeva all’anziano di provvedere per conto del congiunto al momento indisponibile. Per rendere credibile la richiesta, il truffatore contattava telefonicamente un complice che si fingeva il congiunto dell’anziano a cui, sfruttando una comunicazione artatamente disturbata, confermava la necessità di versare il denaro. Le somme variavano dai cinquecento ai cinquemila euro. Quindi l’anziano veniva accompagnato in banca e gli si faceva ritirare la somma richiesta. Qui un secondo complice (di solito una persona incensurata e pertanto difficilmente riconoscibile da foto segnaletiche) fingendosi cliente dell’istituto di credito, controllava che l’anziano facesse quanto richiesto. Dove ciò non fosse stato possibile la banda arrivava ad accompagnare le anziane vittime anche negli appartamenti per farsi consegnare gioielli e in un caso perfino la fede nuziale.

La banda partiva il lunedì da Napoli diretta a Roma, dove alloggiava in albergo per alcuni giorni duranti i quali prendeva di mira ultrasessantenni, soprattutto pensionati, e poi faceva rientro a casa il venerdì dopo le 14, spostandosi su auto intestate a prestanome.

Gli indagati dimostravano totale insensibilità e particolare spietatezza e accanimento nei confronti delle anziane vittime, anche quando queste manifestavano visibili precarie condizioni di salute fisica e mentale. Dai dialoghi emerge la spregiudicatezza della banda: “Con questo lavoro fai ciò che vuoi, fai al ristorante ogni sera e fai una vita comoda. In una mezza giornata, un colpo di permette di fare quello che vuoi”, cosi’ diceva Nicola a un sodale. Commentando poi un eventuali intervento delle forze dell’ordine: “Se poi sei incensurato non ti fanno niente!”.