Cittadini e lavoratori si sono dati appuntamento sull’Isola Tiberina, proprio davanti allo storico nosocomio capitolino per dire no al piano industriale presentato dalla direzione dell’ospedale. I conti sono in un rosso spaventoso: 270 milioni è il debito consolidato. Per far fronte alla situazione si era già paventata la chiusura di tre reparti, ora arriva la decisione di tagliare oltre 200 posti di lavoro.
I manifestanti, un centinaio in tutto, si sono mossi in corteo verso il vicino ministero della Salute in piazza Castellani bloccando inizialmente il lungotevere Ripa. “Dopo anni di malagestione che hanno prodotto 270 milioni di debiti consolidati e che producono ogni anno altri 20 milioni,la proprietà ha deciso un primo piano dichiarando 200 lavoratori in esubero – si legge in un comunicato della Fp Cgil di Roma e del Lazio – Questa crisi del Fatebenefratelli non è stata prodotta dai lavoratori ma da una direzione, una proprietà che negli anni ha consolidato un debito mostruoso e che è incapace di uscire dai danni prodotti e che vuole far pagare ai cittadini e ai lavoratori la crisi causata dalla loro incapacità. Non si esce da nessuna crisi scaricandola sui lavoratori e sui cittadini”.
La minaccia lanciata ad ottobre è quanto più reale. Se non arriveranno i finanziamenti dalla regione l’ospedale sarà obbligato ad un ridimensionamento delle attività. Niente servizio psichiatrico, niente dialisi e centro trasfusionale. Per l’ospedale dei romani il futuro è sempre più nero.











