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Il “prevedibile” colpo di scena di Renzi “visto” da Freccero: “Ideologie finite, conta il fare”

Il “prevedibile” colpo di scena di Renzi “visto” da Freccero: “Ideologie finite, conta il fare”
Renzi (1)
“La scalata di Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio era prevedibile. Si vedeva che fremeva…”. All’indomani della clamorosa svolta impressa alla politica nazionale dal segretario del Pd, Carlo Freccero analizza su Affaritaliani.it l’innovativa figura politica rappresentata dal sindaco di Firenze: “Oggi conta il fare, e subito, senza esitazioni… è finito il tempo dell’ideologia, il politico dev’essere un manager, e Renzi rappresenta alla perfezione il nuovo imperativo ideologico” L’INTERVISTA
Il “prevedibile” colpo di scena di Renzi “visto” da Freccero: “Ideologie finite, conta il fare”
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Il “prevedibile” colpo di scena di Renzi “visto” da Freccero: “Ideologie finite, conta il fare”

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

“Ma certo che me lo aspettavo… La scalata di Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio era prevedibile. Si vedeva che fremeva…”. All’indomani della clamorosa svolta impressa alla politica nazionale dal segretario del Pd, e mentre Enrico Letta sta salendo al Colle per rassegnare le dimissioni, Carlo Freccero commenta “a caldo” con Affaritaliani.it la crisi di Governo e la fulminea ascesa del sindaco di Firenze.

Saggista, docente universitario, tra i massimi esperti di comunicazione (anche politica) in Italia, l’ex direttore di Rai4 fotografa così l’uomo politico del momento: “Oggi conta il fare, e subito, senza esitazioni… è finito il tempo dell’ideologia, il politico dev’essere un manager, e Renzi rappresenta alla perfezione il nuovo imperativo ideologico”.

Ma il futuro (più che probabile) presidente del Consiglio Renzi ce la farà a passare dalle parole ai fatti? O si farà imbrigliare dalle manovre parlamentari? Secondo Freccero, finora il segretario del Pd “politicamente si è mosso con grande abilità. Non ha commesso errori. E poi è sostenuto dai cosiddetti ‘poteri forti’, tanti segnali lo dimostrano. Dubito che si farà impantanare. Anzi, sono certo che riuscirà a trovare intese ancora più larghe…”.

L’impressione è che nel giro di pochi mesi Renzi abbia conquistato gran parte degli italiani. Ma come abbiamo fatto a diventare (quasi) tutti renziani? Per rispondere, Carlo Freccero cita la teoria della spirale del silenzio, e sottolinea: “Il naturale conformismo sociale porta a concentrare tutta l’attenzione su un fenomeno si successo. Ed è anche interessante notare come Renzi, a prescindere dal suo partito, sia il più generalista dei politici. Anzi, con il sindaco al comando il Partito Democratico è diventato un partito trasversale, che va ben oltre la vecchia idea di centro-sinistra“. Del resto, argomenta l’autore, tra gli altri, di “Televisione” (Bollati Boringhieri, 2013) e “Mediapolitik” (Aliberti, 2007), “oggi nella politica italiana l’alternanza non è più tra programmi contrapposti, ma tra candidati. O, meglio, tra testimonial. Conta la capacità di comunicare. E Renzi, in questo, è bravo almeno quanto Berlusconi”.

L’analisi di Freccero si conclude focalizzandosi sui “capisaldi del renzismo”: “Nel nuovo contesto, il leader di un Paese non è più un semplice politico, ma un uomo che risolve problemi concreti“. Allo stesso tempo, “il Parlamento diventa secondario, parassitario, costoso…”. Come avrebbe potuto resistere ancora Letta all’arrogante consapevolezza della propria forza e “attualità” di Renzi?