di Alberto Berlini
Non solo arsenico e radon, nell’acqua di Roma c’è anche amianto. Un’ipotesi che mette i brividi, ma diventa una certezza in alcuni tratti degli acquedotti costruiti utilizzando proprio le famigerate fibre killer. L’allarme viene lanciato durante la seconda conferenza internazionale dedicata alla lotta all’amianto: “Il diritto incontra la scienza” alla Camera dei Deputati.
Un problema antico: è del 1909 la prima legge che stabilisce la pericolosità delle fibre utilizzate in fino a pochi decenni fa nell’edilizia pubblica e privata, ma anche in elementi costitutivi di treni, navi, aerei e mezzi militari come evidenziato dalle ultime inchieste che hanno messo in allarme la Marina Militare e gli elicotteristi della Guardia di Finanza.
Un genocidio silenzioso che conta oltre 5mila morti l’anno, ma il numero vero dei malati lo si conoscerà solo tra qualche anno dato la latenza di fibre microscopiche che, entrate in contatto con l’organismo riescono a penetrare attraverso i polmoni, e da lì diffondersi all’interno del corpo: non solo tumori alla pleura, ma la scienza ha scoperto che le patologie asbseto correlate sono molto più diffuse: anche alcuni casi di leucemia hanno evidenziato una connessione con questo killer silenzioso che uccide anche a distanza di 20/30 anni.
Nonostante tutto ciò sono ancora in Italia si è fatto troppo poco, così come sono poche le discariche abilitate a stoccare i materiali e che vanno velocemente verso la saturazione, mentre ancora a distanza di anni partono camion carichi di amianto verso la Germania dove impianti di inertizzazione riescono a trasformare quello che è un problema in una risorsa. Bonificare un materiale che al minimo contatto si polverizza in migliaia di corpuscoli cancerogeni costringe ad una spesa a cui vanno aggiunti allo stato attuale tutti i rischi legati al trasporto verso l’estero.
“Colpa delle lobby – accusa Luigi di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati – che per troppi anni hanno impedito al legislatore di stilare un vero e proprio piano di intervento organico. E’ importante avere le mani slegate, partendo dal concetto di ambiente: basti pensare a quanti posti di lavoro si possono creare dalla bonifica dei territori interessati”.
L’inertizzazione delle milioni tonnellate di amianto ancora presenti nel nostro paese è uno dei punti cardine della proposta di legge 1366 presentata il 16 luglio 2013 dal Movimento 5 Stelle, primi firmatari Federico D’Incà e Alberto Zolezzi, ed esposta proprio dai due parlamentari nel corso della prima giornata della seconda conferenza internazionale dedicata alla lotta all’amianto. La due giorni organizzata dall’Osservatorio Nazionale Amianto toglie le polveri da un tema troppo spesso lasciato sotto traccia e “affrontato in maniera lacunosa dal Piano Nazionale approvato dal Governo Monti l’8 aprile 2013” – accusa l’avvocato Ezio Bananni, presidente dell’Osservatorio – un piano che prevede essenzialmente la mappatura, peraltro iniziata 21 anni fa, dei siti a rischio, e che prevede un finanziamento di soli 13 milioni di euro a fronte di una emergenza ambientale che vede la presenza di oltre 32 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto in matrice compatta, e altri milioni di ben più pericoloso amianto friabile”.
I siti interessati da quello che è un vero e proprio allarme mettono in brividi: non solo aree industriali, ma sono state mappate oltre 2 mila scuole e centinaia di ospedali dove al cemento sono state mischiate le pericolosissime fibre che rischiano di essere inalate.



