La facciata annerita e distrutta, i detriti caduti in strada e sui tetti delle macchine ferme nel parcheggio proprio sotto al palazzo, ora transennato, le facce spaventate dei tanti curiosi venuti a dare un’occhiata a quanto successo nella notte.
Intorno alle 4, per l’esattezza, quando l’esplosione di una bombola a gas ha mandato il pezzi un appartamento al primo piano di un condominio in via Vito Giuseppe Galati, in zona Togliatti, provocando un morto, un signore napoletano di 50 anni che abitava al piano superiore, e diversi feriti, di cui uno portato all’ospedale Pertini in codice rosso. Incidente o atto doloso? È quanto si chiedono i tanti, fra gli abitanti del quartiere, arrivati sul posto stamattina. In ogni caso, “un fatto terribile, da non credere”, afferma un abitante di un condominio vicino, sui 40 anni, figlio di due dei residenti del palazzo distrutto. L’uomo racconta: “Mi ha telefonato mio padre nel cuore della notte, si sentiva un gran trambusto e non ho capito granché, ho sentito solo ‘corri, corri’. Arrivato sul posto ho visto le fiamme e i mezzi dei Vigili del Fuoco e delle forze dell’ordine, una scena terribile, sembrava l’apocalisse. A dividere l’appartamento distrutto da quello dei miei genitori c’è solo la tromba delle scale. Mamma mi ha raccontato di aver provato a scappare prima dell’arrivo dei soccorsi, ma era impossibile muoversi, i pavimenti e le porte erano infuocati”.
Secondo il testimone, l’inquilina che abitava l’appartamento prima dello sfratto sarebbe “l’ex moglie del defunto padrone di casa”. Alla sua morte, l’appartamento sarebbe “andato ai figli”, che poi l’avrebbero “poi venduto”. “L’esplosione è la seconda nel quartiere nel giro di poco più di un anno”, afferma un signore 52enne che abita in una palazzina poco distante e si dichiara più convinto dalla tesi dell’incidente, voce confermata anche da un altro residente che ha raccontato: “Anche l’altra volta si è trattato di un’esplosione. Non nello stesso palazzo, ma in uno distante poco più di 100 metri da questo”. C’è anche chi è sicuro che si sia trattato “di un atto vandalico”, mentre chi ha letto i giornali e sentito i notiziari pensa a “un regolamento di conti, dovuto allo sfratto della precedente inquilina, che ha voluto farla pagare a qualcuno, rovinando però la vita anche di altre famiglie che abitavano nello stabile senza essere coinvolte nella vicenda”, come afferma un anziano residente della zona che ha appreso del ritrovamento di un biglietto minatorio in una delle autovetture parcheggiate in sosta davanti al palazzo. In tanti fra i presenti sul luogo affermano di non aver “mai visto una cosa del genere”, mentre una giovane, sui 30 anni, visibilmente scossa, afferma: “Non riesco a pensare al terrore di chi ha vissuto quegli istanti terribili, ho sentito che due uomini si sono buttati dal secondo piano per sfuggire all’esplosione”.
Viveva quasi segregata in casa, non era tanto normale”, la donna che abitava prima dello sfratto nell’appartemento esploso in via Galati. A raccontarlo Roberto, residente di un vicino condominio. La moglie abita con i due figli nel palazzo in cui è avvenuta l’esplosione. “La conoscevo di vista, l’ho anche ‘salvata’ poco tempo fa, quando era rimasta bloccata in ascensore – testimonia Roberto – La signora aveva mostrato segni di instabilità incendiando una poltrona sul balcone. Era una persona riservata, viveva quasi nascosta nell’appartenento che apparteneva all’ex marito defunto”.




